Enrico & Alessandra e l’arte di raccontare la politica
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
2022
01 gennaio
Dude Mag
03 marzo
Alessio Giacometti
05 giugno
Simone Vacatello
07 novembre
Marco Montanaro e Gilles Nicoli
09 gennaio
TBA
TBA
10 febbraio
TBA
TBA
11 marzo
TBA
TBA
12 aprile
TBA
TBA
×
×
È arrivato il momento di iscriverti
Segui Dude Mag, dai!
9094
https://www.dudemag.it/attualita/enrico-alessandra-e-larte-di-raccontare-la-politica/

Enrico & Alessandra e l’arte di raccontare la politica

La televisione, nell’ultima settimana, è stata la Maratona Quirinale di Enrico Mentana su La7. Miglior attrice non protagonista, Alessandra Sardoni, l’inviata tuttofare – definitiva.

La politica non sa più raccontarsi, né vendersi. L’importante sta diventando il come viene raccontata, non come si racconta. Il metodo – e badate, non quello rivendicato dai berlusconiani speranzosi di essere perlomeno coinvolti nella scelta del nuovo capo di stato, tutt’altro – il tocco, il registro utilizzato da chi racconta i fatti di questi ultimi giorni. Ad occhio, la ferocia a bruciapelo e la spensieratezza perenne, la sferzante battutaccia; il dietro le quinte, il mormorio, la diceria e l’imprevisto, le parole (quante parole!) e le voci inutili: insomma, il tutto che fa da contorno al niente. Lo spettacolo è chi racconta, lo sguardo frenetico di chi vede e non ne fa parte, dei noi privilegiati. È la giungla che anima il mondo sommerso – un tempo – della politica, ora perso, irrecuperabile. Non è mera spettacolarizzazione, ma pura commedia all’italiana, la rinascita (in piccolo) della stessa. E se dell’elezione del divin mansueto Mattarella interessa ben poco, così scontata e mal-sceneggiata (né franchi tiratori anti-prodiani, né grilline marce su Roma, suspence zero, perfino Gasparri non ha fatto nulla per farsi notare),

mattarella_spinoza

affidiamoci ad altro, al contorno. Al circo mediatico che si nutre di quel mondo, per dirla alla Zoro. Ai sotterfugi ben volentieri raccontati, alle supposizioni sempre inesatte, alle debolezze inumane dei politici, al loro pressapochismo. A chi crea e sfrutta tutto ciò: la televisione. E la televisione, nell’ultima settimana, è stata la Maratona Quirinale di Enrico Mentana su La7. Miglior attrice non protagonista, Alessandra Sardoni, l’inviata tuttofare – definitiva.

Nell’ultimo Sottomissione, Michel Houellebecq racconta di François, depresso, vinto e bevuto dalla vita, eppure eccolo, pure lui, incapace di resistere al fascino ostentato del tradizionale racconto televisivo della politica, dopotutto «le elezioni obbedendo al singolare meccanismo narrativo di una storia il cui sviluppo è noto sin dal primo minuto; ma l’estrema diversità degli ospiti e l’eccitazione generale dei partecipanti davano davvero l’impressione così rara, così preziosa, così telegenica, di vivere un momento storico in diretta»; no, François, quel racconto può essere molto altro. E l’abbiamo provato sulla nostra pelle con ore e ore di dirette straordinarie. Lo spettacolo puro. 

sardoni_mentana

È cosa nota la predisposizione di Mentana alle dirette fiume – soprattutto da quando è alla guida del Tg La7 – di eventi politici di rilievo. Fedele compagna di viaggio è la bravissima Alessandra Sardoni. Giornalista sempre puntuale e precisa, incurante dei normali e vili orari di lavoro e delle intemperie che affliggono il suo provvisorio gazebo presso i giardini di Montecitorio, la Sardoni a prima vista incarna il ruolo della vittima sacrificale del sadico Mentana. Tutta apparenza. È un vortice, e nel vortice la Sardoni perfettamente s’amalgama con la disumana professionalità del suo direttore tuttofare, dittatoriale come non mai.

