Il 2017 in musica: l’anno dei grandi ritorni
Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Il 2017 in musica: l’anno dei grandi ritorni

Un anno così poco moderno da rappresentare in modo perfetto e definitivo lo spirito dei tempi. Dai Grizzly Bear agli Slowdive; dai The Shins ai Gorillaz.

Illustrazione di Fabulo.

 

Messi finalmente da parte i bilanci, le classifiche e le considerazioni sul 2016, scopriamo che c’è un nuovo anno che è iniziato ormai da un pezzo e che, ansioso di farsi notare, scalpita, programma, fa promesse; è il 2017, e potrebbe essere un anno modernissimo, vale a dire così poco moderno da rappresentare in modo perfetto e definitivo lo spirito dei tempi: un’epoca in cui il futuro, sapendo di ispirare ben poca fiducia, tende a farsi vedere proprio poco, e il campo è sempre più libero per le scorribande della nostalgia, sentimento del resto dominante già da diversi anni. Non bastassero gli arrivi, già previsti, sui grandi schermi di un nuovo episodio di Guerre stellari e del sequel di Trainspotting, e sui piccoli schermi della terza stagione di Twin Peaks, il mercato discografico offrirà agli appassionati di musica una serie di grandi ritorni che appare senza precedenti. Sono davvero tante le band che mancavano da un pezzo e che hanno un nuovo album pronto a uscire nel corso del 2017. Per comodità, definiamo “da un pezzo” come almeno un lustro, e andiamo subito a vedere quali dischi sono in arrivo.

 

Mancavano da 5 anni (2012)

A novembre gli Spiritualized hanno celebrato con un anno di anticipo il ventesimo anniversario di uno dei loro migliori lavori, Ladies and Gentlemen We Are Floating in Space, allo scopo di riservare ogni attenzione, nel 2017, al loro nuovo album; la band ha spiegato questa curiosa scelta con una serie di tweet (1, 2, 3). Sempre da Twitter è arrivato tempo fa quello che è in sostanza l’annuncio di un nuovo album dei Grizzly Bear pronto a uscire a breve. Nuovo disco anche per i Dirty Projectors: già lo scorso anno era uscito il loro nuovo singolo Keep Your Name, e ancora una volta da Twitter scopriamo che nel brano, dagli sviluppi come al solito imprevedibili, ci sono campionamenti da due pezzi, uno di Dan Deacon e uno degli stessi Dirty Projectors; pochi giorni fa è arrivata anche un’altra anticipazione, con Up In Hudson.

 

 

The Shins: pure loro hanno già fornito un paio di assaggi del loro prossimo lavoro, lo scorso anno con il singolo Dead Alive, e pochi giorni fa con Name For You, due dei loro tipici brani pop che nascono subito senza tempo; entrambi saranno inclusi nel loro album Heartworms, in uscita il 10 marzo.

 

 

Pubblicato due settimane fa, anche I See You di The xx è il nuovo disco di un gruppo che mancava da un lustro, e che sembra aver beneficiato molto del fatto che nel frattempo un membro del terzetto, Jamie, sia diventato uno dei migliori producer di musica elettronica in circolazione.

 

 

Quando all’inizio del 2015 i Chromatics hanno promesso che il loro nuovo album Dear Tommy sarebbe uscito in tempo per San Valentino, effettivamente non hanno specificato di che anno: l’estate scorsa è uscito il video per la title-track però, quindi forse ci siamo.

 

 

Nonostante 5 anni di assenza dalle scene siano ormai assimilabili all’eternità, sembrano fin qui avere tutti atteso il minimo indispensabile per finire in un articolo come questo; si può fare di meglio.

 

Mancavano da 7 anni (2010)

The Good, The Bad & The Queen, i Blur, i dischi solisti Mali Music e Everyday Robots: non servono ancora prove della capacità che ha Damon Albarn di trasformare tutto in oro. Negli ultimi tempi sono arrivati diversi segnali di una ripresa delle attività del progetto Gorillaz: ad esempio un bel mixtape di Noodle, con scaletta tutta al femminile, è apparso su SoundCloud nei primi giorni dell’anno. L’arrivo di un loro nuovo lavoro nei prossimi mesi è poi diventato certezza con il singolo Hallelujah Money, la canzone dell’avvento della presidenza Trump, pubblicato non a caso alla vigilia del suo insediamento alla Casa Bianca.

