Cresci Bene Che Ripasso: la puericultura secondo Topolino.
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Cresci Bene Che Ripasso: la puericultura secondo Topolino.

Non ho scritto questo articolo per elogiare la coerenza di Topolino quale pedagogo, no. Voglio dire, sarebbe pleonastico puntare i riflettori sul fatto che nella tana del topo crescano solo ragazzine destinate al successo.

Non ho scritto questo articolo per elogiare la coerenza di Topolino quale pedagogo, no. Voglio dire, sarebbe pleonastico puntare i riflettori sul fatto che nella tana del topo crescano solo zoccole ragazzine destinate al successo. Negli ultimi vent’anni di carriera da anchorman televisivo e talent scout Mickey Mouse ha dimostrato di essere particolarmente portato nell’individuare nuovi talenti e certamente nel campo semantico della lunghezza avrebbe più di una cosa di cui parlare con Gianni Boncompagni, oltre alla vista. Nel campo semantico delle mani, di certo, nonostante le sole quattro dita, Topolino avrebbe almeno un elemento da condividere con Kurt Cobain, andando a scomodare il concetto di decesso, declinato da ciascuna mano a suo modo. Il vecchio padre Walt doveva aver subodorato qualcosa, e chissà che quel dito in meno, quei guantoni anti-tatto, non fossero stati appositamente pensati per impedire al topo palpatine inappropriate alle sue giovani protette. Ma comunque.

Un articolo come questo girava da tempo nell’aere. Diciamo forse da agosto, quando agli Mtv Video Music Awards Miley Cyrus ha strabiliato i giudici del Guinness dei Primati dimostrando contemporaneamente: a) di essere capace di operare con la lingua un giro completo della sua testa; b) la formula fisica secondo la quale le natiche non sono elemento necessario e sufficiente perché il fenomeno del twerking possa verificarsi in uno spazio chiuso e ben riscaldato.

Forse vi ricorderete di me per la famosa serie tv Hanna Montana, avrà detto a qualcuno la debuttante nel backstage. Ma con grande probabilità la maggior parte degli interpellati deve aver annuito come alla propria nonna quando accenna a quel flirt avuto con un soldato americano nei giorni dello sbarco ad Anzio. Tranne Rihanna: lei sì che ha l’età giusta per poter cogliere il riferimento della Cyrus. Ma non avrebbe mai ammesso di averla seguita su Disney Channel, o J-Z avrebbe scoperto che ai tempi della loro liason clandestina (perché c’è stata) lei era ancora minorenne.

Era il 2006. Da un semplice telefilm per adolescenti in via di sviluppo, da costumi di scena succinti e battute sarcastiche ma mai a doppio senso, da personaggi ribelli quanto il punk di Avril Lavigne e morali buoniste-educative scritte per posta dal comitato nazionale Genitori Che Guardano La TV Coi Figli, ecco che, appena compiuta la maggiore età, Miley conosce il demonio nelle sembianze di Terry Richardson che le dice pillola rossa-pillola blu e lei sceglie pillola rossa. E allora: il mondo non è affatto un parco tematico disegnato da zio Walt, baby, là fuori bisogna lottare. Per avere successo spogliati e muovi il culo.

Il consiglio è stato preso alla lettera. Miley Cyrus nel 2013 ha raggiunto il massimo della popolarità. A Natale era su almeno una palla degli addobbi dell’albero di ogni famiglia, ma la vera prova del nove sarà a Carnevale, quando un esercito di signorine che al travestimento ridicolo hanno sempre preferito quello sexy, sfideranno il freddo di febbraio per andare alle feste vestite di sola biancheria intima color carne e mano gigante da Football Stadium al seguito.

Questo articolo, si diceva, doveva nascere allora. Poi a un certo punto si è ripresentata l’urgenza. Precisamente l’undici gennaio appena trascorso: chi di voi si trovava alla Stazione Termini avrà notato forse un esercito sotterraneo di mostri a due teste che si aggiravano nei pressi dei binari. Mamme e figlie come in preda a un’estasi da baccanti, novenni vestite di rosa e tutù, fiocchetti e borsette verniciate che parlavano a telefono seminando dietro di sé parole come ‘favoloso’, ‘incredibile’, ‘magico’ pur senza essere Cristina D’avena. Il telegiornale della sera ha poi chiarito meglio il fenomeno con un numero: in più di dodicimila hanno risposto alla chiamata di Violetta, la nuova stella prodotta da Disney Channel che attualmente sta portando lo show nei palazzetti registrando ovunque sold out e trasformando parte della popolazione femminile in una massa indistinta di pellegrini sotto acido. Il teorema non fa che autovalidarsi. Violetta, immediatamente dopo Miley Cyrus, è la nuova principessa delle pre-adolescenti destinata tra cinque anni (quando ne farà 21) a diventare il nuovo sogno erotico dei post-adolescenti. Nel mondo dello spettacolo ci sono due semplici modi per fare affari se hai la fortuna di essere il genitore di una ragazzina un po’ esibizionista: farla vestire moltissimo in età scolare, farla spogliare moltissimo non appena uscita da scuola.

