Di cosa parliamo quando parliamo di Porno
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Di cosa parliamo quando parliamo di Porno

Sono andata al Salone dell’Erotismo per una sveltina.

Sono andata al Salone dell’Erotismo per una sveltina. Nel senso che comunque ci sono passata solo l’ultimo giorno del baraccone, nonostante spettacoli e mostre si estendessero per l’intero weekend dal 5 al 7 luglio. In ogni caso un’idea volevo farmela lo stesso e neanche la tromba d’aria (forma metereologica particolarmente appropriata al contesto) è riuscita a bloccare la mia marcia verso il PalaCavicchi, Ciampino, U.S.A. Ci arrivo in gruppo con Laura e Matilde, due amiche adibite a fotografe, e Gabriele, il ragazzo di Laura, che per l’occasione ha deciso di indossare una giacca elegante grazie alla quale tutti hanno preso a guardarci con rispetto. Gabriele è un regista horror piuttosto affermato (Il Bosco Fuori), conosce anche Malcom, l’attore di Biancaneve sotto i nani, che mi conferma essere una meravigliosa realtà, mentre io credevo fosse solo un titolo inserito nelle barzellette da tempesta ormonale. Per l’occasione ribattezziamo l’opera prima di Gabriele Il Boschetto fuori e lo spacciamo per un regista porno. Questo fa di noi ragazze delle pornoattrici in gita col capo.

Il PalaCavicchi di Ciampino è il quartier generale della salsa e merengue della zona, ma una volta entrati si rivela subito nella sua nuova veste: un parco tematico per adulti piuttosto spoglio, coerente alle locandine di pornodive a gambe aperte attaccate alla buona sulle pareti del capannone. L’ambiente è perimetrato da stand che espongono giocattoli erotici e travestimenti, biancheria intima osè e semplici biglietti da visita che rimandano a locali notturni. Di tanto in tanto si crea una cupola di gente attorno a un hot spot in particolare: significa che sono arrivate le signorine. Appena entrati vediamo subito una performance che coinvolge due bionde completamente nude che si accarezzano sul pavimento e interagiscono con un tipo spilungone e magro che mi ricorda qualcuno. Ma la cosa divertente è che tutto qui è una reminiscenza, grazie al meraviglioso paradosso della pornografia: conosciamo perfettamente alcune persone nella nostra più profonda intimità, e loro non conoscono noi. Niente è mai stato più simile al concetto di fidanzamento delle scuole elementari.
C’è anche uno stand di libri esclusivamente porno-erotici: dai manuali pratici sulla masturbazione ad atlanti geografico-esplorativi sulla ricerca del punto G, passando per il genere biografico, come Non dire a mia madre che faccio la segretaria (Sperling &Kupfer) scritto da Debora Attanasio, per nove anni segretaria del re del porno italiano, Riccardo Schicchi, deceduto nel dicembre 2012 dopo una carriera di fortunate scoperte, da Cicciolina a Eva Henger e Moana Pozzi. Il libro sarebbe stato presentato l’ultimo giorno del Salone, e, sì, mi sarebbe piaciuto andarci se solo la Red zone non ci avesse letteralmente catturati. Perché dalle otto in poi la situazione ha iniziato a farsi particolarmente calda. Le star sono apparse agli stand con molta più frequenza e sul palco principale hanno smesso di fare ringraziamenti e chiacchiere per dare inizio alle performance live. Prima di raccontarvi cosa mi è successo durante una delle performance, mi sembra giusto informarvi delle seguenti cose, non si sa mai che possano interessare:
a. Il sesso si è ormai adeguato all’era di Master Chef con nuovi originali accessori da accompagnare alla canonica frusta da cucina e alla panna spray. Esiste un grembiule che il partner può indossare per poi assumere una posizione orizzontale e lasciare che la donna in stiletto sottile e micidiale da dodici cm gli passeggi sullo sterno come fosse la Salaria la gradinata di Piazza di Spagna. Abbiamo assistito a una performance dimostrativa fatta per l’occasione da un attore travestito da Daft Punk e un’attrice che forse in curriculum potrebbe inserire i provini di Jersey Shore.

b. Sempre della serie “Sessualità ai Fornelli”, a quanto pare la nuova star del mondo dei sex toys è un uovo. Si chiama Tenga egg ed è un prodotto del Sol Levante: è un oggetto dalla forma ovoidale indirizzato esclusivamente dagli uomini. Si apre in due, l’interno è cavo e bisogna solo inserire il gettone per cominciare a giocare.

c. La mia deformazione professionale mi impone di citare ancora un particolare dal banchetto della libreria erotica: una delle quarte di copertina più rivelatrici di sempre. Il libro in questione appartiene al genere agiografico, si tratta infatti di No, no, Ratzy non è gay di Angelo Quattrocchi, edizioni Malatempora. Il testo svela alcune verità scomode provenienti dalla camera da letto del pontefice appena dimesso: «Perché è omofobo da sempre? Perché si è preso un segretario così bello che lo segue ovunque e gli aggiusta il mantello? Perché ha una dottrina così rigida e una sartoria così garrula, praticamente un coming out sartoriale? In questo libro le risposte. Dai tempi di “Le chiavi di San Pietro” di Roger Peyrefitte (1955) mai era uscito un testo così irridente…».

Dopo aver irriso per qualche minuto, mi sono poi avvicinata al palco sul fondo della sala.

