BELLAGENTE 2013: Carolina Cutolo | Letteratura
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Carolina Cutolo | Letteratura

Chi era mai questa misteriosa donna, una e trina, scrittrice e organizzatrice di eventi, Robin Hood di aspiranti scrittori, Coppiera dei letterati?

Qualche anno fa esisteva un posto, nel cuore del Pigneto, isola pedonale, che senza dubbio un domani andrà a costituire patrimonio comune nelle narrazioni che gli avventori tramanderanno ai nipoti. Il posto si chiamava Chiccen, e ogni sera, indipendentemente dall’evento, avevi la certezza di incontrare qualche scrittore o di captare letterarie conversazioni nell’aere. Alla fine anche il Caffè delle Giubbe Rosse aveva il bagno di servizio. Questo per dire che un giorno, magari, pure un microcosmo del genere verrà ricordato per iscritto. È proprio lì che ho incontrato per la prima volta Carolina Cutolo. Mi ero affacciata al bancone per salutare il gestore, Rossano, ma avevo trovato lei, che nell’attesa mi ha preparato un mohito, uno di quelli importanti. Eppure all’epoca ancora non sapevo chi fosse, quella barista dei miei sogni. L’identità mi fu svelata giorni dopo, quando chiesi a Rossano a chi appartenessero le sapienti mani che avevano mescolato tanto bene il cocktail a cui ero stata sottoposta.

E uno.

Poi una seconda volta. Accadde che la mamma di una mia ex compagna di classe si rivolse a me per farsi accompagnare a firmare un contratto con una casa editrice a pagamento, Il Filo. Perché tu ne sai un poco di editoria, mi aveva detto, mi sentirei sicura, aveva detto. Proprio perché un poco ne so di editoria, avevo risposto, io dal Filo non ti ci accompagno. Quando ho ripetuto la scenetta a un’amica lei concluse con un: «dovresti proprio dirlo a Carolina Cutolo».

E infine, tre.

Una sera di aprile in cui pareva impossibile riuscire a recuperare qualcuno per andare a mangiare una pizza. Il motivo? La scrittrice Carolina Cutolo avrebbe presentato la finale della rassegna Il Racconto più Brutto.

Chi era mai questa misteriosa donna, una e trina, scrittrice e organizzatrice di eventi, Robin Hood di aspiranti scrittori, Coppiera dei letterati? A mettere insieme queste molteplici identità, si può trovare nel gusto gioioso dell’intrattenimento un denominatore comune. Il bere e il raccontare, soprattutto, fanno parte di uno stesso universo comunicativo che una scrittrice come Carolina ha scelto di interpretare da entrambe le parti del bancone. Saper ascoltare è un passaggio importante della letteratura, e il barman è per definizione anche un confessore.

Come confidenti e confessori sono stati i primi blogger. Per Carolina era il 2003, si chiamava Pornoromantica«Si stava creando la prima rete di blogger italiani, ma la cosa per me importante era ricevere feedback sulla scrittura, così ero stimolata a scrivere meglio e a confrontarmi con diverse esperienze.

I primi post erano di carattere diaristico, come in tutti i blog inizialmente. Poi ottenni un grande successo con un post che raccontava in modo un po’ comico la prima volta in ambito di masturbazione e come mi è cambiata la vita quando invece ci sono riuscita. La risposta ha riscontrato successo nonostante l’argomento fosse rischioso. Da allora ho scelto di adottare come costante il tema erotico e un registro comico. Sempre cercando un input dai lettori. Dopo un annetto mi sono arrivati i primi contatti dalle case editrici, che mi avevano conosciuto grazie a un articolo su XL».

Sesso e blog, un binomio che non può tenere lontana la citazione di Sex & the City. Ma Carolina Cutolo non ha mai pensato a trasformarsi in Carrie Bradshaw. Anzi. Probabilmente avrebbe indignato una tipa come Samantha Jones nell’ammettere di non avere affatto idea di chi fossero le quattro signorine di Manhattan con la puzza sotto il naso e le Manolo Blahnik ai piedi.

«L’ho visto tempo dopo, incuriosita dal fatto che davvero troppa gente mi aveva accostato alla protagonista della serie. Mi sono rivista in tante cose, ma continuando a seguirlo mi ha irritato che queste ragazze fossero così ricche e i loro problemi venissero affrontati di conseguenza. Samanta ha il cancro e può spendere migliaia di dollari in parrucche, ogni partner è un artista di grido di Manhattan. Trovo tutto questo poco realistico. Il lato comico invece diminuisce l’ansia da prestazione, o in un certo senso la cura».

E poi essere nate e vissute a Roma lascia il segno. Altro che New York.

