Il 30 ottobre abbiamo inaugurato Cairns #3 la prima mostra della nuova stagione di asa nisi masa. asa nisi masa è una galleria d’arte contemporanea online ed è promossa da DUDE Mag e ARTNOISE.
Quello che segue è il dialogo tra Daniela Cotimbo, curatrice della mostra, e gli artisti Enrico Piras ed Enrico Pitzianti.
Uno dei video che compongono la mostra.
Cairns è un progetto nato dal sodalizio di intenti di Enrico Piras ed Enrico Pitzianti. I due artisti, di base rispettivamente a Cagliari e Bologna, trovano nella piattaforma web un rimedio alla distanza geografica e iniziano un dialogo multiforme che parte dalle ricerche individuali per poi essere articolato in un discorso comune.
Il titolo del progetto, parafrasando gli accumuli di pietre che spesso si realizzano durante le gite in montagna, nasce casualmente nelle escursioni che i due artisti compiono nel sud della Sardegna e rende bene l’idea di questo scambio per sovrapposizione e accumulo di stimoli visivi. Come i due artisti sottolineano nell’intervista, la piattaforma web non si sviluppa, nelle loro intenzioni, come supporto per opere dallo specifico contenuto virtuale ma, piuttosto, come zona franca, territorio ibrido attraverso cui porre le basi per un incontro. Tuttavia questa volontà iniziale non ha escluso la possibilità di lasciarsi tentare dalla specificità del mezzo: i due artisti hanno quindi prodotto opere che riflettessero sui presupposti virtuali di tale scambio. Piras e Pitzianti, le cui iniziali curiosamente coincidono, ci raccontano in prima persona le dinamiche di questo progetto.
Come nasce Cairns?
Io e Enrico, invitati singolarmente a lavorare a una tripla personale che poi per una serie di motivi non si fece, ci incontrammo per la prima volta per andare a perlustrare sia la galleria, che il bosco adiacente. Lì ci mettemmo a immaginare il nostro futuro intervento e passammo qualche ora a chiacchierare tra noi, passeggiare con GUM Studio e Paolo Carta e fare delle piccole pile di pietre trovate sul posto. Decidemmo, nei giorni successivi, visto che la mostra sarebbe saltata, di rimanere in contatto e portare avanti il lavoro via telematica, via blog. Anche per via della distanza tra Utrecht e Bologna, città in cui abitavamo in quel momento; ci sembrava una buona soluzione.
In cosa esattamente sentite le vostre ricerche affini?
Credo che un aspetto importante nel confronto che abbiamo sul blog sia proprio legato al problema delle affinità. Le nostre ricerche sono molto diverse da un punto di vista formale, ma condividiamo interessi molto simili che influenzano in maniera diretta le rispettive ricerche. Il blog è servito proprio a dare vita a un dialogo in cui opere, immagini trovate, video, fotografie di sculture, potessero dare vita a un insieme nuovo e influenzare le rispettive ricerche. Dopo un anno di scambio sul blog è nata una serie di lavori a quattro mani, alcuni creati appositamente per il blog e altri invece destinati a mostre fisiche. Credo che con il tempo siamo riusciti a far fruttare le differenze portandole verso un risultato condivisibile da entrambi; partendo da due unità siamo riusciti a creare qualcosa che per noi è più della somma delle singole parti.
Altra cosa è il fatto che entrambi, in modo molto empatico, ci immedesimiamo nella ricerca dell’altro. Quest’empatia ci sta permettendo di operare in modo molto spontaneo, capendo sempre con anticipo le intenzioni e le idee dell’altro.
Quali sono le modalità attraverso cui questo dialogo si concretizza?
Il blog è costantemente on line e aggiornato di continuo. Questo fa già un’opera a sé, una sorta di diario per immagini sempre consultabile in tempo reale. In più abbiamo prodotto in questo periodo alcune opere a quattro mani, già presentate in due occasioni: un premio e una mostra personale.

All’interno del blog il dialogo sembra fondarsi su diverse tecniche. Dalla scultura, all’illustrazione, alla net art, qual è il vostro pensiero a riguardo?
