Letteratura: Ad ogni viaggiatore il suo libro: letture per le vacanze
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Ad ogni viaggiatore il suo libro: letture per le vacanze

Con agosto alle porte le valigie sono quasi pronte, e l’ultima cosa da metterci dentro prima di partire potrebbe giusto essere un bel libro da leggere in spiaggia sotto l’ombrellone, al fresco della montagna o in qualche città lontana. Ecco sette libri usciti nei primi sette mesi del 2017 che potreste portare con voi, da […]

Con agosto alle porte le valigie sono quasi pronte, e l’ultima cosa da metterci dentro prima di partire potrebbe giusto essere un bel libro da leggere in spiaggia sotto l’ombrellone, al fresco della montagna o in qualche città lontana. Ecco sette libri usciti nei primi sette mesi del 2017 che potreste portare con voi, da scegliere in base a quale tipo di viaggiatore siete, a quali sono i vostri principali pensieri mentre siete in vacanza.

 

 

Partiamo subito dal viaggiatore che fa vacanze riflessive; quando si interrompe il ritmo della vita quotidiana, e lo si fa in agosto, sapendo benissimo che il vero inizio dell’anno cade il primo settembre e non il primo gennaio, si finisce col dividere il proprio tempo in due: da una parte divertimento e relax, dall’altra feroce introspezione. Il momento non sembra quello giusto, il contesto nemmeno, ma la via ormai è segnata: si parte, e alla destinazione fisica se ne affianca una mentale, un luogo dove si inizia a pensare retrospettivamente a cosa si è fatto finora, a quali progetti dedicarsi in futuro.

Quale miglior compagno di viaggio di Carrère in questo caso? La raccolta Propizio è avere ove recarsi fa la stessa cosa con lo scrittore francese: ne ripercorre la carriera offrendo un saggio dei suoi viaggi, delle sue collaborazioni con le riviste, dei suoi primi passi nella cronaca giudiziaria. Si riconoscono con facilità, in certi articoli, i punti di partenza verso alcune tra le sue opere più famose, come L’avversario e Limonov. Ci sono ritratti belli e toccanti, come quello di Alan Turing, inventore del test che porta il suo nome e che serve a verificare se una macchina è in grado di pensare, ma anche eroe della seconda guerra mondiale, e sarebbe un’ottima base da ampliare in un prossimo libro. In chiusura, la visita all’uomo dei dadi, Luke Rhinehart: un pezzo che qualcuno potrebbe aver già letto su Internazionale (numero 1113-4-5, vale a dire lo speciale estivo 2015), imperdibile per chiunque già conosca L’uomo dei dadi, ma assolutamente sconsigliato in caso contrario, per non rovinarsi l’incontro con quel libro pazzesco.

 

 

La pianificazione di una vacanza è un passaggio obbligatorio e cruciale, da affrontare con attenzione: il trade-off, altrimenti, potrebbe essere micidiale: occorre assicurarsi insomma di non accumulare più stress in viaggio di quanto non se ne possa smaltire tra la partenza e il ritorno. Le insidie sono così tante che potrebbero spaventare il viaggiatore: calcolare il tempo perso in coda sull’autostrada, riuscire a non perdere il traghetto, non farsi sorprendere dal jet lag e dal diverso fuso orario, adeguare il proprio ritmo a quello dell’hotel, che sicuramente consentirà il check-in troppo tardi e costringerà a fare il check-out prestissimo, e così via.

