Musica: 100 di questi dischi, Umor Rex
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100 di questi dischi, Umor Rex

Quest’anno una delle mie etichette discografiche preferite, la messicana Umor Rex, ha raggiunto il traguardo della centesima pubblicazione con l’uscita di The Shameless Years di Rafael Anton Irisarri: un album maestoso, a suo modo politico, dai toni particolarmente scuri soprattutto negli ultimi due brani, quelli in collaborazione con l’artista iraniano Siavash Amini. L’uscita del disco […]

Quest’anno una delle mie etichette discografiche preferite, la messicana Umor Rex, ha raggiunto il traguardo della centesima pubblicazione con l’uscita di The Shameless Years di Rafael Anton Irisarri: un album maestoso, a suo modo politico, dai toni particolarmente scuri soprattutto negli ultimi due brani, quelli in collaborazione con l’artista iraniano Siavash Amini. L’uscita del disco numero 100 mi è sembrata l’occasione giusta per approfondire la storia e il catalogo di questa etichetta, da sempre focalizzata su sonorità sperimentali e d’avanguardia, le cui uscite si fanno apprezzare non solo per la qualità delle proposte, ma anche per via dell’incredibile lavoro fatto sulle copertine da Daniel Castrejon, graphic designer e gestore di Umor Rex. È proprio con lui che ho fatto due chiacchiere, parlando un po’ di tutto: inevitabilmente di dischi, ma anche di design, riferimenti artistici, scene musicali, e di com’è nata a Città del Messico una delle migliori etichette del pianeta.

 

 

Partiamo dal principio: Umor Rex è nata nel 2006 come un’estensione del progetto editoriale Contramotor. Di che cosa si trattava?

Contramotor è stato un progetto editoriale che ho creato con il mio amico Lalo circa 15 anni fa, intorno al 2003, quando eravamo ancora molto giovani. Era una zine artistica: si parlava di musica, di letteratura, di architettura, di fotografia, e così via. Usciva tutto online ma avevamo alcuni numeri cartacei, una pubblicazione bilingue in inglese e spagnolo. Nel corso del tempo i contenuti musicali sono diventati sempre più numerosi, con particolare attenzione a sonorità sperimentali, piccole etichette, avanguardia; e poi grandi classici che amavamo come US Maple, Jim O’Rourke, Fennesz, fino ad Autechre o Venetian Snares. Abbiamo iniziato a ricevere molta nuova musica di nuovi artisti da recensire, e allora ho pensato di fare uscire una compilation, un cd da allegare all’ultimo numero di Contramotor, e invece alla fine ho preferito pubblicare il disco di un singolo artista, ma questo non c’entrava più molto con Contramotor, così ho inaugurato Umor Rex.

Questo è un passaggio interessante. Come hai sviluppato l’idea di una nuova etichetta discografica, e perché l’hai chiamata Umor Rex?

Amo la musica e il design. Ma più di queste due cose astratte, mi piace il lavoro d’archivio e quello editoriale. Ed è quello che ho fatto in tutta la mia vita. Per diversi anni mi sono occupato della veste grafica e tipografica dei libri. Ho Umor Rex per pubblicare dischi, e questo è il motivo, rispetto molto il lavoro di divulgazione, in piccola o larga scala. E di certo ho un interesse speciale per le idee d’avanguardia e le correnti teoriche internazionali. Il nome Umor Rex non significa nulla in realtà, è un gioco di parole che suona bene. Volevo qualcosa con “rex”, perché significa “re” in latino. E poi abbiamo “umor”, senza la “h”, mi piace l’umorismo, in particolare quello più nero. Humor è una parola che si pronuncia nello stesso modo in inglese e in spagnolo. Ho tolto la “h” per via di Ubu re, del drammaturgo francese Alfred Jarry, padre della “patafisica”, la finta filosofia dell’assurdo. Perciò alla fine “Umor Rex” significa “il senso dell’umorismo del re”, nel mondo patafisico di Jarry, credo.

 

 

C’è un biennio che mi sembra da approfondire, il 2012-13, quando Umor Rex smette di pubblicare solo in digitale e passa ai formati fisici. E dal 2014 comincia a pubblicare molti più dischi che in precedenza. Cosa è successo?

In realtà le primissime uscite in vinile sono del 2011. E abbiamo avuto delle cassette in precedenza, e sporadicamente dei cd-r fin dal 2006. La quantità di pubblicazioni dipende dal tempo che ho per lavorarci. Questo è un altro argomento, ma l’etichetta viene gestita solo da me. Un grande aiuto me lo danno i nostri distributori; Morr Music in Europa e Thrill Jockey in Nord America sono estremamente importanti per la vita di Umor Rex, sono il canale che fa trovare le nostre uscite nei mail-order e nei negozi di dischi. Ho un lavoro a tempo pieno in una casa editrice, e il mio studio di progettazione personale, dove lavoro per musei, festival, altre etichette e istituzioni culturali. Mi piacerebbe avere più tempo da dedicare ad attività come Umor Rex, ma è impossibile. In sostanza il numero di uscite per anno dipende dal mio tempo e dalle mie risorse. Penso che ogni anno sin dalla fondazione nel 2006 sia stato importante, però sì, è chiaro che quello è stato un periodo chiave perché abbiamo iniziato a stampare in vinile e ad avere dei veri canali di distribuzione.

Nel corso degli anni hai anche realizzato gli artwork delle uscite di Umor Rex. Come hai ideato e poi rinnovato la veste grafica? È contemporanea e classica al tempo stesso, unica e immediatamente riconoscibile, e si è anche evoluta con coerenza, mi sembra.

