Dating online: perchè ha ancora senso parlarne ai tempi di facebook
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Dating online: perchè ha ancora senso parlarne ai tempi di facebook

«Ti prego, stai attenta», rispose mia madre, «fammi stare tranquilla. Tu non chiuderti mai in stanza con nessuno».

Appuntamenti online. Siti d’incontri. A stimolo consegue risposta. Associazione di idee:

  • false identità
  • tradimento
  • sesso a pagamento (la tassa d’iscrizione al network, di default)
  • maniaci
  • scalatrici sociali ucraine che vogliono sposare vecchi rincoglioniti per ottenere il permesso di soggiorno
  • vecchi rincoglioniti che vogliono continuare a usare l’attrezzo con la promessa di un permesso di soggiorno
  • sfigati.

Non necessariamente in quest’ordine. Ma senza dubbio tutti aspetti non propriamente positivi per un’attività che – stando alla mera definizione e alla grafica ridondante – prometterebbe incontri, amicizia, cuori, cene romantiche. Questa almeno è la percezione che si può avere di tale particolare settore terziario offerto dalla rete nell’ambito dei confini italiani. 

Quando ho cominciato a frequentare le chat, a partire dai tempi del liceo, da mIrc a C6, da msn fino alla chat di facebook, mi sono trovata inevitabilmente a fare i conti con mia madre e a spiegarle in cosa consistesse quello scambio di messaggi su internet che mi faceva superare la mezzanotte nel bel mezzo della settimana. 

«Puoi parlare nello spazio comune», le ho detto, «con tutte le persone che sono online in quel momento nella chat. Oppure puoi aprire una stanza a parte e parlare solo con una persona». 

Stanza. Così si chiamavano le finestre di conversazione privata su mIrc.

«Ti prego, stai attenta», rispose mia madre, «fammi stare tranquilla. Tu non chiuderti mai in stanza con nessuno».

Questo atteggiamento di paura e diffidenza nei confronti della parte sociale della rete ha accompagnato l’ingresso di internet e della connessione flat nelle province italiane. E tutt’ora lascia il ricordo di sé nonostante il trend indetto dai social network abbia cambiato le carte in tavola: dalle identità celate o camuffate si è passato alle identità sovraesposte, caricate, ubique, autopaparazzate.

Ma si tratta davvero di un gioco per sfigati o da qualche parte questi siti d’incontri hanno la loro ragione d’esistere? Una passeggiata per la metropolitana di Londra può fornire una risposta senza dover interpellare nessun passante occasionale. I manifestini pubblicitari nelle linee principali e quelli sulle banchine ai lati dei treni parlano chiaro: la gente vuole il vero amore ma non ha tempo né voglia di cercarlo. Questo è essere sfigati? La connessione 24 ore su 24 ha aumentato la produttività di chi usa la rete per lavoro, così non solo non si hanno più scuse per non lavorare, ma si finisce per lavorare per la maggior parte del tempo, anche quando si usa la rete per svago nel tempo libero. Che senso ha iscriversi a un sito di incontri online ai tempi di facebook? Sostanzialmente si potrebbero ottenere gli stessi risultati col social network senza pagare tasse di iscrizioni o sentirsi dei casi umani. Ma invece, a giudicare dalla quantità di piattaforme d’incontri sponsorizzate dai quotidiani e dai trasporti londinesi, la domanda c’è, è ingente, e allora a domanda consegue risposta.

Sotto San Valentino (con circa una settimana di vantaggio, per permettere ai single di rimediare una cena almeno in quell’occasione) al Tekserve di New York si è tenuto un affollatissimo seminario dal titolo Dating in the Digital Age. Il Tekserve è uno dei posti meno romantici della storia. Si tratta di uno dei più famosi punti vendita e riparazione della Apple, celebre anche per essersi prestato quale scenografia dell’acquisto del Mac di Carrie Bradshaw in Sex and the City. A pensarci bene, il fatto di essere finito in quella serie già lo ha qualificato come luogo cult per cosette inerenti al glam flirting. Perché in effetti, sì, amore e tecnologia sfruttano ciascuno a modo proprio il concetto di connessione.

La fortuna di questo seminario, insieme alla enorme quantità di offerta di siti d’incontri, non lascia dubbi: qualcosa è cambiato, incontrare online il proprio partner o l’avventura di una sera fa ormai parte della quotidianità e non rappresenta più un tabù per nessuno.

