Ifix Studio, Scripta Manent, Watt.
In via Pietro Fedele c’è Scripta Manent, una libreria che non è una libreria, che è anche uno studio di grafica ma non è solo uno studio di grafica, perché è pieno di libri, ma non solo libri con parole dentro. E poi è aperta la domenica mattina, quando certe volte si fanno presentazioni che non sono presentazioni, con autori in pigiama in un letto in vetrina davanti a tantissima gente in silenzio che li osserva e li ascolta. Sugli scaffali c’è anche una rivista che non è proprio una rivista, forse è un libro, a volte, dipende dal modo in cui ci pensi, il nome però è uno, si chiama Watt. Sembra proprio che Maurizio Ceccato e Lina Monaco abbiano risolto l’amletico dubbio dell’essere o non essere con un gesto semplice e rivoluzionario: la congiunzione. Essere e non essere è la soluzione. E la congiunzione, intesa anche come tenere insieme più progetti a partire dalla stessa matrice, è la grande forza di Ifix, una fabbrica creata per rendere tangibili le idee.

«Ifix» racconta Ceccato «è nato come studio di progettazione. La sua radice ha un segno d’indipendenza che viene da lontano, lo stesso nome nasce con l’idea di riprendere vecchie cose che avevo fatto, portandosi dietro il discorso del sogno, dell’utopia, quello di unire alto e basso, forme diverse che riguardano l’economia di chi fa comunicazione.
Ifix non significa nulla nello specifico, ma ha una radice, molte, anzi, se si lascia spazio alla fantasia dei decriptatori: chi ha molti capelli grigi e molta cultura popolare nel dna, ricorderà certamente un signore chiamato Gabriel Pontello. Negli anni Settanta, faceva fotoromanzi porno. Questo signore francese interpretava un alieno e nel momento in cui si verificava l’approccio con l’altro sesso, nel momento del climax del rapporto sessuale gridava togliendosi gli occhiali rayban scuri: «Ifix Tcen Tcen!». Divenne nel 1992 la testata di una fanzine alla quale collaboravo con un manipolo di amici (guidata da Stefano Latini). Questo nome poi ha continuato a girarmi in testa, intanto perché aveva una radice piuttosto popolare e poi era molto criptico. Potrebbe essere letto come “I fix”, “io fisso”, oppure come “if X”, “se X”. Ho eliminato il «Tcen Tcen» perché poteva sembrare troppo ridondante, in realtà per i miei progetti ho sempre prediletto nomi brevi e incisivi, come è poi successo anche con Watt. Il nome, come sanno tutti quelli che fanno comunicazione, deve essere immediato. Quattro lettere sono più che sufficienti. Basti pensare a Apple o Nike, per esempio.»
Il cuore della questione è tutto in Ifix: un raccordo tra popolare e colto. Secondo questo principio sono nati successivamente il progetto di Watt e quello della libreria Scripta Manent, gestita in collaborazione con Lina Monaco.
«Qui dentro» spiega Lina «esponiamo volumi legati a piccole realtà indipendenti editoriali di grande qualità, spesso poco distribuite sul mercato, e accanto a questi testi compaiono fumetti, espressione pop per eccellenza, insieme a libri di illustratori per ragazzi (e non). Quello che a volte si dimentica è che la letteratura e tutto quello che riguarda il libro è una forma di intrattenimento totale: chi sfoglia un libro lo fa principalmente con la prospettiva di essere intrattenuto, è lo stesso motivo che spinge ad andare al cinema.»
«Da quando è iniziata questa sorta di terza vita legata a Ifix, più ancora che a Maurizio Ceccato, la ricerca è andata verso l’indipendenza a trecentosessanta gradi. Valorizzare il pensiero indipendente che sia letteratura o fumetto, illustrazione o grafica. L’intento è quello di mettere insieme tutte queste piccole realtà che si basano in fondo sugli stessi principi e creare consapevolezza, rafforzare identità attraverso la costituzione di un movimento di pensiero. Se vogliamo ridurre l’editoria a un numero primo in effetti –che sia essa scritta o disegnata- è informazione a tutti gli effetti. Ifix cerca di fare tutto questo, coscienti di essere una realtà molto piccola, con passione e un po’ di coraggio.
C’è poi una predilezione per la forma artigianale, che si contrappone ai grandi numeri del grande mercato: la scelta non nasce per una questione di snobberia, ma soprattutto dall’esigenza di curare i nostri prodotti in una maniera certosina che possa comportare resistenza al passare del tempo.»
Ifix realizza da zero o opera restyling importanti di interi cataloghi di case editrici indipendenti. Lina ci racconta come.
«Il lavoro che abbiamo fatto sulle case editrici per esempio è stata soprattutto una ricerca dell’identità di ogni singolo progetto: piano B, Hacca, Del Vecchio, Gaffi; ogni libro è riconoscibile e rappresenta esteticamente e programmaticamente la casa editrice di appartenenza. Questi editori hanno accettato idee non collaudate ma innovative, indipendenti dalla vulgata generale. Questo era un punto di partenza imprescindibile per risaltare nella massa di editori diffusi dalla grande distribuzione. Ovviamente per operare in questo modo sono necessari molti incontri, un continuo scambio propedeutico alla canalizzazione delle idee verso un’immagine esaustiva che possa tradursi in una veste grafica. Anche questo è ciò che noi intendiamo per artigianato. La parte pratica, contingente, il rapporto umano di comunicazione.»
Poi c’è Watt.
«L’idea nasce principalmente dalla collaborazione con Leonardo Luccone. È una rivista di narrativa che tiene insieme racconti e illustrazioni, ha la forma di un libro, la periodicità e la serialità di una rivista (circa un volume all’anno). A ogni narratore è abbinato un illustratore. La selezione avviene anche attraverso vere e proprie serate di scouting live.
Watt è spesso accompagnata dalla definizione retrofuturista per via di un approccio che viene dallo steampunk, è una ricerca un po’ più complessa che cerca di intrappolare nel presente immagini che vengono dal passato lontano e che, utilizzate oggi, assumono un nuovo significato. Marinetti was a punkrocker (nel numero uno, 2011, ndr) è emblematico di questo procedimento: l’incrocio tra Marinetti e i Ramones trasformano l’atteggiamento distruttivo del letterato in espressione protopunk.»
Sotto il segno dell’indipendenza nascono e vengono allevate le idee che portano il marchio Ifix nel dna. E quando si pensa al futuro immediato, a ulteriori progetti, allora bisogna parlare di Scanner (sottotitolo: «automatici, autoprodotti, autoalimentati»). La prima edizione del festival ha fatto convergere dal 15 al 17 novembre alla libreria Scripta Manent i rappresentati di fanzine, magazine, riviste artigianali, realtà editoriali autoprodotte provenienti da tutta Italia. Tre giorni di incontri e di scambi reciproci di soluzioni nell’ambito dei quali si è lavorato insieme sullo stato di salute dell’indipendenza.
BELLAGENTE è un progetto Dude.
In collaborazione con Officine Fotografiche Roma.
Foto di Marco Rapaccini (Officine Fotografiche Roma).