Letteratura: Melissa Panarello
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Melissa Panarello

Gli ultimi anni sono stati un po’ più vuoti, ma è anche normale che sia così. Ho preferito ricominciare a fare le cose in una nuova ottica, con più consapevolezza e maturità.

Entro in casa della mia ragazza. Ho diciannove anni, sono fresco di superiori e ho una bellissima fidanzata di diciassette. Lei mi fa «mettiti comodo, ti preparo il pranzo, prendi qualcosa dalla libreria». Anche se a diciannove anni in genere si hanno gli istinti sessuali di un piccolo branco di scimmie delle foreste amazzoniche in calore, a quell’età io ero spesso distratto da cose indiscutibilmente più importanti e impegnative, come i videogames. Mi metto seduto sul suo divano e mi volto verso una libreria incredibilmente fornita. Distrattamente scorro tra un romanzo di Dostoevskij e un saggio di Enzo Biagi soffermandomi ad un tratto su un piccolo volume dal titolo 100 colpi di spazzola prima di andare a dormire. Lo prendo e comincio a leggerlo dalla metà. Credo sia superfluo descrivere cosa io abbia letto in particolare; ricordo semplicemente che il nostro pomeriggio si risolse in maniera piuttosto differente dal placido pranzetto che ci aspettavamo. Adesso, quasi dieci anni dopo, mi ritrovo a parlare con questa giovane autrice che ha sconvolto l’Italia con i suoi romanzi di stampo erotico e che tra lavoro, rapporti sociali e ormai svariati anni passati a Roma, ci racconta come se l’è cavata in una giungla cittadina che si comporta con gli artisti come fa con le puttane: prima li paga e poi li prende a schiaffi. Nel frattempo, Melissa P. è cresciuta, ed è diventata Melissa Panarello, una giovane autrice e giornalista con la passione per i tarocchi e per l’astrologia che ci ha fornito la base per una chiacchierata che descrivesse l’evoluzione non solo di una scrittrice, ma di una ragazza e una donna.

DUDE: Melissa, sei originaria di Catania e sei stata travolta dal successo a diciassette anni. Quando ti sei trasferita a Roma? Come hai vissuto quegli anni?

MELISSA: Mi sono trasferita a Roma senza terminare gli studi, ho avuto molti problemi a livello scolastico giù a Catania dopo l’uscita del libro, i professori praticamente non mi consideravano. A Roma sono stata veramente travolta dagli eventi, ho anche riprovato ad andare a scuola ma non ce l’ho proprio fatta, viaggiavo sempre e la mia vita era in continuo cambiamento, tanto da rendermi impossibili molte cose.

D: E negli ultimi anni?

M: Gli ultimi anni sono stati un po’ più vuoti, ma è anche normale che sia così. Ho preferito ricominciare a fare le cose in una nuova ottica, con più consapevolezza e maturità. Mi sono scontrata con le opinioni della critica e degli altri in generale, e ho preferito prendermi del tempo per crescere.

D: La tua infanzia invece? Se a sedici anni hai scritto100 colpi di spazzola la gente potrebbe aspettarsi un’infanzia particolare… E quali sono state le influenze durante la tua crescita?

M: In realtà no, non ho avuto una infanzia movimentata, anzi ho cominciato a scrivere prestissimo, a quattro anni. Poi a quattordici ho cominciato a scrivere racconti erotici che pubblicavo su internet o tramite antologie di editori locali. Recentemente ho anche ritrovato appunti di un romanzo che cominciai a scrivere a nove anni, cose allucinanti! Per le influenze non ho modelli di letteratura erotica, piuttosto mi ispira il cinema erotico, adoro il primo cinema erotico italiano, ma anche Tinto Brass. Il mio modo di scrivere è molto cinematografico secondo me e probabilmente subisco l’influenza anche degli scrittori realisti, come Zola.

D: Ci siamo incuriositi della tua carriera in parte anche a causa della tua passione per i tarocchi. In che modo ha avuto inizio?