Dating in the Digital Age, quindi. Bentley McBentleson, un signorotto dall’aria di esperto (chi non lo è al giorno d’oggi vestito da hipster con panciotto e occhiali tondi?) si è prodigato in una serie di consigli atti a rendere più attraenti i profili degli utenti che desiderano raccattare appuntamenti romantici in rete. Parole chiave come “punishment” o “drama” fanno precipitare le possibilità di rimorchio virtuale. Quello che fa aumentare i consensi, invece, è un concetto: storytelling. Raccontare storie. Vere o false, non importa, ma la gente ama gli aneddoti. Sono quelli che restano più impressi e seguono la logica hemingwayana dello show don’t tell. Meglio raccontare chi si è attraverso le proprie imprese, piuttosto che elencare una generica nebulosa di aggettivi che andrebbero bene per chiunque. McBentleson adduce un esempio: «Ho scalato un castello in Scozia fino alla cima, perché non c’era nessuno intorno a me a dirmi di non farlo». Ecco, questo utente ha rimorchiato un sacco. Sempre stando alle indicazioni del saggio. Anche parole come healthy o exercise risultano poco fortunate. Meglio mostrare attraverso le foto l’efficacia di quegli esercizi fisici e salutari che si dichiara di praticare con costanza. «Sfondare la quarta parete» è un’espressione da evitare: ridicola, antiquata, retorica. Nessuno crede più alla divisione tra real life e virtual world

La fortuna di questo seminario, insieme alla enorme quantità di offerta di siti d’incontri, non lascia dubbi: qualcosa è cambiato, incontrare online il proprio partner o l’avventura di una sera fa ormai parte della quotidianità e non rappresenta più un tabù per nessuno.

Oltre al più famoso e generico match.com, quelli che vanno per la maggiore sono i sistemi che riescono ad essere più specifici possibile riguardo l’identità dei loro iscritti. Per esempio è impossibile non notare i cartelli pubblicitari di Christian Connection, con la loro grafica vintage pastello che ispira fiducia nel prossimo e al massimo promettono una stretta di mano ben piazzata al primo appuntamento. Del resto: perché rischiare di innamorarsi di uno sconosciuto che non crede nel matrimonio? Perché rischiare di passare una serata meravigliosa con una persona perfetta e scoprire solo alla fine che si tratta di un infedele? Le donne che si iscrivono a Christian Connection non dovranno mai più dire alle amiche che quel tipo  dell’appuntamento «voleva solo portarle a letto». Gli uomini che si iscrivono a Christian Connection non potranno mai più raccontare al pub ai colleghi che quella ragazza non crede nel matrimonio. 

E cosa dire di Dating Vegetarian e Green Singles? Facilissimo esordire con «anche tu non mangi carne, eh?» senza dover stare troppo a pensare a una brillante battuta per rompere il ghiaccio. Oltre ai benefici infiniti del frequentare solo persone che sai dove portare a cena, è un sito che preserva gli utenti dai pericoli implicati nella frequentazione di mangiatori di carne rossa (violenza, eccesso di passionalità, rozzezza e tanti altri stereotipi). 

Per chi ama l’umorismo yiddish esiste Jdate, mentre per gli appassionati della campagna basta iscriversi a Muddy Matchers, la piattaforma adatta a tutti i contadini single, come dice la descrizione qui sotto:

«This rural Online Dating Site for Single Farmers, Rural Singles, Equestrian Singles and Country Friends could be the place for you».

Nell’infinito sottobosco di siti per appuntamenti dedicati a ogni tipo di etnia, religione, interesse, compare anche Lovestruck.com, una piattaforma che permette di cercare un appuntamento nella pausa pranzo in base alla stazione metro più vicina alla posizione in cui ci si trova. Lo slogan di questo sito è where busy people click. E allora ecco che arriva la risposta alla domanda iniziale: a cosa servono i siti d’incontri ai tempi di facebook?

Risposta: a risparmiare tempo. Ti iscrivi. Inserisci i parametri della ricerca. Il motore del sito internet trova esattamente la persona che stai cercando. Così, su ordinazione. Zero corteggiamento, zero roulette russa. Zero mistero dell’imprevisto, ma soprattutto più tempo risparmiato per lavorare. 

Fitter, happier, more productive, diceva una voce metallica alla traccia sette di Ok Computer. Era quello il futuro da cui i Radiohead cercavano di metterci in guardia? Probabilmente sì.

 

 

 

Olga Campofreda
Vive a Londra, dove ha conseguito un PhD in Italian studies (UCL). Come ricercatrice si occupa di rappresentazione della giovinezza e romanzo di formazione, controcultura e culture giovanili. È autrice della monografia “Dalla Generazione all'Individuo: giovinezza, identità, impegno nell'opera di Pier Vittorio Tondelli” (Mimesis, 2020) e del reportage narrativo “A San Francisco con Lawrence Ferlinghetti. Viaggio oltre la Beat Generation” (Giulio Perrone Editore 2019). I suoi articoli sono apparsi su Doppiozero, minima&moralia, Ultimo Uomo, Zarina newsletter, La Balena Bianca, Dude Mag. Collabora con il Festival of Italian Literature in London (FILL). Lavora per la nazionale di scherma della Gran Bretagna.
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