Penso che all’inizio l’estetica di Umor Rex fosse un po’ più radicale, ero giovane e sovversivo. Sono sempre stato influenzato dal design tedesco, svizzero e russo dell’inizio del XX° secolo. Ma nei primi anni di Umor Rex avevo un’ossessione per Robert Rauschenberg e Francis Bacon, e più nello specifico per le “follie editoriali” del dadaismo. Con il tempo però sono tornato alle basi, potrei dire che la principale influenza ora è László Moholy-Nagy. E poi il Bauhaus in generale, e il discorso editoriale svizzero classico, come Typografische Monatsblätter. Mi piace una tipografia originale ma semplice, con colori pieni, ma non molti, solo due o tre.

 

 

Mi sorprende che pubblichi pochissimi artisti messicani. Quindi ti chiedo: com’è gestire un’etichetta discografica a Città del Messico, e che rapporto c’è tra Umor Rex e la scena locale?

La scena musicale a Città del Messico attualmente è molto ricca. Ci sono tanti musicisti che fanno un lavoro fantastico, e ci sono un sacco di festival e musei che danno spazio a sonorità elettroniche e sperimentali. Ma credo che la risposta alla domanda stia nel mio background. Non vado a molti concerti, ascolto la musica a casa, il mio approccio è lo stesso con la scena locale e con quella internazionale, e consiste nel comprare dischi, leggere le riviste… è più una connessione globale. Il mio gruppo di amici si trova più nel campo editoriale e letterario. Dunque posso dire che purtroppo non sono presente nella scena locale, ma quando ho l’opportunità di ascoltare qualcosa, devo dire che quasi sempre sono colpito dalla buona qualità delle proposte musicali. Però non si tratta della musica che voglio per Umor Rex, è differente, musica eccellente… ma diversa, Umor Rex ha un’anima antica.

Quest’anno hai pubblicato la centesima uscita di Umor Rex: The Shameless Years di Rafael Anton Irisarri, che è per distacco il mio disco ambient preferito del 2017. Il numero di catalogo 100 è un traguardo importante.

Disco straordinario. Rafael è venuto a novembre a Città del Messico per suonare a Mutek Mexico. E quello è stato il primo live di The Shameless Years, una serata molto intensa dal punto di vista emotivo. Questo disco è tanto pericoloso quanto bello. Un modo perfetto per celebrare le 100 pubblicazioni di Umor Rex. L’album è uscito ad agosto, poi a ottobre sono arrivati i quattro lavori di Levels, Mikrovolt, Maymind e Tüth, in cassetta. Mentre il disco più recente è Als Ob del duo tedesco Phantom Horse, pubblicato in LP, una gemma piena di kraut spirituale e sintetizzatori, questi ragazzi sono incredibili, e siamo all’uscita numero 105… e adesso sono al lavoro sulle prime cose per il 2018.

 

 

Dopo il terremoto che ha colpito Città del Messico a settembre hai donato il 100% dei ricavi delle vendite attraverso Bandcamp alla croce rossa messicana per alcune settimane. É stato un bel gesto. La musica è sempre stata un ottimo mezzo per promuovere cause politiche e sociali. Our First 100 Days è un altro buon esempio recente. Com’è andata?

La campagna è andata bene. È un piccolo aiuto per Città del Messico, che non è solo casa mia, è uno dei miei luoghi preferiti al mondo. Amo davvero questa città e la sua gente. Le nostre vendite non sono certo un mucchio di soldi, Umor Rex è una piccola etichetta, ma sono comunque qualcosa, una dimostrazione di amore per questo posto. Non posso immaginare Umor Rex slegata da Città del Messico. Dici bene, Our First 100 Days è un altro esempio, una meravigliosa iniziativa contro Trump, piena di grande musica.

Ora arriva la domanda campanilista: in Italia c’è ormai una buona tradizione in ambito sperimentale, con etichette come Boring Machines, Fratto9 Under The Sky, Farmacia 901. Conosci la nostra scena?

Certo che seguo la scena italiana, e non solo negli ultimi anni, ricordo bene i Larsen di Torino, ero un loro grande fan all’inizio del 2000. Della nuova scena adoro Adriano Zanni, e Torturatori è un album fantastico. Mi piacciono anche altri generi di musica elettronica italiana, ad esempio Lorenzo Senni.

 

 

Il 2017 è quasi finito, quali sono stati i tuoi dischi preferiti quest’anno? Quelli usciti per Umor Rex non valgono!

Domanda difficile, ogni anno ho un’idea molto chiara di tutto quello che è uscito e posso scegliere i miei album preferiti, ma il 2017 è stato un uragano sotto molti aspetti. Un grande problema sentimentale, il terremoto, il trasloco in un nuovo appartamento. Ho comprato molti dischi quest’anno ma non mi sono ancora schiarito le idee, perciò scelgo questi, con il rischio di cambiare idea tra un minuto:

Forest Swords, Compassion
Lovebrain and Diskotäschchen, Lovebrain and Diskotäschchen
Four Tet, New Energy
Emptyset, Borders
Yair Elazar Glotman & Mats Erlandsson, Negative Chambers
Rayon, A Beat of Silence
Gas, Narkopop

Gilles Nicoli
Gilles Nicoli
È nato a Roma sette giorni prima che Julio Cortazar morisse a Parigi. Consiglia musica su Movimenta e ha organizzato concerti e festival. Ama il cinema, la buona letteratura e la frutta.
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