Per prendere tutto ciò con la necessaria leggerezza, meglio essere consapevoli del fatto che l’esperienza quotidiana è ingannevole, e ci dice ben poco di che cosa sia veramente il tempo. Il presente stesso è solo una bolla intorno a noi, fortunatamente abbastanza grande da non complicare ulteriormente la nostra convivenza sullo stesso pianeta. Carlo Rovelli spiega bene questa e molte altre cose nel suo nuovo libro, L’ordine del tempo. Il segreto del suo successo sta nella capacità di affrontare argomenti complessi trovando sempre esempi chiari e argomentazioni semplici e convincenti; e poi nella concisione, che consente di finire tranquillamente tanto questo quanto il suo precedente saggio, Sette brevi lezioni di fisica, nel giro di un paio di giorni; e infine nel frequente ricorso a considerazioni di natura poetica e filosofica che di solito lasciano il tempo che trovano, ma rendono forse più umana, vicina e calorosa la divulgazione scientifica agli occhi di chi è meno abituato a leggerne, e non si troverebbe ugualmente a proprio agio con, mettiamo, Jim Al-Khalili.

 

 

È sempre più frequente il caso del viaggiatore che trascorre gran parte della sua vacanza frapponendo lo smartphone tra sé e il mondo, alla ricerca della perfetta inquadratura, della migliore espressione del viso, della giusta luce, del filtro più adatto su Instagram; è sordo ai richiami di amici o familiari, o di chiunque lo accompagni, dato che sono superflui: egli è perfettamente consapevole della propria condizione, ma è incapace di resistere alla tentazione di immortalare ancora un’immagine, perché, come negarlo, basta fare pochi passi e l’intera configurazione del mondo sarà cambiata.

Chi si riconoscesse nella patologia appena presentata, e volesse provare a porvi rimedio, potrebbe optare per una strategia accelerazionista volta ad alimentare la propria ossessione fino al punto in cui sarà obbligato a disfarsene, e lo potrebbe fare leggendo, tra uno scatto e l’altro, un classico come Sul guardare di John Berger: una serie di riflessioni sul rapporto tra immagine e linguaggio, che parte dal nostro legame con gli animali per passare poi alla fotografia e quindi al mondo dell’arte, ricchissima di suggestioni acute ed oltremodo brillanti. In capitoli brevi ma pregni e consistenti si passerà dall’isolamento di Giacometti alla fascinazione di Magritte per l’impossibile, dall’appetito sessuale insaziabile di Rodin all’imprevedibile affinità tra Bacon e Disney.

 

 

L’indecisione può davvero rovinare una vacanza: il viaggiatore indeciso che alla fine una decisione la prenda, ma parta senza esserne del tutto persuaso, rischia di passare il proprio tempo pensando più alle mete scartate, quelle in cui si sarebbe potuto trovare, che al luogo scelto per la propria vacanza. Del resto, su questo piccolo pianeta sperduto nell’immensa e forse infinita vastità del cosmo ce ne sono di cose da vedere; basti pensare alla mappa proposta un paio di mesi fa da Atlas Obscura: per visitare tutti gli 11.000 posti segnalati, all’ambizioso ritmo di 100 all’anno, ci vorrebbe comunque più di un secolo.

Il viaggiatore che qui prendiamo in esame corre dunque il serio pericolo di trovarsi ovunque scontento e malinconico: gli potrebbe essere utile avere in valigia un libro che parli di viaggi, in modo da trovare consolazione nel fatto che può sempre compensare con la lettura tutto ciò che non riuscirà a vedere di persona. Sabbie bianche di Geoff Dyer sarebbe un’ottima scelta: che si tratti di girare per la Polinesia sulle tracce di Gauguin, di aspettare l’aurora boreale nel freddo impossibile della Norvegia, o ancora di andare alla scoperta della land art americana, quelli dell’autore si dimostrano ottimi succedanei dei nostri occhi.

 

 

Teniamo presente che le spiagge non sono mai quel paradiso incontaminato che si vede nelle foto, anzi, spesso hanno una densità di persone per metro quadro tale da rendere difficoltoso lo spostamento per chi si preoccupi di non calpestare nessuno; consideriamo inoltre il caldo e la voglia di abbronzarsi come due cause della quasi totale nudità di tutti questi corpi; e poniamo infine che allo sguardo capiti di soffermarsi più del dovuto su qualche ragazza decisamente carina, o su qualche ragazzo senza dubbio in forma. Il viaggiatore in vacanza potrebbe a questo punto sentirsi, colpevolmente, un voyeur.

