Oggi esce il nuovo romanzo di Nick Hornby. Guida alla lettura appassionata
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Oggi esce il nuovo romanzo di Nick Hornby. Guida alla lettura appassionata

A distanza di cinque anni da Tutta un’altra musica esce oggi in Italia il nuovo romanzo di Nick Hornby, Funny Girl. E questa è la cosa più urgente da sapere.

A distanza di cinque anni da Juliet, naked (Tutta un’altra musica) proprio oggi esce in Italia il nuovo romanzo di Nick Hornby, Funny Girl. E questa è la cosa più urgente da sapere.

Se avete cliccato sul link di questo articolo significa pure che avete letto l’attacco, vi siete resi conto della faccenda e siete scesi un momento in pigiama sotto casa, alla libreria più vicina. Mentre il caffè era ancora sul fuoco vi siete precipitati alla cassa, avete pagato con gli occhi ancora appiccicati dal sonno e poi siete rientrati in cucina in tempo per spostare la moka dal fornello. Non esistono lettori di Nick Hornby, perché di Nick Hornby esistono solamente fan: come esistono i fan degli Oasis, i feticisti della musica in vinile o gli adepti di una fede calcistica. Nick Hornby non è un autore che si continua a leggere per caso, ma una volta incontrato diventa improvvisamente Nick. Un amico. Uno di famiglia. Si procede a ritroso, lo si ama o lo si odia, e chi lo ama decide di seguirlo dogmaticamente come una filosofia di vita applicando le sue massime un po’ ovunque, tra una top 5 e un’altra.

«Cosa è nato prima, l’amore o la tristezza? Ascoltavo la pop music perché ero una persona triste? O ero una persona triste perché ascoltavo pop music?»

Alta fedeltà (1995) è solamente uno dei titoli che hanno consegnato all’autore le chiavi per il privé degli scrittori di bestseller internazionali. Si tratta di un posto – per chi non lo sapesse – in cui ci sono divani comodissimi e una playstation, per intendersi. Voci di corridoio (corridoi molto ampi e lussuosi) affermano che in suddetto privé non si parla di politica, non si ascoltano gli Avion Travel né Battiato, non si fuma tabacco ma solo Lucky Strike.

Qualsiasi storia venga toccata da Hornby diventa fenomeno pop universale. Ma forse è anche vero il contrario: che lo scrittore deve gran parte del suo successo al fatto di giocare sempre e comunque con temi universalmente riconosciuti.

Nel 1992 l’esordio con Fever Pitch (Febbre a 90°) lo presenta nella sua prima identità, quella di supporter irriducibile della squadra londinese dell’Arsenal. Il libro si compone di una serie di racconti autobiografici che legano la vita dell’autore ad alcune partite di campionato dal 1968 al 1992. Risultato: più di un milione di copie solo nel Regno Unito. La raccolta ebbe un successo così grande che fu anche adottata dall’Arsenal stesso come regalo per tutti gli abbonati in occasione dell’ultimo saluto al vecchio stadio di Highbury nel 2005-2006. 

Nel 1995, il già ricordato Alta Fedeltà, in cui l’autore racconta di un’altra sua grande passione, quella per la musica. La cosa bella dell’essere cresciuto in Inghilterra, con la radio inglese e quant’altro, è che automaticamente quello che per noi italiani suona come alternativo, rock, esotico, diverso, per un britannico che si è affacciato alla consapevolezza culturale circa nel 1968, tutto è parte della vita quotidiana, tutto è pop facilmente assimilabile/rintracciabile/riproducibile.

Raccontando la storia del proprietario di un negozio di dischi un po’ sfigato, Hornby non parla solamente agli alternativi della neo-rinata sottocultura mod riportata in auge a metà anni Novanta dalla faida Blur-Oasis. Hornby parla in primo luogo a un pubblico di lettori angloamericani che non percepisce affatto quei riferimenti musicali come appartenenti a una sottocultura ma al proprio vissuto adolescenziale se non alla propria infanzia. Un successo che Nick ha cercato di riprodurre con Juliet Naked (2009), tornando a parlare di musica attraverso la storia di Duncan, fan disperato di un cantante rock inattivo da anni e misteriosamente svanito nel nulla. Altrettanto besteller, ci mancherebbe, ma privo di sostanza epica.

Un altro filone importante che caratterizza l’attività di Hornby scrittore è rappresentato dalla collaborazione con il magazine the Believer, per il quale si occupa principalmente di recensioni di libri (in Italia pubblicate da Internazionale e uscite nelle raccolte Una vita da lettore e Shakespeare scriveva per soldi). Anche in questo caso la fascia sensibile che si va a stimolare è una fetta sociale altrettanto feticista: dopo i supporter, gli hooligans, gli amanti del calcio, dopo i religiosi del vinile, i mod, gli appassionati di musica, ecco che arriva il turno dei topi di biblioteca, degli annusatori di pagine di libri, degli Indiana Jones letterari, cercatori di prime edizioni rarissime su ebay o nei mercatini di libri usati.

Calcio. Musica. Libri. E oggi, con Funny Girl, si raggiunge una nuova fascia di appassionati, quelli che almeno da una decina di anni stanno muovendo la propria dedizione feticistica nei confronti delle serie tv.