M: I Tarocchi sono letteratura, sono un mezzo, un modo di raccontare. Io sono appassionata di qualunque mezzo di comunicazione, non potevo non esserlo di uno così affascinante. Da quando leggo così spesso i tarocchi ho diminuito anche la mia produttività da scrittrice, alcune volte li preferisco alla scrittura. I tarocchi sono poesia, sono lirismo, l’astrologia è narrativa. La differenza sta proprio nell’approccio.

 

La osservo mentre dispone le dodici carte per la lettura, «ogni carta rappresenta una casa astrologica, un aspetto della vita, da interpretare a seconda della sua posizione. Ma le carte hanno un significato anche se prese singolarmente, non è necessario per una carta essere messa in un contesto, può comunicarti qualcosa anche da sola.». Mi soffermo poi sul mazzo: ha caratteristiche a me note, ma alcune carte sembrano non essere tra i conosciutissimi Arcani Maggiori. «Questo è un mazzo ideato da Aleister Crowley e disegnato da Lady Frida Harris, lui le dava solo le direttive. Per i significati simbolici attingono da moltissime culture, ci sono gli arcani maggiori ma anche i minori, riferimenti alla Cabala e alla mitologia egiziana. Questo mazzo in questo modo, risulta carico di significati.»

 

D: Bene, da dove vogliamo cominciare?

M: Dalla prima casa, naturalmente che rappresenta l’io. In Questo caso c’è il due di bastoni, detto anche La Signoria. Rappresenta il dominio, e quando capita in prima casa vuole significare un forte dominio dell’io. Il mio caso è ancora più particolare perché alla nascita, ho tutti i pianeti in prima casa. Quindi un io ancora più forte del normale. Una cosa che riscontro continuamente.

D: E questo ti ha aiutato nella tua carriera?

M: Certo, la creatività, la voglia di fare nascono tutte dall’io. Quando ne hai uno così prolifico e sei in grado di dominarlo va tutto a tuo vantaggio.

D: Bene, andiamo avanti.

M: In seconda casa ho il due di spade, la pace. La seconda casa rappresenta il possesso materiale, economico. Nel mio caso subisco l’influenza del capricorno e di Nettuno, uno che rende il mio bisogno molto terreno, e l’altro che lo annebbia col vapore impedendomi il guadagno!

D: (Rido) ma spiegati meglio, questa situazione come si è concretizzata nella tua vita? Sei sempre riuscita ad andare in paro coi conti?

M: I primi due anni di permanenza a Roma sono stati sicuramente i più redditizi, sono addirittura riuscita a comprare casa. Adesso non vivo più dei profitti del primo libro, ma riesco lo stesso a portare avanti la mia passione per la scrittura, gestisco rubriche, scrivo articoli. Certo le difficoltà ci sono sempre, un po’ come per tutti quelli della mia età, ma anche attraverso alti e bassi riesco a cavarmela bene.

D: E poi? In terza casa?

M: La terza casa è la casa della comunicazione, della scrittura nel mio caso, a me è uscito il principe di spade. Ho la fortuna di avere Giove in terza casa, che è il pianeta dell’abbondanza. La mia spesso e volentieri è proprio un’esigenza comunicativa, non solo una passione.

D: Che è continuata anche a Roma? Come ti sei trovata nell’ambiente letterario romano?

M: Ah, non l’ho proprio considerato! Non mi sono mai sentita facente parte di un gruppo intellettuale, sono rimasta sempre e consapevolmente un’outsider avvicinandomi al massimo ad altri scrittori esterni, come me. Non mi interessano le persone convenzionali che siano scrittori o parrucchieri. Non mi ci scontro perché non li incontro. Proseguendo incontriamo la quarta casa, quella della famiglia d’origine. Qui è uscito il cinque bastoni, la contesa.

D: Vedo. In che modo la tua famiglia d’origine ha contribuito al tuo interesse per la scrittura? Hai incontrato resistenza in quel campo?