«La Capitale ha giocato un ruolo importante sia su di me che sulla mia scrittura. Ho ricevuto un’educazione borghese, mia mamma è sarda, ex professoressa, mi ha insegnato a esprimermi correttamente, ringraziare sempre, eccetera. Quando sono andata a vivere da sola a diciannove anni in una parte non centrale della città, mi sono scontrata con la romanità vera. Un mondo iper caciarone, che scherza su qualunque cosa. Roma è spietata se inizi a prenderti troppo sul serio. Mi sono rimessa in gioco nel modo di rapportarmi ed esprimermi, ho recuperato l’eredità paterna, persona ironica, e quella di mio nonno che scriveva commedie per la Rivista. Quando è arrivata la scrittura mi è venuto naturale cercare la comicità come scopo. Io voglio ottenere in chi mi legge una risata, il divertimento. Questo è retaggio romano, senza dubbio».

Spagna, Portogallo, Taiwan: queste le tappe in traduzione estera di Pornoromantica, il primo libro targato Cutolo, nato dall’esperienza dell’omonimo blog. Un grande successo che ha condotto, sotto altri aspetti anche a un nuovo progetto, Scrittori in Causa.

«Con il primo libro ho avuto grossi problemi. Avevo firmato un contratto senza provare a chiedere modifiche. Non tutto ciò che è standard è giusto, ma a questo spesso non ci si pensa. L’editoria si appoggia a convenzioni che non sono vantaggiose per gli autori, ma del resto non esiste ancora un gruppo coeso che cerchi di ottenere maggiori vantaggi per la categoria scrittori.  Dopo un paio d’anni ho fatto girare un documento per mettermi in contatto con altri autori e cercare di fare qualcosa. Abbiamo iniziato a lavorare per aprire questo blog perché servisse da riferimento informativo, con un avvocato predisposto alla consulenza, per chi ne avesse bisogno».

Una delle cose che ci affascina di più di Carolina è questa sua capacità critica che non riesce a stare ferma sulla pagina, ma straborda, coinvolge la Capitale, diventa reale negli eventi, nelle occasioni letterarie, nelle chiacchierate. Il Racconto più Brutto è uno dei più originali tentativi di tirare su una rassegna per mettere al bando la cattiva scrittura.

«Da sempre sono appassionata di trash e brutto inconsapevole. È un campo di cui è pieno il mondo, ma in forma narrativa non esisteva ancora niente del genere. Andavo a spulciare libri brutti, soprattutto tra i cataloghi dell’editoria a pagamento. Chicche inenarrabili con presunzione di bravura e risultati penosi e vanagloriosi. La prima edizione è stata del 2010, selvaggiamente ridanciana. Funziona così: seleziono i dieci racconti più brutti pervenuti, che poi vengono letti in finale e votati dal pubblico. Addestrarsi all’autoironia è fondamentale. La maggior parte delle opere vanagloriose che esistono nascono da un’incapacità di autovalutarsi. Gli autori che arrivano al Racconto più Brutto sono già consapevoli e autoironici, soprattutto. Non c’è clima da Corrida, affatto, ma si apprezza il coraggio e si ringrazia l’autore per le risate che è riuscito a suscitare».

Carolina allora elenca senza esitazione gli indicatori più ricorrenti di trash letterario:

  • stile sciatto e volgare stile Bukowski;
  • metafore poetiche tipo volo-libertà, come se si fosse la prima persona a usarle sulla faccia della terra;
  • autobiografismo compiaciuto.

La conversazione avrebbe potuto proseguire all’infinito senza mai abbassarsi di tono. Ma per fortuna l’etichetta delle interviste impone precisi precetti. Come il Domandone-Finale-Immancabile aka DFI.

D.F.I.: Su cosa lavori adesso?

«Sto curando per ISBN un’antologia sul tema dei ringraziamenti alla fine dei romanzi. Prende in giro le forme ripetitive e i cliches, appunto.

Per Nutrimenti invece è in arrivo una raccolta di racconti sul Martini. Un po’ un tributo alla mia passione per i cocktail, un po’ perchè il Martini ha una storia leggendaria con aneddoti incredibili. Ho chiesto a cinque autori bravissimi e importanti di scrivere racconti che ne restituissero l’atmosfera mitica». 

Titoli di coda. Bianco e Nero. Roma, Corso Vittorio. Paparazzi. Esterna giorno. Carolina si alza dalla sedia con la minigonna che si sfila eccetera eccetera. No, non è vero.

Gag.

O forse sì.

BELLAGENTE è un progetto Dude.

In collaborazione con Officine Fotografiche Roma.

Foto di Marco Rapaccini (Officine Fotografiche Roma).

Olga Campofreda
Olga Campofreda
Olga Campofreda è nata a Caserta nel1987. Giornalista pubblicista, ha scritto per il quotidiano Il Mattino, occupandosi di cultura e spettacoli. È laureata in lettere moderne e collabora con diverse testate e web magazine (il manifesto, Freakout, Collater.al, Dude Magazine). L’ultimo libro pubblicato è Caffè Trieste (Giulio Perrone Editore, 2011), un reportage sulla poesia di San Francisco con un’intervista inedita a Lawrence Ferlinghetti.
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