 

 

Mancavano da 9 anni (2008)

Lo slowcore è un genere musicale che ha vissuto la sua epoca d’oro negli anni ‘90, quando sono usciti i migliori — in alcuni casi gli unici — album di band come Codeine, Low, The Black Heart Procession o Bedhead. Questi ultimi si sciolsero nel 1998, e un anno dopo i due fratelli Matt e Bubba Kadane, rispettivamente voce e chitarra del gruppo, diedero vita a un nuovo progetto, The New Year, insieme a Chris Brokaw, ex Codeine. Le coordinate sonore erano le solite, caratterizzate da una ricercata lentezza e da testi introspettivi e deprimenti, spesso incentrati sul passare del tempo e l’incombere della vecchiaia, temi che comunque ci si può aspettare di trovare nelle corde di un cantante che è anche docente di storia. Dopo il debutto con Newness Ends, nel 2000, e il successivo The End Is Near, datato 2004, il gruppo aveva fatto perdere le sue tracce dopo la pubblicazione dell’album omonimo nel 2008. Torna ora con un nuovo lavoro intitolato Snow, che uscirà il 28 aprile.

 

Mancavano da 11 anni (2006)

Ora si comincia a fare sul serio. ll 2006 musicale si aprì male, con Jason Lytle dei Grandaddy che annunciava lo scioglimento di una delle migliori band ad aver fatto da colonna sonora alla fine degli anni ‘90 e all’inizio del nuovo millennio, con quattro dischi: Under The Western Freeway (1997), The Sophtware Slump (2000), Sumday (2003) e Just Like The Fambly Cat, che sarebbe uscito pochi mesi dopo, a mo’ di epitaffio. Palate di tristezza: in un’intervista concessa a Drowned in Sound, venne fuori che durante le registrazioni del disco Jason Lytle aveva perso la ragazza, gli amici, la casa, si era estraniato dalla sua stessa famiglia, e aveva composto l’album praticamente da solo, facendolo uscire a nome della band solo perché riteneva fosse «molto più naturale pensare a una band che fa del rock insieme piuttosto che immaginare un tizio frustrato che alle 4:30 del mattino sta in boxer e con i capelli per aria a lavorare sulla stessa parte di tastiere da quattro ore e mezza». La reunion dei Grandaddy è arrivata nel 2012, e il prossimo 3 marzo arriverà anche il loro quinto disco, intitolato Last Place. Sono già usciti tre brani: Way We Won’t (imperdibile il video, con protagonista Jason Ritter), A Lost Machine ed Evermore, che mostrano una band in forma semplicemente smagliante.

 

 

Mancavano dal 12 anni (2005)

I Soulwax li scoprii nel 1998, quando internet era ancora un po’ come se non esistesse e per ascoltare nuova musica interessante toccava fare tardi di fronte a MTV e a programmi come Brand:new di Massimo Coppola; era appena uscito il loro album Much Against Everyone’s Advice, e nel videoclip che accompagnava la title-track c’erano delle lettere giganti che inseguivano quella che all’epoca sembrava la band più cool di tutto il Belgio, insieme ai dEUS. Dopo qualche tempo i Soulwax tornarono con Any Minute Now; era il 2004 ed era cambiato tutto: c’era molta più elettronica, c’era un pezzo scritto da James Murphy, c’era tutta l’esperienza maturata da David e Stephen Dewaele, due quarti della band, come 2manydjs. L’anno successivo uscì Nite Versions, un disco composto in larga parte da versioni alternative degli stessi brani, definitivamente rivisti in ottica dancefloor. Da allora la loro discografia è rimasta in sostanza ferma fino all’uscita, lo scorso anno, della colonna sonora del film Belgica, interamente curata dai Soulwax, che per l’occasione hanno scritto 15 pezzi e li hanno attribuiti a 15 band immaginarie, ognuna con il proprio stile: un ottimo antipasto per il ritorno vero e proprio, che avverrà il 24 marzo, quando vedrà finalmente la luce il loro nuovo album, intitolato From Deewee.

