Letteratura: Siamo tutte bambinacce
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Siamo tutte bambinacce

Questi componimenti audaci, non solo si leggono di gusto, verso dopo verso, senza poter fare a meno di sorridere, ma sono anche preziosissimi.

«Sono stata una bambina molto irrequieta, talmente infastidita dall’essere ancora una bambina che mi cercavo sempre qualcosa da fare»

Susan Sontag, “Odio sentirmi una vittima, intervista su amore, dolore e scrittura con Jonathan Cott”

«Io volevo il riconoscimento sessuale non quello sociale, la bellezza dell’intensità orgasmica che fa vivere per strada e ovunque valorizzando ogni situazione»

Elvira Banotti, “Una ragazza speciale”

Le bambinacce è il titolo del libro di poesie erotiche scritte a quattro mani da Veronica Raimo e Marco Rossari, edito da Feltrinelli. Questi componimenti audaci, non solo si leggono di gusto, verso dopo verso, senza poter fare a meno di sorridere, ma sono anche preziosissimi.

Preziosissimi perché, anche se di sesso e di sessualità si parla ovunque, si continua a farlo da punti di vista normativi, senza mai liberarsi e liberare da un certo senso di colpa interiorizzato. Le irriverenti “bambine cattive” di Raimo e Rossari, invece, scoprono il proprio corpo e i propri desideri senza i filtri del pudore e della morale comuni, che sfidano facendosi beffe di genitori, maestre e preti:

C’era una bambina
che odiava le favole.
Fissava le tavole
disegnate a china
e mai si lasciava
stregare dalla china
che prendeva la storia,
dalla boria dell’incanto
dalla sequela banale
(tanto, si sa sempre
dove andrà a parare)
della morale eticamente
responsabile, dalla noia
della vicenda edificante
tra le tante possibili
per essere bambine
brave e irreprensibili.

Ancora sfatano vecchi luoghi comuni sull’Uomo Nero, con il quale diventa bello amoreggiare sotto al letto: finché una notte tocca/ e trova l’Uomo Nero. / Nascosto come ogni sera / sotto il letto padronale / ma tale era la bufera / che gli aveva preso male. / Tremava tutto quanto/ due corpi nudi e affranti / che stringersi fu un attimo / e pure sbaciucchiarsi.

Le bambine o i “bimbobimba” di queste filastrocche, insomma, si emancipano da giudizi esterni di sorta, sia che provino piacere attraverso il dolore (Quel dolore era un tesoro,/ ciò che aveva di prezioso, / più prezioso degli amici, / più prezioso del decoro, / più prezioso della bici.) sia che vogliano vivere la sessualità al di fuori di un legame sentimentale (Gradiva il senso sciolto/ del sesso libero / il desiderio sconvolto / del verso brivido. / Niente costrizioni / niente limiti.), o ancora che vogliano amare troppo, senza riserve: La bimba dissipò / ciò che restava / fino allo stremo / fino alla morte / senza pudore / strafatta d’amore.

Non c’è periodo più leggero e allo stesso tempo più fortemente sovversivo della pubertà, durante il quale si esplora a fondo la propria fisicità e l’unico criterio a cui si risponde è l’indomito «cane nero desiderio»:


C’era una bambina
che tutto il giorno
ma proprio tutto
il giorno intero
veniva seguita
da un cane nero
[…]
A guardarlo
negli occhi,
tetro e sincero,
nobile e serio,
faceva paura
col suo imperio
e questo perché
il cane nero
era il desiderio.

Un desiderio che non necessita di sublimazioni etiche per essere legittimato e nobilitato, che anzi all’etica fa sberleffi: le bambine non hanno bisogno di diventare adulte per accettarsi, ma anzi sono già libere e consapevoli molto più di un qualsiasi adulto, ed è solo in questa dimensione di libertà che sono davvero incluse tutte le pulsioni che ci animano. Quella stessa libertà della poesia di P. Eluard che Frédérique scrive sulla schiena di Lawrence in Lawrence Anyways di Xavier Dolan:

Sur la santé revenue
Sur le risque disparu
Sur l’espoir sans souvenir
J’écris ton nom

Scoprendo il proprio corpo, infatti, si può anche scoprire che questo non ci calzi bene addosso: una bambina / che era un bambino, / non lo avresti mai detto/ a giudicar dal reggipetto / che rubava alla mamma / per imbottirlo di ovatta. / Rubava pure il rossetto, / la cipria, i tacchi a stiletto / poi si provava gli orecchini / e il vestito coi lustrini, / persino un certo azzardo / col perizoma di leopardo. […] Il prete lo voleva chierichetto / lei si presentava col corsetto. / Gli indicavano l’orinatoio: / “Piuttosto il nodo scorsoio!”. / Tutte le sere pregava Gesù / ché quel coso non lo voleva più…

Che si voglia indossare abiti diversi da quelli che la società ci impone, o che si amino le pratiche sessuali più spinte (come ne La bambina che voleva essere punita) o percepite come imbarazzanti, non c’è più alcun problema, e d’altronde perché dovrebbe? Qualsiasi disdegno scandalizzato viene ridicolizzato dall’evidenza prorompente della gioia e al tempo stesso dell’innocenza con cui le bambinacce mettono in atto le loro pratiche preferite.

Si dice spesso in aria di retorica stucchevole e conservatrice che abbiamo molto da imparare dai bambini: in questo caso le bambine di Raimo e Rossari hanno tutt’altro da insegnarci: il piacere e la sensualità liberi ed emancipatori, per tutt*.

Valeria Marzano
Valeria Marzano
Classe '95, vive a Roma e studia filosofia. Cerca continuamente vie di fuga ed ama i contenuti in low qual.
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