1964. La storia è quella di una giovane reginetta di bellezza della provincia inglese, Barbara, che conosciamo nell’atto di rinunciare alla sua corona per liberarsi da tutte le responsabilità a cui una signorina investita di tale ruolo avrebbe dovuto far fronte. Tutto quello che la bellissima Barbara vuole fare in realtà è far ridere la gente e diventare un’attrice di una sit-com televisiva proprio come l’americana Lucille Ball. Mollato tutto, Barbara approda a Londra, che nel 1964 è proprio la Swinging London. Per coincidenze straordinariamente fortuite, la ragazza viene notata da un agente ed entra in contatto con una crew di sceneggiatori/attori/produttori che ne faranno una star nazionalpopolare. 

Se fosse solamente questo, sarebbe un altro bel romanzo per noi lettori e un ulteriore bestseller per il contatore di bestseller che Nick tiene in formato di abaco sul comodino di casa ad Highbury, London. La cosa straordinaria è che nient’affatto si tratta solo di questo.

Il libro infatti, dopo una prima parte introduttiva che accompagna la protagonista dalla provincia alla grande città – con relativo battesimo simbolico rappresentato dall’assunzione del nome d’arte Sophie Straw – prende il ritmo di una normale serie tv, procedendo per stagioni dalla prima alla quarta. Da un inizio frizzante, ironico, genuino, si arriva all’ultima stagione nella quale autori e attori si trovano a maneggiare un prodotto evolutosi nel corso degli anni e che non rispecchia più le idee originali ma deve rispondere alle aspettative di un pubblico ormai fidelizzato. Nel corso dei capitoli/stagioni le parti più interessanti sono rappresentate dai dialoghi dei due autori, Bill e Tony, ispirati – come ha ammesso Hornby – alla coppia Roy Galton e Alan Simpson, autori delle sit-com britanniche Get well soon e Steptoe and son. Sono dialoghi di metanarrativa che svelano i meccanismi alla base di una scrittura televisiva/cinematografica; tecniche e situazioni che lo stesso autore del romanzo conosce molto bene dal momento che negli ultimi anni la sua assenza dal mondo letterario è stata causata proprio da un maggiore impegno riposto nell’attività di sceneggiatore per il grande schermo (An education, nel 2009, e il recente Wild, presentato all’ultimo festival del cinema di Londra).

Fenomenologia di una sit-com, allora, ma manca ancora un elemento per completare il quadro. Fino ad ora il lettore di Hornby era stato abituato a perdersi nell’egocentrismo di un personaggio narrante, una voce ironica, caustica, spesso controvoce dell’autore, ma comunque riconoscibile secondo proprie peculiarità (Un ragazzo, Come diventare buoni e tutte le voci di Non buttiamoci giù). Con Funny Girl si compie un altro passo: Barbara/Sophie è una protagonista che non impone il suo punto di vista ma lascia spazio, grazie all’utilizzo della terza persona, a una rosa di voci che rende il romanzo un contenitore corale di storie. In più, cosa da non sottovalutare, ciascuna storia si intreccia con grande naturalezza ed eleganza ad avvenimenti e figure storiche della Londra degli anni Sessanta. Come quando Sophie accetta l’invito di Maurice Mr Magic che la porta a ballare allo Scotch of St James e lei viene rimorchiata al tavolo da Keith degli Yardbirds. Per dirne una. Per non parlare delle tensioni politiche e sociali relative alla questione dell’omosessualità, ancora illegale in Inghilterra proprio fino al 1964. Una ricostruzione talmente precisa di un decennio che quasi potrebbe fare di Funny Girl il primo romanzo storico sulla televisione. Cosa che a pensarci bene non dovrebbe stupire più di tanto, se si comincia a riflettere sulla centralità della tv come media al giorno d’oggi, nell’epoca del tablet, del personal computer, degli smartphone.

In una recente intervista rilasciata a l’Espresso Nick Hornby ha dichiarato che il rapporto che si ha con la letteratura dovrebbe essere simile a quello che si ha con la televisione, bisognerebbe leggere quello che ci piace davvero, qualcosa con cui abbiamo una relazione emotiva oltre che intellettuale. Un’affermazione che descrive forse in poche parole anche il lettore ideale che lo scrittore londinese auspica per se stesso e che in effetti è riuscito a creare: un fan appassionato legato in modo viscerale a tutti i suoi romanzi e in costante, trepidante attesa per i romanzi a venire. 

Penguin Book ha pubblicato sul proprio sito quest’intervista a Mr Hornby

Olga Campofreda
Vive a Londra, dove ha conseguito un PhD in Italian studies (UCL). Come ricercatrice si occupa di rappresentazione della giovinezza e romanzo di formazione, controcultura e culture giovanili. È autrice della monografia “Dalla Generazione all'Individuo: giovinezza, identità, impegno nell'opera di Pier Vittorio Tondelli” (Mimesis, 2020) e del reportage narrativo “A San Francisco con Lawrence Ferlinghetti. Viaggio oltre la Beat Generation” (Giulio Perrone Editore 2019). I suoi articoli sono apparsi su Doppiozero, minima&moralia, Ultimo Uomo, Zarina newsletter, La Balena Bianca, Dude Mag. Collabora con il Festival of Italian Literature in London (FILL). Lavora per la nazionale di scherma della Gran Bretagna.
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