Attualità: Aspirazionale e riflessivo: su Michele Masneri
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Aspirazionale e riflessivo: su Michele Masneri

Michele Masneri è la migliore firma che al momento si possa trovare posta in calce ad un articolo; indiscutibile fuoriclasse del giornalismo italiano, maestro che può non essere riconosciuto tale solo da chi, caso più che comprensibile, non si sentisse all’altezza di esserne allievo, già premiato nel 2015 alla terza edizione di Spotorno Subito, il […]

Michele Masneri è la migliore firma che al momento si possa trovare posta in calce ad un articolo; indiscutibile fuoriclasse del giornalismo italiano, maestro che può non essere riconosciuto tale solo da chi, caso più che comprensibile, non si sentisse all’altezza di esserne allievo, già premiato nel 2015 alla terza edizione di Spotorno Subito, il nostro è soprattutto l’unico possibile erede di Alberto Arbasino. 

Diverse le tracce che portano all’accostamento: innanzitutto le iniziali di nome e cognome sono in entrambi i casi uguali, proprio come accade con tutti i più grandi supereroi (Spiderman è Peter Parker, Daredevil è Matt Murdock, Hulk è Bruce Banner); intuizione forse debole, ma è pur vero che tanto più il dettaglio appare marginale, tanto più la coincidenza si rivela significativa. Inoltre, tutti e due si sono cimentati con il romanzo, ma probabilmente non verranno ricordati per la propria capacità di creare opere di finzione; del resto, sia Addio, Monti che Fratelli d’Italia sono poco più che pretesti per fare la cosa che più sta loro a cuore: raccontare la società, aderire al reale e spiccare il volo con lo stile. Infine, entrambi hanno raccontato sia l’Italia che gli Stati Uniti; se è inutile rimarcare quanto siano fondamentali le pagine di Ritratti Italiani e di America Amore, entrambi volumi irrinunciabili di Alberto Arbasino pubblicati da Adelphi, non si capisce invece perché le librerie non siano ancora piene di cronache dall’Esquilino e da San Francisco firmate da Michele Masneri, e sarei pronto io ad aprire la necessaria casa editrice per colmare un vuoto così evidente. 

Prima che il pezzo che state leggendo prenda una piega agiografica, sembra necessaria a questo punto una critica: no, purtroppo non è possibile; ma si può se non altro dire che Michele Masneri ha di fronte a sé ancora qualche margine di miglioramento. Ogni volta che esce un suo nuovo pezzo, bisogna riconoscerlo, è una festa, è finalmente l’agognato momento in cui gli occhi smettono di sanguinare sulle righe di qualche altro articolo probabilmente scritto male, eppure è possibile intravedere anche una promessa mai mantenuta di vette ancora più alte, di ulteriori livelli di scrittura.

Per dimostrare questa tesi andrò ad attingere ad archivi privati in cui si analizza, si pesa, si va a misurare l’opera di Dio solo sa quanti autori secondo criteri tra i più strani, arbitrari, inusuali e meno scientifici che possiate immaginare. Nel file che riguarda Michele Masneri ci si concentra soprattutto sulla masnerità. Proviamo a definirla.

Di cosa parla più spesso il nostro? Di affinità e divergenze tra Roma e Milano, di gentrificazione, di sciure, di industriali del Nord Italia, di grandi dinastie e di società alta a volte per nobiltà, altre per liquidità. Da quando Il Foglio lo ha inviato a San Francisco i suoi argomenti preferiti sono invece le startup, i giovani miliardari eccentrici, Uber e la vita nella Silicon Valley. Michele Masneri ne scrive avvalendosi spesso di quattro elementi: i primi due sono Monti e il Pigneto che, lungi dall’identificare semplicemente le rispettive zone di Roma, vengono adoperati come categorie astratte utili alla descrizione dei tratti essenziali di innumerevoli parti del mondo, ed è un peccato che si scrivano già con la maiuscola iniziale, sarebbe bello poterla aggiungere per evidenziare il salto qualitativo verso una dimensione più concettuale, come odiosamente si usava fare una volta. Così ad esempio Mission è un rione Monti sanfranciscano, mentre Brooklyn è un Pigneto globale. 

