Cinema, Tv e teatro: Io sono Marta Flavi
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Io sono Marta Flavi

Tutti prima o poi spariscono dalla televisione. Poi tornano. Delle volte non ritornano più. E ci vorrebbe un Carrère, ma va bene pure un Eugenio Baroncelli minore, che si prenda la briga di raccontarli chirurgicamente, renderli immortali nonostante la loro presunta (fa così la tv, presume) mediocrità. Ad avercene di storie così. Perché diciamocelo, siamo […]

21 Dic
2015
Cinema, Tv e teatro

Tutti prima o poi spariscono dalla televisione. Poi tornano. Delle volte non ritornano più. E ci vorrebbe un Carrère, ma va bene pure un Eugenio Baroncelli minore, che si prenda la briga di raccontarli chirurgicamente, renderli immortali nonostante la loro presunta (fa così la tv, presume) mediocrità. Ad avercene di storie così. Perché diciamocelo, siamo tutti figli degli anni novanta, gli anni novanta di quando abbiamo toccato il fondo in tutti i sensi – di anni novanta si può pure morire, sì – eppure ci mancano, così evaporati nell’isteria da nuovo millennio. Ci manca il finale di tante storie di quegli anni.

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Ci manca Marta Flavi, chi si ricorda di Marta Flavi? Provo a cercarla. La trovo. Diva senza essere mai stata diva. Sofisticata, sempre e comunque, certo, ma inimmaginabile perché scomparsa da tutto. È ricomparsa su Facebook, intanto – poi magari toccherà pure alla vita pubblica (le ospitate a La Vita in Diretta non valgono). Più forte che mai, più sexy che mai. Una donna. Marta Flavi diventerà il nuovo Gianni Morandi. E se non lo diventerà il nostro è un mondo ingiusto, irriconoscente. Se non lo diventerà sarà al solito colpa dell’Italia. Quell’Italia incapace di valorizzare. Un’Italia da incolpare, ma con stile.

Marta Flavi nasce come Marta Fiorentino (l’infinitamente più prosaico Marta Fiorentino) una mezza dozzina di decenni fa (portati con un certo sprint). Romana ma non sembrerebbe, la Flavi è stata per un lustro – nei mitici anni novanta – una celebrità assoluta della televisione italiana con il cult Agenzia Matrimoniale, primo luccicante esempio dell’ormai estinta televisione dei sentimenti. Ex moglie di Costanzo (che la lanciò nell’olimpo, fu una sorta di prova generale prima della De Filippi), dichiarò furbetta anni dopo: «ringrazio Maurizio Costanzo di avermi sposato. E di avermi lasciato». Inimitabile, Marta. Il suo stile farà storia ma purtroppo non lascerà eredi (o troppo sguaiate, o troppo cielline). Non sgambetta, non ammicca, figurarsi sbraitare convulsamente. Il suo stile è pacato e sofisticato, deciso ma calmo. Agli urlacci preferisce la forza dei sentimenti. Anche allora diva senza esserlo. A fine anni novanta venne sbattuta fuori dalla televisione, cercò di ritornarvi ma fu tutto inutile, tutto stava già cambiando: «mi hanno pure offerto di partecipare ad un reality show. Non ci ho pensato neppure un attimo». Rinunciò da gran signora. Non cercava rivalse, né decine di migliaia di euro in ospitate, cercava i fasti pacati di un tempo. La conduttrice che ti sussurra consigli d’amore. Provò a rientrare dalla porta principale (il mondo delle fiction sempre bravo a riciclare il rifiuto televisivo indifferenziato) ma non ci fu nulla da fare, neppure Berlusconi potè qualcosa («lo ringrazio pubblicamente e mi scuso con lui se gli ho procurato dei fastidi»). Impareggiabile Marta. Ci saranno altri Berlusconi, più eleganti, capaci di accoglierti a braccia aperte.

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E allora si rinasce sul web, dove reinventarsi e svestirsi, essere se stessi a proprio modo. Ammiccando, provocando. Dove mettere in scena una mai improvvisata serie tv sulla propria vita. Gianni su da bravo mettiti il copricapo da pompiere che facciamo una foto che sennò non si capisce che sei pompiere. Poi magari ridono fra di loro, conteggiano i like. Marta e Gianni. C’è dello studio, del costrutto in questa fotografia, c’è tutto. C’è del vero in tutta quella finzione, in tutta quella preparazione. Dov’è Umberto Eco quando serve?

La scuola è la stessa del Gianni nazionale (non il pompiere, ma Morandi), la loro fintissima veracità, l’immobilità così programmata dei post. Ma poi Morandi prende un’altra strada. Difatti la sua messa in posa così ordinata e sempliciotta di momenti che Morandi vuole farci credere quotidiani, piccoli e veri, risulta poi un maldestro tentativo di dare una dimensione umana a ciò che di ordine e semplicità non necessitano. Sei così, non serve mettersi in posa. La Flavi fa dell’altro perché è molto altro.

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Fa delle installazioni umane. Sono degli autoritratti dalla composizione minuziosa (peccato per il piedino del ritrattista sullo sfondo), non vogliono raccontare esclusivamente il quotidiano (non c’è nulla di quotidiano in Marta Flavi), ma vogliono raccontare quello che giustamente ci aspettiamo da Marta Flavi. Si assiste alla messa in onda della finzione ma l’obiettivo ultimo di tutto ciò è per l’appunto la rappresentazione dell’alterità del soggetto ritratto. Il suo essere diverso, non certo superiore a noi, ma diverso, altro. Il suo essere semplicemente Marta Flavi. Il procedimento è lo stesso: la messa in posa, ovunque, sempre. Ma se tra i post della Flavi emerge una sottilissima autoironia, in quelli di Morandi no, l’autoironia deve essere esplicitata mentre alla Flavi basta postare una cosa del genere:

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Rimane a casa a fare l’albero. Vestita così, ad un passo dal soft porno. Allo stesso tempo ironica, alta, sexy, definitiva. Morandi fa il giro lungo, in poche parole: messa in posa, finzione, semplicità, verità. La Flavi si ferma alla finzione, solo abbozzando finta semplicità, finta quotidianità cui nemmeno lei crede. E poi ci tramortisce con pensieri definitivi sull’amore (da Agenzia Matrimoniale 2.0), sulla necessità di fare qualcosa contro la strage di cristiani in Kenya, su Pippo Civati (divorzio breve dal PD? risatine di Marta), sul cinema alternativo («non andate a vedere The Lobster, amiche, ho la nausea»). Forse tutto questo lo stiamo solo immaginando. Stiamo solo immaginando cosa ha fatto Marta Flavi in tutti questi anni: ha arredato il suo mondo, ora ce lo sta mostrando. Ma non c’è cosa più bella di visualizzare, finalmente, ciò che è diventata la vita di chi non vediamo più, anche se è solo un personaggio della televisione. Marta aspetta di tornare.

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E ti viene voglia di scavare sulla sua vita. Come quella volta del provino per Incantesimo 10. Così lo ricorda: «ho fatto un regolare provino. Che è andato molto bene. Sulla mia cassetta ci hanno scritto 4 b. Quattro volte buono». Come possiamo ignorare tutto ciò, come possiamo continuare ad ignorare Marta Flavi?    
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Federico Pevere
Federico Pevere
Nato in Friuli tempo fa, ora vive in Emilia. Scrive per Sentireascoltare e Nazione Indiana. Tifa per Beckett. Pensiero debole.
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