Da Fifty Shades of Grey a James Bond: la moralità dei personaggi letterari nel giorno del World Book Day
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Da Fifty Shades of Grey a James Bond: la moralità dei personaggi letterari nel giorno del World Book Day

Un bambino di una scuola di Manchester si è presentato vestito da Christian Grey.

Nel Regno Unito sono così fieri delle proprie tradizioni che piuttosto che ammettere di aver importato il concetto di carnevale, preferiscono fondare una giornata mondiale di qualcosa. A patto che preveda travestimenti di sorta. Questo ha funzionato molto bene con il World Book Day, una festività il cui nome aspira ad andare ben oltre l’isola di Man e che tuttavia, stando agli ultimi episodi di cronaca, si è rivelata essere una manifestazione profondamente inglese.

A partire dall’humor.

I fatti: la giornata mondiale del libro prevede una serie di iniziative indette da librerie o associazioni culturali, che spaziano da giochi a incontri con autori o workshop di scrittura creativa per più piccoli. Le attività possono variare, ma la costante resta una, l’occasione per ciascun piccolo lettore di trasformarsi una volta all’anno nel loro personaggio preferito. Dal più inflazionato Harry Potter ai vampiri di Twilight si passa a elaborati costumi da topo/Geronimo Stilton fino agli intramontabili classici come Sherlock Holmes o Long John Silver. Le scuole primarie sospendono le attività curriculari in nome di sfilate e gare in cui si finisce sempre col decretare la vittoria del costume più bello, montagne di libri ovviamente come premio finale. Fin qui si tratta ancora di una passeggiata nel mondo meraviglioso della narrativa e delle fiabe, dell’intrattenimento ingenuo, del gioco.

Quello che è accaduto nell’ultima edizione del World Book Day ha mandato in tilt il mondo degli adulti che vedono i piccoli lettori come fruitori passivi del sistema delle narrazioni. Un errore di Matrix. Una falla nel sistema.

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Un bambino undicenne di una scuola di Manchester si è presentato vestito da Christian Grey, protagonista maschile della discussa trilogia Fifty Shades of Grey, ultimamente tornata trend topic per via del film appena uscito nelle sale. Il ragazzino ha fatto scalpore tra le maestre, che – stando alle loro dichiarazioni – pur non avendo visto il film né letto il libro, hanno considerato del tutto inappropriata la scelta del travestimento: un abito maschile corredato da accessori bondage quali lacci e maschera scura.

Chiamata in causa, anche la madre del bambino ha assicurato che nella loro famiglia questo tipo di letteratura non è mai circolata, ma l’iniziativa del bambino, totalmente spontanea e consapevole, avrebbe dovuto essere letta come semplice gesto ironico e provocatorio piuttosto che come esaltazione del personaggio in sé. Personaggio che oltretutto è impossibile non conoscere, dal momento che tutti i media, senza alcuna distinzione di fasce orarie, bombardano la popolazione con informazioni non richieste riguardo film, libri e curiosità sul mondo BDSM. Che differenza c’è, ha continuato l’adirata genitrice, tra un costume da Christian Grey e quello da sanguinario assassino protagonista dei libri e della famosa serie tv Dexter, interpretato da una delle maestre?

Niente paura, comunque: il bambino è stato integrato nelle divertenti e formative attività della giornata mondiale del libro. Per essere riammesso, ha dovuto semplicemente gettare lacci e frustino, imbracciare una pistola e dire a tutti di essere James Bond.

Al di là della questione di cosa sia peggio, cosa più inappropriato a un bambino, cosa più o meno morale, il vero problema sta nell’aver assunto la figura di Christian Grey nel grande pantheon degli eroi letterari. Fosse stato questo il criterio per escludere tale personaggio da una foto di gruppo, senza dubbio molte meno persone avrebbero osato controbattere.

Olga Campofreda
Vive a Londra, dove ha conseguito un PhD in Italian studies (UCL). Come ricercatrice si occupa di rappresentazione della giovinezza e romanzo di formazione, controcultura e culture giovanili. È autrice della monografia “Dalla Generazione all'Individuo: giovinezza, identità, impegno nell'opera di Pier Vittorio Tondelli” (Mimesis, 2020) e del reportage narrativo “A San Francisco con Lawrence Ferlinghetti. Viaggio oltre la Beat Generation” (Giulio Perrone Editore 2019). I suoi articoli sono apparsi su Doppiozero, minima&moralia, Ultimo Uomo, Zarina newsletter, La Balena Bianca, Dude Mag. Collabora con il Festival of Italian Literature in London (FILL). Lavora per la nazionale di scherma della Gran Bretagna.
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