Di certo la selezione di due soli aggettivi non rende giustizia alla ricchezza lessicale di un qualsiasi autore, ma l’uso peculiare che ne fa Michele Masneri rende “aspirazionale” e “riflessivo”, con le naturali varianti di genere e numero, gli altri elementi fondamentali per la nostra analisi. Ad essere aspirazionali sono di solito cose e oggetti, beni materiali da possedere o luoghi da frequentare, in cui farsi vedere o fare acquisti, che ben rappresentano l’immagine di sé che qualcuno ha, o almeno vuole comunicare agli altri: palazzine Citylife a Milano, borse Chanel, pubblicazioni di Tyler Brulé, pasticcerie californiane, licei romani e così via. Riflessive sono invece le persone, nella stragrande maggioranza dei casi: franciacortini, oligarchi à la Bill Gates, gay, ma posso segnalare anche qualche eccezione, ad esempio 1.500 ettari riflessivi nella “piccola Atene” di Capalbio.

Ora, intendendo per masnerità la capacità di Michele Masneri di essere se stesso e di utilizzare gli elementi essenziali del suo stile, va segnalato che è difficile rintracciare un solo articolo in cui si usino le categorie sia di Monti che del Pigneto, e nel quale allo stesso tempo si definisca qualcosa aspirazionale e qualcuno riflessivo. Il massimo grado di masnerità che ho potuto riscontrare è del 75%.

 

Un eccezionale documento

 

 Il dato positivo si individua subito: il maggior livello di masnerità corrisponde proprio ad uno dei più recenti articoli di Michele Masneri, cosa che ci consente di poter sperare in un veloce raggiungimento di un 100% che, peraltro, utilizzando i criteri con cui questa tabella è stata creata, non costituisce un limite insuperabile. È possibile immaginare articoli giungere al 120% o al 150% e anche oltre, è possibile sognare in grande.

Doverosa dunque una nota metodologica: gli articoli estrapolati dal privatissimo archivio di cui sopra vengono presentati innanzitutto in ordine di masnerità, poi in ordine cronologico a partire dal più recente; ogni ricorrenza viene premiata la prima volta con un 25%, e poi con un altro 10% a partire dalla seconda.

 

Tratto da “Cinquanta sfumature di Spinaceto”

 

Il dubbio che potrebbe insinuarsi ad una lettura più attenta dei dati appena forniti è invece inquietante: e se fosse lo stesso Michele Masneri a contenersi, a censurare e limitare la propria scrittura? Notare, ad esempio, come abbia distribuito nei due articoli dedicati a Wes Anderson, a quasi due anni di distanza l’uno dall’altro, nonostante ciò con precisione chirurgica, da una parte Monti e il Pigneto, dall’altra oggetti aspirazionali ed esseri viventi riflessivi. Ma dal momento che da qui ad arrivare ai deliri di certi personaggi di Gombrowicz il passo è breve, la nostra analisi si ferma qui. Nulla vieta al fan di Michele Masneri, o allo studioso, o al curioso occasionale, di elaborare ulteriormente gli spunti proposti.

 

Tratto da “Zuck 2020”

 

P.S. Ciao Michele, forse hai appena finito di leggere questo articolo, e ti stai chiedendo se si tratti di adulazione o di presa per i fondelli: io vorrei che tu lo prendessi solamente come un piccolo contributo, un umile stimolo alla scrittura dell’articolo a masnerità 100% che ogni tuo lettore, più o meno consapevolmente, brama da anni.

 

Gilles Nicoli
Gilles Nicoli
È nato a Roma sette giorni prima che Julio Cortazar morisse a Parigi. Consiglia musica su Movimenta e ha organizzato concerti e festival. Ama il cinema, la buona letteratura e la frutta.
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