Cinema, Tv e teatro: Cosa significa davvero celebrare il decimo anniversario di Mean Girls
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Cosa significa davvero celebrare il decimo anniversario di Mean Girls

E poi succede che a un certo punto il rosa shocking scalzi il rosso-bandiera-rossa dai trend topic della settimana.

E poi succede che a un certo punto il rosa shocking scalzi il rosso-bandiera-rossa dai trend topic della settimana. Siamo alla vigilia del concertone del primo maggio e quello che succede a un certo punto nella rete sembra la nemesi perfetta dei bottiglioni di plastica branditi sopra teste rasta e sudori in evaporazione. In tutto il mondo il trenta aprile 2014 una buona fetta di umanità femminile è riuscita a coordinare isteria e frivolezza senza per forza doversi trovare a contatto in una stessa stanza. Gli hashtag per partecipare alla sfilata di questo Barnum sono stati i seguenti:

#MeanGirls10thAnniversary

#onwednesdaywewearpink

#10yearsofMeanGirls

È vero, festeggiare i decennali è diventata una forma di business giornalistico tanto quanto gli articoli scritti in morte dei poeti e dei premi nobel. Del resto basta scorrere la lista degli eventi accaduti dieci anni fa per gettare, senza sforzo, pane in pasto ai lettori nostalgici. Così funziona l’algoritmo. Eppure celebrare Mean Girls nel 2014 ha un valore maggiore rispetto al mero interesse commemorativo. La questione è sociologica e ha a che fare non solo con la nostalgia rediviva per gli anni Novanta, ma anche su una certa perdita dell’innocenza seguita al 2004, anno in cui è ormai possibile suddividere la storia dei rapporti sociali in due blocchi: a.f. e d.f., il mondo prima di facebook e quello che è venuto dopo. Ma andiamo con ordine.

Prima delle Cattive Ragazze

Nel 1995 con il titolo modificato in Ragazze a Beverly Hills arriva in Italia Clueless, una delle prime High School Comedy americane che apriranno la strada alla lunga serie di American Pie, Rivincita delle bionde, Una bionda in carriera, Kiss me, Varsity Blues e quant’altro. Si tratta di un genere cinematografico che possiede clichès ben stabiliti:

  • l’ambiente è una scuola superiore americana;
  • la colonna sonora è rigorosamente pop-punk californiano suonato da band vestite come skaters e piene di tatuaggi quando ancora erano alternativi;
  • c’è un ballo scolastico finale;
  • c’è l’elezione di una reginetta eletta al ballo scolastico finale;
  • c’è lo sfigato che ottiene la sua redenzione;
  • c’è la sfigata che il più delle volte scopre che le sarebbe bastato togliersi gli occhiali e lavarsi i capelli per diventare carina quanto la reginetta, o quantomeno presentabile;
  • ogni tanto compaiono sullo sfondo: un preside di colore, una squadra di football americano, delle cheerleader.

Ragazze a Beverly Hills si posiziona esattamente dieci anni prima di Mean Girls e 180 anni dopo Emma, il romanzo di Jane Austen che della sceneggiatura costituisce la fonte dichiarata.

La storia è quella di due amiche, Cher e Dionne, ricche e un po’ frivole, ma sostanzialmente brave ragazze, che si impongono di operare una serie di buone azioni. In particolare con la nuova arrivata, Tai, impersonata dalla buonanima di Brittany Murphy (proprio lei, quella che è morta per la muffa velenosa nell’appartamento di Manhattan!) che arriva al liceo circondata da un’aura di sfigataggine e nerdismo che neppure mio cugino quando va al Romix.

Rimettere in sesto Tai non è poi così difficile, il problema è che inevitabilmente questa si andrà a inserire nelle tensioni sessuali che intercorrono tra Cher e il suo fratellastro.

Eccetera eccetera. E come intermezzo la scena inestimabile di Cher che seleziona al computer l’outfit della giornata.

