Attualità: Cosa abbiamo imparato da trentadue anni di Late Show With David Letterman
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Cosa abbiamo imparato da trentadue anni di Late Show With David Letterman

Tutto quello che so di David Letterman me lo ha detto lui.

1. Who the f**k is David Letterman?

Tutto quello che so di David Letterman me lo ha detto lui.

  • Che è nato il 12 aprile del 1947, per esempio. Di conseguenza ha da poco superato il suo sessantasettesimo compleanno.
  • Che ha trascorso metà della sua vita dietro una scrivania e l’altra metà a chiacchierare con attrici affascinanti. Questo pure me lo ha detto lui.
  • Che ogni tanto si diverte a fare birdwatching con suo figlio, la domenica: detto lui, ancora.

E come non mostrarci sollevati da quest’ultimo aneddoto? Un’ottima notizia, indicativa del fatto che i tempi burrascosi in famiglia Late Show sono passati.

Sì, anche quest’altra faccenda l’ho saputa per via diretta nel 2009.

Dovevano essere i primi di ottobre quando è venuta fuori quella storia della ritorsione. Una persona aveva minacciato di rivelare attraverso un libro o una sceneggiatura una serie di relazioni extramatrimoniali che Letterman aveva avuto con alcune delle sue colleghe dello show, a meno che il presentatore non avesse accettato di pagare una cifra pari a 2 milioni di dollari. Riportando l’avvenimento in diretta non furono smentite le accuse, semplicemente si finì col sabotare il ricatto del ricattatore con uno stoicismo degno di Marco Aurelio nei giorni migliori della sua scrittura.

È chiaro che Letterman le ha proprio passate tutte e quindi, in fin dei conti, ha deciso di ritirarsi.

Nominare il birdwatching è stato fondamentale: «guardate, credetemi, sto per diventare una persona noiosa, oltre che anziana». Ha cercato di convincerci giusto per avere meno rimpianti, meno patetismo nei saluti. Ma al tempo stesso, programmando l’annuncio con otto mesi di anticipo rispetto al suo pensionamento effettivo, non ha fatto altro che impostare il timer per dare il via all’elaborazione di un lutto.

2. Nichilismo e Paris Hilton

Benchè di fatto David Letterman sarà sostituito, il sentimento della sua insostituibilità parte da New York e si accende nella testa di tutti i suoi fan della tarda notte, in America e non. Ma cos’è che ha reso in trentadue anni un anchorman tanto speciale? Qual è stato, qual è tutt’ora il suo X factor?

Pensiamoci bene. Il Late Show è un programma in cui si intervistano celebrità e il presentatore si limita a fare domande perché venga fuori la loro personalità, affinché i cosiddeti divi, i “famosi”, possano pubblicizzare il loro ultimo film, o l’ultimo album, o l’ultima linea d’abbigliamento lanciata sul mercato con le proprie iniziali.

Se però fosse solo questo allora avremmo Che tempo che fa. Per fortuna, davvero, c’è dell’altro. Quello che ha fatto Letterman sulla CBS è un’operazione molto più grande, di cui l’intervista risulta essere mero strumento operativo di un pensiero filosofico profondo. Consideriamo la longevità del Late Show: dal 1982 al 2014 ha ricoperto una parte importante della storia della televisione attraversando in pieno il fenomeno del divismo di metà anni Ottanta e di tutti gli anni Novanta. Video kills the Radio Star. Quello che ha fatto Letterman durante le sue interviste è stato proprio un antidoto a questo fanatico, irrazionale processo, uccidendo di rimando il divismo di ciascuna celebrità con un colpo ben assestato dritto al cuore dei loro ego patinati. La cosa appare chiara dal primo momento, nel corso della puntata zero, nel 1982; nel porre una domanda a Bill Murray il presentatore introduce l’argomento dicendo «questo potrebbe non essere interessante e a stento interessa me».

Intervista dopo intervista. Letterman è lì eppure non è lì. Il suo X Factor è stato — ed è ancora — l’aver dichiarato guerra all’X Factor dei nostri giorni portando allo scoperto la sua essenza e rivelandola per quello che è: niente. Un nichilismo mutuato da un’ironia spesso disarmante, talvolta infantile, dadaista, mai volgare e sempre estremamente sincera, usata come scalpello per buttare giù il muro d’avorio dei divi e portare questi al livello umano al quale appartengono di fatto. Lo stesso dei telespettatori, che, inconsciamente, vengono educati a ridimensionare tali epifanie da red carpet, sfruttando lo schermo televisivo per guardare e non per ammirare ciecamente un paio di sagome in lustrini.

Come durante l’incontro con Paris Hillton. L’ereditiera bionda, accomodata sulla poltrona in abito nero, ha creduto fino alla fine che avrebbe potuto accennare al suo nuovo film e alla nuova fragranza custodita in uno scatolino accanto al presentatore, sulla famosa scrivania. Ma tutto quello che Letterman ha continuato a chiederle è stato dei suoi giorni in prigione, consapevole di risultare fastidioso, al limite dell’irritante, eppure sinceramente curioso: e cosa mangiavi a colazione quando eri al fresco? E a pranzo? E a cena? E come ti sentivi quando eri al fresco?

La celebrità non esiste davvero. Esiste solamente l’essere umano, e pure l’essere umano è un personaggio ridicolo e privo di senso, quindi tanto vale riderne insieme. Questa, in circa trent’anni di carriera, è la lezione di filosofia che si potrebbe ricavare da David Letterman.