Tutto questo può facilmente essere evitato tirando fuori dalla valigia una copia di Motel Voyeur di Gay Talese, grazie alla quale si capisce subito che il voyeurismo non è un’attività casuale: richiede dedizione e impegno. Il protagonista di questo libro, ad esempio, proprietario di un motel, ha costruito sul tetto della struttura una piattaforma d’osservazione che gli ha permesso di spiare per anni i suoi clienti, senza mai essere scoperto; ha inoltre tenuto un diario in cui ha annotato i risultati delle sue osservazioni, e ha infine contattato l’autore perché li leggesse, e raccontasse la sua storia, che in effetti è piuttosto singolare. Nel libro si alternano la narrazione dell’incontro tra lo scrittore e il voyeur e una selezione di brani, commentati con un certo stile, tratti dal suo incredibile diario.

 

 

L’oroscopo, la comunità scientifica e le riviste di costume e società concordano su una cosa solamente: l’estate è il tempo dell’amore. Saranno le ore di luce, saranno gli ormoni che, già risvegliati in primavera, spingono ormai al massimo; sarà, come ipotizzano sociologi e psicologi, che in vacanza la disabitudine alla routine di tutti i giorni fa sentire il viaggiatore più libero e disponibile; fatto sta che nessun’altra stagione può reggere il confronto.

Per non farsi trovare impreparati, e sapere quali scenari vengono offerti dalla modernità, il titolo da non perdere è Future Sex di Emily Witt: una collezione di scritti in cui si parla di poliamore, pornografia online, siti di incontri, utopie e idealismi della California, quasi sempre a partire dalle esperienze personali dell’autrice; ci sono passaggi narrativi spesso molto godibili, come il capitolo ambientato al Burning Man, altri addirittura spassosi, e allo stesso tempo un po’ inquietanti, come le pagine dedicate a OneTaste, e passaggi invece più analitici, a volte non ugualmente interessanti ma comunque sempre lucidi e attuali.

 

 

Prendiamo in esame il caso specifico dell’estate 2017: partire ad agosto vuol dire perdersi la penultima stagione di Game of Thrones, quella cosa insensatamente bella che è il ritorno dopo venticinque anni di Twin Peaks, che si sta rivelando forse la migliore opera mai realizzata da David Lynch, e se non si torna in tempo c’è il rischio di mancare pure i nuovi episodi di Bojack Horseman, disponibili a settembre su Netflix.

Per evitare di rimanere completamente smarrito e spaesato, il viaggiatore appassionato di serie televisive può portare in vacanza con sé Complex Tv di Jason Mittel. Questo saggio analizza i meccanismi che regolano la produzione e la fruizione delle serie tv, senza tralasciare nulla: la scrittura di una puntata pilota, la creazione dei personaggi, l’utilizzo di paratesti da parte dei fan, la figura dello showrunner, le strategie per attivare la memoria a breve o a lungo termine degli spettatori sono solo alcuni degli argomenti trattati. È una ricerca condotta con abilità e competenza: per quanto non creda ci si possa fidare del tutto di qualcuno che ha un giudizio negativo su Mad Men, va detto che l’autore qui sa benissimo quando innovare e quando prendere in prestito strumenti interpretativi già formalizzati in altri ambiti critici o accademici, quando generalizzare e quando invece concentrarsi su stagioni, puntate o scene specifiche di serie come Lost, Dexter, Breaking Bad, The Sopranos e The Wire.

 

Gilles Nicoli
Gilles Nicoli
È nato a Roma sette giorni prima che Julio Cortazar morisse a Parigi. Consiglia musica su Movimenta e ha organizzato concerti e festival. Ama il cinema, la buona letteratura e la frutta.
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