Ragazze Cattive


Quello che succede in Mean Girls è una sorta di capovolgimento del canovaccio del film del 1995. È indicativo notare come il testo di riferimento non sia più un romanzo/favola dai toni tenui ed epurati in tinte pastello, ma una raccolta di saggi sociologici sul mondo degli adolescenti americani, Queen Bees & Wannabees di Rosalind Wisenman. Anche se apparentemente tutti i clichès vengono rispettati, di fatto avviene un rovesciamento in negativo di tutti i ruoli.

 

La nuova arrivata, interpretata da una Lindsay Lohan ancora con la fedina penale pulita, diventa carnefice. Inizialmente, notata dal gruppo delle Barbie, le ragazze belle e popolari, viene da queste adottata per far parte del seguito adorante della loro leader, Regina. Tutto il film si sviluppa a partire dal tentativo di sabotaggio di questo gruppo a opera di Cady/Lindsay, che è anche la voce narrante della storia. Nel film del 1995, al contrario, la narrazione in prima persona era affidata all’ingenua-seppur-vincente-e-popolare Cher. In Mean Girls non c’è nulla di ingenuo, naive o casuale. La cattiveria è deliberata e usata con calcolo scientifico da tutti i personaggi, sia quelli che si suppone retoricamente essere buoni di default, come gli outsider, sia quelli che retoricamente avrebbero più chances di essere definiti cattivi, come le Barbie.

Nel 2004 si tratta di una lotta per la sopravvivenza in società che non possiede la retorica delle favole, ma la brutalità delle azioni disperate per restare a galla almeno al limite della popolarità.

Il Mondo Prima

Il 2004 è anche l’anno in cui Zuckerberg nella sua cameretta universitaria si metteva concentrato a ultimare la piattaforma del social network che ha per sempre cambiato il concetto di reputazione, popolarità, hype e socializzazione praticamente in ogni ambito. La forza di un film come Mean Girls è la stessa di un sito come Buzzfeed: si tratta in effetti di un lungometraggio composto da una serie di sketch facilmente condivisibili e talmente simbolici (per non dire retorici) che ottengono un’identificazione immediata nelle persone. L’apparizione ravvicinata di un film come Mean Girls (il contenuto) e il fenomeno facebook (il mezzo) ha creato un connubio fondamentale affinchè la commedia americana in questione assumesse la qualifica di classico nel genere High School Movies.

Il paradosso principale o, se vogliamo una domanda legittima, potrebbe essere la seguente: come mai la giostra delle commemorazioni ha saltato a piè pari il film Ragazze a Beverly Hills, nonostante avesse il primato rispetto a MG e anche la sua sceneggiatura sembra essere facilmente esportabile e trasformabile in MeMe, Gif e altre piccole scorie virtuali?

A maggior ragione la cosa sembra più paradossale se si pensa all’entusiasmo che negli ultimi mesi sta dilagando per gli anni Novanta e che ha avuto come punto più alto la reintroduzione feticistica del gelato Winner Taco.

La risposta allora andrebbe forse recuperata in una mutazione sociale. Il Mondo Prima, il mondo visto con gli occhi degli anni Novanta (attenzione, non gli Anni Novanta in sè!) non è più credibile. Il patto narrativo che ci teneva incollati ai personaggi disegnati su quelli di un romanzo ottocentesco, quel patto di fiducia e ingenua credulità ottimista, ecco, si è rotto. Non si torna indietro. Potrà esistere solo esteticamente, ma non sociologicamente, perchè siamo tutti troppo consapevoli e la consapevolezza, che nella Bibbia se ne stava appesa a un albero sottoforma di mela, troppe volte è sinonimo di colpa.

Non c’è ritorno al Mondo Prima.

Olga Campofreda
Olga Campofreda
Olga Campofreda è nata a Caserta nel1987. Giornalista pubblicista, ha scritto per il quotidiano Il Mattino, occupandosi di cultura e spettacoli. È laureata in lettere moderne e collabora con diverse testate e web magazine (il manifesto, Freakout, Collater.al, Dude Magazine). L’ultimo libro pubblicato è Caffè Trieste (Giulio Perrone Editore, 2011), un reportage sulla poesia di San Francisco con un’intervista inedita a Lawrence Ferlinghetti.
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