M: Mia madre mi ha insegnato a scrivere, così con semplicità, perché ero una bambina un po’ solitaria e l’ha fatto probabilmente semplicemente per darmi qualcosa da fare. Però in realtà a casa mia neanche si legge. Io ero ostacolata per la mia passione, venivo presa in giro. Questa cosa mi ha aiutato, ho cominciato a scrivere proprio perché sapevo che non veniva visto sotto una luce positiva. Purtroppo sono un po’ così, di fronte ad una sfida mi impunto, anche quando si tratta di consegnare un lavoro, se la scadenza è alle porte scrivo con più ispirazione e più piacere, mentre se ho scadenze di molti mesi o addirittura un anno faccio molta più fatica. La casa successiva (la quinta) è quella del sesso e del divertimento. È uscito il tre di coppe, l’abbondanza.

D: (Ridiamo entrambi) Deve essere facile parlare di sesso con una scrittrice del tuo genere.

M: In realtà non per forza, per me il sesso non ha tutta questa importanza, è più un qualcosa che va di pari passo con l’amore, non ricordo di aver mai fatto sesso senza un forte sentimento che lo accompagnasse.

D: Che idea hai quindi dell’amore? Sei una persona che si innamora spesso? Credi in un concetto di amore che vada al di là della fisicità dei rapporti?

M: Io sono una persona che ha amato molto, ma mai senza uno specchio su cui riflettermi. Il mio amore è sempre stato ben indirizzato verso un polo che lo contraccambiasse. Ho avuto due relazioni molto lunghe e non ho mai cercato un amore che fosse platonico. Anche se tutto il giorno io non penso al sesso, penso all’amore, mi lascio pervadere da questo sentimento, ma sempre perché sono convinta di doverlo condividere con qualcuno, da sola non ha valore. Forse è una cosa un po’ egoistica ma sono convinta di non poter amare se non sono amata.

D: Capisco, andiamo avanti dunque…

M: La casa successiva è quella del lavoro ed è uscito il sette di coppe, e cioè la dissolutezza.

D: E dimmi: ti ritieni una persona poco risoluta? Nella scrittura ad esempio, hai trovato subito la tua strada?

M: La scrittura non è confinata alla narrativa, c’è anche il giornalismo che mi attira molto, il cinema e il teatro. Sto sperimentando, mi occupo di rubriche giornalistiche con tematiche fisse. Su un giornale faccio persino l’oroscopo ai politici! Fortunatamente, per quanto riguarda il mio interesse sia letterario che professionale, ho la possibilità di spaziare sempre. La settima casa è il rapporto con gli altri, il sei di coppe, il piacere. Sono sempre stata un po’ diffidente verso gli altri ma in questo periodo sto riscoprendo il piacere del rapportarmi agli altri.

D: Ah si? Anche in materia di scrittura? Non avevi detto che non ti interessano gli altri scrittori che calcano le scene come te?

M: Infatti non mi faccio assolutamente influenzare da quel tipo di altro. Anche se è un periodo in cui ho riscoperto il piacere dello scambio, rimango fedele alla mia linea, mi rendo conto di essere un’autrice sui generis e desidero rimanerlo! L’ottava casa è la casa della rigenerazione, della trasformazione. In questo caso io ho il dieci di spade, la rovina… Nella mia vita ultimamente c’è stata una frattura, i venticinque anni credo siano il momento preciso in cui effettivamente la tua vita da ragazzo finisce e comincia quella da adulto. C’è stata una frattura e io mi sto rigenerando.

D: Ci riesci facilmente di solito?

M: Si, io mi distruggo e mi rigenero in tempi molto veloci, sono una persona che si stufa facilmente, ma non ho mai problemi a ricostruire. Spesso distruggo per avere la possibilità di ricostruire, come una sorta di pelle di serpente. C’è un libro bellissimo, che si chiama La donna selvaggia, una donna che rinasce sempre dalle sue ceneri, che è creatrice ma allo stesso tempo accetta la disfatta. Una donna che, come poche donne di oggi, accetta di buon grado d’esser parte di un ciclo morte/vita. La nona è la casa dei viaggi, sia fisici che spirituali. È una casa dalla quale sono molto stimolata, una casa molto immaginifica. È uscita la Regina di pentacoli.