Inizialmente non avevamo considerato il blog come un territorio autonomo, ma come mezzo per mostrarci e scambiarci suggestioni e lavori in corso, in vista di un progetto espositivo comune. Vivendo lontani questo era il modo più semplice di strutturare un archivio condiviso e sempre accessibile. Le tecniche utilizzate sono quelle di cui rispettivamente ci serviamo, dalla fotografia al disegno alla scultura, e in questo senso abbiamo dialogato a lungo senza cercare forzature che riportassero il dialogo sul terreno della net art. Ci sono stati però, dopo un anno di scambio, dei lavori a quattro mani in cui ci siamo confrontati sulla possibilità di creare qualcosa che fosse site-specific per il blog: da qui sono nati una serie di video, degli screenshot che mostrano il blog mentre si auto aggiorna. Questo meccanismo viene via via amplificato nei diversi video, che diventano dei meta-blog, una serie concentrica di finestre che si riflettono e si comprendono a vicenda e che sono visibili tutti simultaneamente su Cairns.
La forma del dialogo attraverso piattaforma web sta prendendo sempre più piede, specialmente tra i giovani artisti, quali sono le dinamiche che spingono verso questo fenomeno?
Vero, l’arte, nelle sue varie forme e modalità di rappresentazione, racconta sempre, volente o nolente, qualche aspetto del periodo storico in cui esiste. Lo può fare da diversi punti di vista, quello sociale, quello economico, quello politico o quello estetico. Cairns, che è nato così spontaneamente, ha trovato facilmente casa nei processi e nei canali del web, ma questo non vuol dire che sia strettamente net art, significa semplicemente che a seconda del periodo storico le scelte fatte più o meno volontariamente risentono, non tanto nella tecnica utilizzata quanto nelle modalità di diffusione, dei mezzi che meglio permettono la promozione e la diffusione stessa. In ogni caso non è soltanto una questione di mezzi, o di decisioni prese per necessità, l’utilizzo di una piattaforma veicola anche una certa potenzialità di estetiche. Si pensi per esempio agli screenshot di Jon Rafman o a vwvw.us curato da Martin Cole (che personalmente apprezzo molto), sono lavori che hanno molto a che fare con le piattaforme e le loro potenzialità.
Nel recente passato, vi è capitato di trasporre questo dialogo per immagini in una mostra fisica: cosa avviene in questo passaggio? Quanto è determinante l’origine virtuale nella trasposizione del progetto?
Ci sono state due occasioni in cui abbiamo tradotto il blog nella forma di mostre fisiche. La prima occasione ci è stata proposta dal curatore Giangavino Pazzola, in occasione del Premio Marco Magnani 2013. Si è trattato in questo caso di esporre nelle vetrine di alcuni negozi del centro di Sassari. La condizione quasi bidimensionale della vetrina ci ha permesso di trasporre il blog in una superficie dalla falsa profondità in cui abbiamo lavorato tenendo come riferimento un desktop di fondo, un pattern digitale stampato in grandi dimensioni, mentre nelle parti più vicine alla strada abbiamo disposto immagini stampate in diversi formati provenienti dal nostro scambio sul blog, che veniva proiettato su uno schermo presente in vetrina nella forma di video-screenshot. Il video mostrava l’evoluzione durante una settimana di scambio di immagini. In questa mostra abbiamo cercato di sfruttare la vetrina riportando l’allestimento a un appiattimento simile a quello della pagina digitale, utilizzando il display fisico come imitazione della pagina web. La seconda mostra invece ha trovato spazio all’interno della mostra personale di Enrico Pitzianti, in cui abbiamo lavorato creando una scultura a quattro mani, realizzando un cairn, un cumulo di pietre che faceva anche da supporto per immagini stampate provenienti dal blog e ad alcuni lavori di Jon Vaughn che ha collaborato con noi in quest’occasione come Cairn onorario.

Cosa state progettando per il futuro?
Abbiamo in mente un’opera a quattro mani che probabilmente diventerà a sei mani perché stiamo preparando una collaborazione con un altro artista, ma per ora non sveliamo altro perché è tutto in fase di preparazione. Per il resto il dialogo continua e si amplia, così come anche ci sarebbero in ballo delle proposte per un’idea di edizione cartacea su cui stiamo riflettendo.
Cairns #3 è su asa nisi masa, basta cliccare qui.
Il dialogo e l’accumulo è stato pubblicato su ARTNOISE.