Abbiamo il Mentana regista che s’infuria con la (a questo punto finta) regia incapace di recuperare l’audio nel momento cruciale, una volta superati i 505 voti a favore di Mattarella: tutti quegli applausi senza voce, la faccia di Mentana che immaginiamo viola dalla rabbia, la bile che frenetica tracima in borbottii irriferibili. Il Mentana comico, poi. Le battutine ostinate sulla proverbiale sintesi vendoliana – che sorride senza aprire bocca; quando replica con un divertito «e se vedevi Obama, che facevi?», quando tutta felice la Sardoni annuncia di avere un esponente del Movimento 5 stelle; e ancora, l’arte della boutade dopo 11 (undici) ore di diretta quando ringrazia e saluta la Sardoni ricordandole l’obbligo di presenza all’edizione notturna del Tg, per poi scoppiare a ridere – l’inviata mica tanto. È improvvisazione devastante, come quando mostra l’ennesimo tweet inutile a favor di camera, cercando goffamente, inutilmente di nascondere la marca dello smartphone. È il mattatore che non si vede, fuori campo, arguto e instancabile.

L’osservatore arguto che sa tutto – ti spiega come si contano i voti (cinque tratti di penna: un quadrato sbarrato), l’ospite di se stesso, più quirinalista dei quirinalisti, preparatissimo e indaffaratissimo come quando incurante del mondo tutto risponde al telefono in diretta.

mentana_cellulare

Succede di tutto. Un lato del gazebo crolla, la Sardoni è in pericolo, Zaia rimedia sornione, nel frattempo Mentana telecroneggia. C’è un buco nella scaletta, chiamate Marco Damilano de L’Espressotrame, misteri, franchi tiratori, c’è tutto. L’attenzione cresce, s’esalta. S’intravede Fabio Volo, poco dietro, poco prima di essere buttato fuori. L’imprevedibile Paolo Celata viene nel frattempo lanciato all’inseguimento di Mattarella. Ma è solo un caratterista, doverosa comparsa. La pioggia non vuole saperne di smettere. Riprende la diretta, il collegamento con il gazebo fradicio riparte. E il fulcro della faccenda sta tutta lì, nel duo Sardoni-Mentana. Si colgono al volo, si rispettano. Si coccolano e si bastonano. La loro alchimia in diretta prende in controtempo lo spettatore, lo sorprende divertendolo. In studio non ci sono ospiti né opinionisti. A che servono. È il reality (virato comedy) sulla nostra banalotta politica che ci mancava. Chi House of Cards e chi Mentana&Sardoni.

E il mondo ne parla, lo segue, cerca di inseguirne inutilmente lo stile. Altro che lo stile morigerato da prima repubblica del Tg1 o quello belloccio e fintamente brillante di Sky Tg24 – così incravattati e per nulla autoironici. Bocciati. Gli attestati di stima non tardano ad arrivare come la soddisfazione brillantemente sopita quando “la regia insiste” nel voler mostrare il fermo immagine del duo Napolitano-Renzi intento a seguire la diretta dello spoglio proprio su La7. Non ci è dato sapere se l’audio era stato prontamente tolto. Che consacrazione!

renzi_napolitano_mentana

Su twitter impazzano gli hashtag #freesardoni e #bringbackoursardoni. Nascono pagine facebook come la meravigliosa Liberate Alessandra Sardoni da Enrico Mentana. Crozza prende in giro il tutto su DiMartedì. Aldo Grasso dedica loro un editoriale, «ore e ore davanti alle telecamere senza mai dare segni di cedimento, questa è tv!», eccola la tagline perfetta, prossimamente in tutti i cinema. Il grande varietà italiano rinasce. Le dirette e le incomprensioni. L’arte suprema dell’improvvisazione, lo sbugiardamento della pochezza politica italiana. Il racconto del lato umano di chi umano fa fatica a esserlo ai nostri occhi incazzati. E se Bersani dice che non era tenuto ad andare al cerimoniale che proclama Mattarella, ecco che Mentana sintetizza il tutto con lo schiaffo definitivo: «ma se ci sono andati cani e porci?».

Forse sto esagerando, ma vista la pochezza (scusate la ripetizione, ma quella è) della tv italiana rendiamo giustizia a chi innova prendendoci tutti in giro. Regalategli la prima serata, un presidente della Repubblica a settimana. Come fare senza? Serializzateli.

 brunetta_sardoni_mentana

Federico Pevere
Nato in Friuli tempo fa, ora vive in Emilia. Scrive per Sentireascoltare e Nazione Indiana. Tifa per Beckett. Pensiero debole.
Segui Dude Mag, dai!
Dude Mag è un progetto promosso da Dude