Getting Harder
Premetto che l’ingresso per gli uomini si pagava venti euro e per le donne era quindici, a meno che, come noi, non si avesse un accredito giornalistico o non si venisse scambiati per personaggi del giro, con in tasca una certa sicurezza e dei capelli biondo platino finalmente nel loro habitat naturale. Le esibizioni live sono un mix di videopornografia, strip tease e uno spettacolo di cosplayer. Dopo i saluti di Malcom è stata chiamata sul palco una professionista tra le professioniste: Melany Moore. La sua biografia ufficiale dice che è nata in Romania e ha vissuto in orfanotrofio fino a diciannove anni, quando ha iniziato ad esibirsi nei club sfruttando per gli spettacoli le abilità apprese in tanti anni di Atletica leggera. Uno dei vantaggi di questo sport è che se comunque sei una sega a livello agonistico, puoi sempre riciclarti come star internazionale della lap dance acrobatica. Voglio dire: provateci dopo aver fallito a calcetto. Melany è un’atleta, dunque. Sale e scende dal trapezio, allarga le gambe in mille combinazioni diverse, riesce a dare l’impressione che il pubblico che si accalca alle transenne sia veramente lì attratto da quelle evoluzioni antigravitazionali.

Quando poi torna a terra si sfila il perizoma e rimane completamente nuda, si cimenta in quella che per lei deve essere una banalità incredibile, mentre per gli spettatori si qualifica come il clou della performance: la spaccata. Comunque, signore e signori, the best is yet to come. Il bello, deve ancora venire. Laddove per bello si intende lo spilungone che avevo intercettato appena entrati: Gabriele Paolini, il celebre disturbatore dei telegiornali, che mi si rivela adesso nella sua principale attività di attore porno. Non disturba, Paolini, stavolta se ne sta buono buono mentre Melany Moore setaccia con le tette il suo metro e novanta di altezza orizzontale. Applausi eccetera eccetera. Poi Paolini prende parola. Nonostante fossimo alla fiera dell’erotismo circondati da falli vibranti e vagine di lattice, kit in argilla “costruisci il tuo piacere” e palline anali, il momento di vera pornografia è stato di tipo oratorio. Pornografia orale, dunque, ma senza sesso.

Paolini ha ringraziato l’organizzazione, la prima ad essere riuscita a mettere su un festival di questo tipo col patrocinio della Provincia «de» Roma, poi passa all’elogio del mondo del porno con alcuni condivisibili argomenti: che non sono un baraccone di malati, che la donna è una cosa meravigliosa e la pornografia non fa altro che esaltare le sue doti. La malattia è, in effetti, negli occhi di chi guarda. «Il vero mostro» dice Paolini «è l’uomo». E allora via con l’elenco dei nomi delle vittime di femminicidio più celebri degli ultimi tempi, da Sara Scazzi a Moana Pozzi (non era stata eutanasia?). «Le donne sono bellissime, le donne devono vivere!» ha gridato il disturbatore, «Come per esempio quella bella ragazza bionda». I riflettori hanno ripreso me e la mia cricca. È stato un momento elettrizzante, potete giurarci. Almeno fino a quando Paolini non ha deciso di avvicinarsi a me e prendermi la mano, continuando a gridare al microfono che «Le belle donne devono vivere». Con le brutte non deve averci pensato. Ma bene così. Io ho vinto un perizoma.


Un ringraziamento particolare e inatteso Paolini lo rivolge a Papa Francesco, un pontefice che «già ci sta piacendo molto» per via di alcune affermazioni contro la pedofilia nella Chiesa. A questo punto il momento Maria De Filippi: «Non tutti i preti» confessa il pornoattore «sono come quello che io ho conosciuto da bambino, che mi ha costretto per sempre a essere marchiato da un peso dentro, anzi, dietro di me». Silenzio in sala. Singhiozzi al microfono, giusto un accenno, poi la rivelazione: «La verità è che io lo amavo tanto». Ho visto delle sedie con un dildo fluorescente incorporati nel mezzo, una sella con ben due dildo che si muovevano su e giù in corrispondenza alle rispettive cavità, ho visto una poltrona da dentista che secondo lo stesso principio avrebbe creato “piacevoli anestesie”, ho visto una bicicletta senza sella (indovinate cosa c’era al suo posto). Al Salone dell’Erotismo al Palacavicchi, quello che non ho visto è stato l’erotismo. Il punto più alto del porno, invece, lo ha raggiunto Paolini con il suo discorso: laddove un corpo non può arrivare a spogliarsi oltre la sua stessa pelle, una volta liberato dall’impaccio dei vestiti, per andare oltre c’è solo il patetismo di mettersi a nudo la coscienza in un contesto simile. Un po’ triste, tutto sommato, questa prima prova del Love Lab. Potenzialmente bella, tuttavia, qualora avesse potuto sfruttare più fondi e una migliore strategia di marketing. Il porno è un mondo divertente, andrebbe fatta capire meglio, questa cosa. La perversione, è proprio vero, sta negli occhi di chi guarda. E di chi firma i finanziamenti, soprattutto. Baci baci, Gossip Girl.

Foto di Laura Paj.

Olga Campofreda
Vive a Londra, dove ha conseguito un PhD in Italian studies (UCL). Come ricercatrice si occupa di rappresentazione della giovinezza e romanzo di formazione, controcultura e culture giovanili. È autrice della monografia “Dalla Generazione all'Individuo: giovinezza, identità, impegno nell'opera di Pier Vittorio Tondelli” (Mimesis, 2020) e del reportage narrativo “A San Francisco con Lawrence Ferlinghetti. Viaggio oltre la Beat Generation” (Giulio Perrone Editore 2019). I suoi articoli sono apparsi su Doppiozero, minima&moralia, Ultimo Uomo, Zarina newsletter, La Balena Bianca, Dude Mag. Collabora con il Festival of Italian Literature in London (FILL). Lavora per la nazionale di scherma della Gran Bretagna.
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