Questo algoritmo ha funzionato per tutte le starlettine saltate fuori dal calderone di Topolino a partire dagli anni Novanta. Britney Spears, per esempio. Il rito di passaggio con lei  è chiaramente mostrato nel video di Baby One More Time, ancora in abiti collegiali e tuttavia non propriamente castigati.

Come se lentamente gli spin doctor della popstar in ascesa avessero ancora a cuore la sensibilità dei suoi fan, accompagnandoli per mano verso la trasformazione che da virginale femminino avrebbe portato la Spears alla deriva supersexydirty culminata nel bacio saffico con Madonna. I tempi in cui i tabloid discutevano della sua verginità di ferro, nonostante il fidanzamento con Justin Timberlake, sembrano belli e andati. E Christina Aguilera? Anche lei collega infante al Club di Mickey Mouse, non appena compiuti in 21 ecco che mostra un’apertura di bacino da professionista di night club nel video Dirrty, nel quale unta e abbronzata viene rilasciata da una gabbia (simbolica?) su un ring buono per un porno superprodotto a tema wrestling.

Quale altra innocenza perduta? Parliamo del già citato Justin Timberlake, giusto per rimpinguare le quote azzurre. Dopo aver fatto il fidanzatino (fessacchiotto) d’America, riccetto e un po’ nerd, forse è l’unico che ha vinto davvero lavando i panni maleodoranti di teen spirit in un fiume di denaro sgorgante dalle mani del suo produttore Timbaland. In un video come Sexy Back Timberlake non si mostra accondiscendente davanti a nessun rifiuto. Le notti in bianco impostegli dalla Spears appartengono a un’altra vita.

La trasformazione da giardino dell’innocenza a oggetto sessuale non ha funzionato però per tutti i cuccioli dell’allevamento Disney. Prendiamo Hilary Duff, per esempio. In Lizzie McGuire era una ragazzina un po’ visionaria e goffa con la passione per i fumetti. Dopo un film che faceva un po’ il verso a Vacanze Romane e una serie di apparizioni che nessuno ha notato in serie tv come Gossip Girl e Law & Order, non riuscendo a lasciare il segno come le sue colleghe scalatrici di hit parade e rotocalchi, la Duff ci prova con l’editoria producendo (assistita) una trilogia fantasy che ha per protagonista una fotoreporter diciassettenne. La deriva hot non è mai stata il suo forte.

Non le è andata poi così male non vendere l’anima al diavolo (o non essere nella rubrica di Terry Richardson). Il risultato della celebrità totalizzante delle sue illustri colleghe ha provocato inevitabili crolli psicologici sia nella Spears che in Cristina Aguilera: quando i riflettori si sono spenti per un po’ su di loro la prima ha ben pensato di rasarsi a zero, fare un paio di figli con un ballerino a caso e diventare dipendente dall’hashish. La seconda è ingrassata a dismisura, lievitando a tal punto che su un viale assolato di Venice Beach la sua ombra sarebbe stata uguale a quella di Marisa Laurito in vacanza a Sorrento.

Sfiorata dalla maledizione Disney Channel, per tornare al nostro teorema, anche l’ormai caro vecchio caso umano Lindsay Lohan, che dopo aver recitato nel film per bambini Un maggiolino tutto matto è stata più volte portata in tribunale per guida in stato di ebbrezza, furto et similia.

E le eccezioni? Per definizione, non fanno altro che confermare la regola. Ryan Gosling, che dopo il Mickey Mouse Club ha indossato i vestiti di pelle del giovane Hercules, colleziona candidature a Oscar e Golden Globe come se piovesse; e Keri Russell, aka Felicity Porter. Voci di backstage dicono che abbia accettato la parte nel Pianeta delle Scimmie come protesta neofemminista contro la reificazione del corpo femminile. E contro la ceretta. 

Olga Campofreda
Vive a Londra, dove ha conseguito un PhD in Italian studies (UCL). Come ricercatrice si occupa di rappresentazione della giovinezza e romanzo di formazione, controcultura e culture giovanili. È autrice della monografia “Dalla Generazione all'Individuo: giovinezza, identità, impegno nell'opera di Pier Vittorio Tondelli” (Mimesis, 2020) e del reportage narrativo “A San Francisco con Lawrence Ferlinghetti. Viaggio oltre la Beat Generation” (Giulio Perrone Editore 2019). I suoi articoli sono apparsi su Doppiozero, minima&moralia, Ultimo Uomo, Zarina newsletter, La Balena Bianca, Dude Mag. Collabora con il Festival of Italian Literature in London (FILL). Lavora per la nazionale di scherma della Gran Bretagna.
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