Di moltissime interviste memorabili, forse quella con Paris Hilton è la più emblematica. Non particolarmente interessante, dato il personaggio, ma fondamentale per capire l’atteggiamento del presentatore nei confronti del mondo dello spettacolo. Alla fine della chiacchierata, proprio quando Paris crede finalmente di riuscire a parlare del suo profumo, Letterman ne svita il tappo e lo beve d’un sorso, attaccato alla boccetta: a cosa serve un profumo? In reatà a nulla. Come tutto il resto, in effetti, fatta eccezione per le sole cose necessarie alla sussistenza. In questo siamo tutti uguali, che il nostro posto sia dietro una scrivania, accanto a essa, su una poltrona, o su scomode sedie di plastica, in platea.

3. Oprah: la saga.

Forse è accaduto solamente una volta che un personaggio televisivo sia arrivato tanto vicino a smascherare l’operazione illuministico-nichilista di David Letterman. Non a caso si è trattato della regina indiscussa della televisione americana, a sua volta conduttrice di uno show che porta il suo nome, The Oprah Winfrey Show. Dopo la prima intervista del 2 maggio 1989, i due presentatori sono stati coinvolti in una faida lunga circa sedici anni, durante i quali Oprah non ha mai accettato gli inviti di Letterman al suo programma. Sono molte le leggende metropolitane che cercano di spiegare questa freddezza tanto ostinata da parte di Oprah. Un giorno in cui Letterman avrebbe dovuto incontrarla, la Winfrey ha perfino dichiarato di non essere in città, benchè tempo dopo sia stata contraddetta da una trasmissione televisiva registrata a Chicago proprio in quella data.

Eppure basterebbe tornare a quella sera di fine anni ottanta per capire come mai Oprah abbia deciso di tenersi a distanza di sicurezza dal collega per così tanto tempo. L’intervista vede una giovane conduttrice agli esordi ma già particolarmente amata. L’amore dei suoi fan l’ha coronata di innumerevoli pailettes e di un ristorante, accessorio fondamentale per una tv star in ascesa. Proprio su questo si concentrano le domande di David Letterman, che chiede semplicemente cosa renda il locale di Oprah tanto speciale rispetto agli altri. Non insinua nulla di particolare, ma incalza. Letterman ha il numero di cellulare di ciascun inconscio e sa come farlo cantare.

Il mio locale è diverso, dice Oprah, rappresenta la parte migliore della città di Chicago, della gente di Chicago.

È qual è questa immagine della parte migliore della città? Che gente ci trovo al tuo locale?

Ci puoi trovare la gente di colore. Black people. Così dice Oprah.

E poi:

David: «Vado spesso al ristorante a NY e incontro sempre gente di colore».

Oprah: «Non è vero, ogni volta che ci vado io, sono sempre l’unica.» (si scalda).

David: «Bene, ma ora (imbarazzo-imbarazzo) parliamo di qualcos’altro.

E si parla di qualcos’altro, ma l’immagine che arriva della conduttrice è già compromessa: parla come una ricca snob, possiede questo, possiede quello, non possiede la classe di possedere.

Quand’è l’ultima volta che ci siamo visti? Dice Letterman, per smorzare la tensione.

Dal pubblico qualcuno suggerisce: la notte scorsa. Una perifrasi simpatica per evitare di rivolgere volgari appellativi alla signora. Che saluta ed esce dallo studio per tornare a metterci piede soltanto nel nuovo millennio.

4. E adesso chi è questo Colbert?

Il pensionamento di Letterman è anche la storia di un ricongiungimento e di una separazione. Il ricongiungimento di David con la parte inferiore del proprio corpo e la separazione dalla scrivania che per trentaquattro anni ha contribuito a renderlo il busto più famoso della tarda notte televisiva. Nel 2015 il Late Night Show with David Letterman sulla CBS diventerà il Late Night Show with Stephen Colbert.

Classe 1964, questo sostituto è già famoso per l’attività satirico-giornalistica in the Colbert Report e per la sua assidua collaborazone con Comedy Central. Cosa dobbiamo aspettarci dal futuro regime di questo successore alla scrivania dell’Ed Sullivan Theater? Meno filosofia e più protagonismo, probabilmente. Una comicità di pancia, come egli stesso dichiara al cospetto dell’ex presidente Bush durante una cena con i corrispondenti della Casa Bianca nel 2006. Ironia che allude meno e graffia di più nell’immediato.

Se i colpi assestati da Letterman iniziano a bruciare di più una volta a casa (e continuano poi a infastidire per anni), forse quelli di Colbert saranno più simili a una botta agli stinchi che smette di far male con un po’ di ghiaccio spray.

L’operazione di sostituire l’insostituibile è stata aggirata puntando sulla diversa verve comica dei due presentatori. Sarebbe stato inutile trovare qualcuno di vagamente simile a Letterman, a questo punto meglio ingaggiare Stephen Colbert e vedere quale sarà la filosofia con la quale s’impegnerà a intrattenere gli spettatori della tarda notte.

Olga Campofreda
Olga Campofreda
Olga Campofreda è nata a Caserta nel1987. Giornalista pubblicista, ha scritto per il quotidiano Il Mattino, occupandosi di cultura e spettacoli. È laureata in lettere moderne e collabora con diverse testate e web magazine (il manifesto, Freakout, Collater.al, Dude Magazine). L’ultimo libro pubblicato è Caffè Trieste (Giulio Perrone Editore, 2011), un reportage sulla poesia di San Francisco con un’intervista inedita a Lawrence Ferlinghetti.
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