D: E che significa?

M: In effetti è un po’ strano, il mio lato onirico e immaginativo si scontra in questa casa con la regina (simbolo del potere terreno) dei pentacoli (un seme di terra, i pentacoli sono praticamente l’equivalente dei denari N.D.R.). In effetti però, forse sta a delineare il bisogno che ho di concretizzare le mie aspirazioni e i miei sogni. Il bisogno che effettivamente sto provando da qualche tempo e che sta facendo parte della mia crescita. È il desiderio di portare il sogno qui, a portata di mano e non solo dentro di me. La torre nella decima casa è la casa della realizzazione. Si trova al lato opposto della famiglia. La mia realizzazione ha appunto comportato una distruzione, un po’ come la torre che rappresenta un punto di potere, che se portato allo stremo porta alla distruzione.

D: E nel tuo processo di realizzazione? Come vedi la melissa giovane, che ha scritto 100 colpi di spazzola e quella di oggi?

M: Purtroppo viene meno il coraggio, quando sei così piccola le cose le fai veramente senza pensare. Adesso sto cercando lo stesso di conquistare una mia autenticità e goderne i vantaggi, è una cosa che dovrebbe succedere sempre ma da giovane è molto più facile.

D: Da più giovane sei anche, forse, più sfrontata…

M: La sfrontatezza si, ma verso sé stessi. Bisogna saper raccontare la verità a sé stessi, bisogna disilludersi. È un modo di crescere anche questo… Si fatica, ma adesso è anche più interessante, vivo le cose in maniera più intensa.

D: Possiamo proseguire allora…

M: L’undicesima è la casa dei rapporti umani, delle amicizie. Qui c’è il tre di bastoni, la virtù. Effettivamente nelle mie relazioni sto riuscendo ad essere molto più empatica, il seme a bastoni rappresenta non solo il potere ma anche l’affezione.

D: Sei mai riuscita ad affezionarti ad un ambiente sociale qui a roma? Qualche amicizia è stata significativa?

M: Non mi sono mai sentita a casa quando ero a Catania, quindi sono stata ben contenta di andarmene. A Roma i primi tempi ero molto chiusa, non conoscevo quasi nessuno. Adesso sono riuscita a instaurare un ottimo rapporto con molte persone, amici e amiche. C’è questa signora, una cara amica, con la quale ho un ottimo rapporto da sette anni ormai, è stata la prima ad avermi intervistato quando avevo diciassette anni e siamo sempre rimaste in contatto.

D: Bene avviciniamoci all’ultima casa.

M: La dodicesima casa è quella dell’inconscio. È una casa che mi rappresenta moltissimo, nel mio ascendente c’è lo scorpione e Plutone, segni sotterranei. Ma c’è l’imperatrice, la carta della creazione che mi aiuta a gestire meglio il mio inconscio sotterraneo che prima mi creava sempre problemi. Invece ora il potere della creazione mi sta consentendo di utilizzarlo a mio favore.

D: Bene, abbiamo finito con i tarocchi, ti senti rappresentata?

M: Si assolutamente, ci sono molte aperture, molte cose che devo portare a compimento e che sono ansiosa di fare. Un po’ come quando sono venuta a Roma, quando pensavo fosse un’ambiente più idoneo al mio lavoro. Purtroppo non è mai così. Roma è una città che va dritta per la sua strada da tanti, troppi anni. Ultimamente sto pensando di tornare a Catania. Da lì sarà più facile parlare della distruzione e della rinascita. Io non mi sento di scegliere la stabilità, non scelgo quasi mai la stabilità.

 

Melissa Panarello è impegnata al momento in un gran numero di media, è stata ospite fissa da Victor Victoria dove aveva una piccola rubrica all’interno della quale leggeva i tarocchi, ha collaborato con Grazia, Sette e la rivista Gli Altri. Ad ottobre 2010 è uscito il suo nuovo romanzo Tre per Einaudi.

Foto di Mary Stuart

Matteo Corradini
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