 

Mancavano da 14 anni (2003)

The Wrens: loro meriterebbero un articolo a parte, ma l’attesa è a ormai a livelli che rendono difficile persino parlarne.  Il loro nuovo album, il primo dall’uscita di The Meadowlands nel 2003, dovrebbe essere pronto dal 2015, dopo un lungo e travagliato processo di scrittura, prolungato da una certa insoddisfazione per i risultati raggiunti, con momenti di vero sconforto causati da privatissimi confronti tra le nuove canzoni e il materiale precedente, con conseguenti ammissioni del tipo «i nostri migliori anni sono ormai alle spalle»; a placare la fame dei fan sono arrivati nel frattempo giusto uno spezzone di canzone, Three Types of Reading Ambiguity, e una versione completa ma solo strumentale di un’altra, At Irish Exit; e intanto il contratto discografico per far uscire l’album con un’etichetta ancora top-secret era stato firmato già nel 2014; in tutto il 2016 poi, nemmeno un post sul loro sito; infine, pochi giorni fa, la notizia che il disco potrebbe essere pubblicato a settembre o a ottobre.

 

Mancavano da 17 anni (2000)

Nel 2000 uscirono due dischi di cui si poteva capire l’enorme portata prima ancora di aver completato il primo ascolto: Kid A dei Radiohead e Relationship of Command degli At the drive-in. Il successo della band post-hardcore texana fu improvviso e talmente sconvolgente da portarla allo scioglimento nel giro di un anno; poi due reunion, una prima volta nel 2012, una seconda nel 2016, hanno rimesso insieme la formazione originale, che si era divisa andando a formare due altri gruppi, The Mars Volta e Sparta. L’uscita di un loro nuovo disco potrebbe essere vicina, considerata la pubblicazione del singolo Governed by Contagions il mese scorso, ma il rischio di una prova opaca, come è stata quella dei riformati Refused nel 2015, appare molto alto.

 

 

Mancavano da 19 anni (1998)

Il 2017 sarà anche l’anno del ritorno di The Jesus and Mary Chain: la storica band dei fratelli Reid, che nel 1985 con l’album Psychocandy (l’unico con in formazione anche Bobby Gillespie, futuro leader dei Primal Scream) praticamente diede origine a un nuovo genere musicale, lo shoegaze, aveva prodotto il suo ultimo materiale originale nel 1998, quando uscì Munki. Il gruppo aveva già celebrato un’inattesa reunion nel 2007, con tanto di esibizione al Coachella con Scarlett Johansson sul palco durante l’esecuzione (possibile doppio senso) del loro classico Just Like Honey, brano scelto da Sofia Coppola per la sequenza conclusiva di Lost In Translation; non aveva però ancora fatto uscire nulla di nuovo. Intitolato Damage and Joy, il loro prossimo disco verrà pubblicato il 23 marzo, già anticipato dal singolo Amputation.

 

 

Mancavano da 21 anni (1996)

Ancora shoegaze: i Ride li avevamo ascoltati per l’ultima volta nel 1996, quando uscì il non imprescindibile Tarantula. La loro reunion è arrivata nel 2014: un anno dopo il nuovo disco dei My Bloody Valentine, un anno prima del nuovo disco degli Swervedriver. Archiviato nel 2015 il tour per celebrare i 25 anni del loro lavoro più fortunato, Nowhere, lo scorso anno hanno cominciato a lavorare su del nuovo materiale, e nelle ultime settimane si è intensificata la frequenza dei loro post su Instagram, tutte immagini dal loro studio di registrazione, segno che non manca molto alla pubblicazione di quello che sarà il primo album dei Ride da 21 anni a questa parte. Dei nomi storici dello shoegaze, a questo punto, ne mancherebbe all’appello solo uno: lo trovate giusto qui sotto.

 

Mancavano da 22 anni (1995)

Gli Slowdive faranno uscire un nuovo album quest’anno. Dopo aver pubblicato tre dischi in grado di alterare la percezione del tempo come Just for a day (1991), Souvlaki (1993) e Pygmalion (1995), è quasi ingiusto chiedergli di tornare su quei livelli, e in questo senso Star Roving, il primo loro nuovo brano che abbiamo la possibilità di ascoltare dopo 22 anni, non aiuta troppo a capire se prepararsi ad una mezza delusione o al momento più magico del 2017. Il loro nuovo lavoro, ancora senza un titolo e senza una data di uscita, verrà pubblicato dall’etichetta indipendente Dead Oceans.

 

 

Illustrazione di Fabulo.

Gilles Nicoli
È nato a Roma sette giorni prima che Julio Cortazar morisse a Parigi. Scrive di videogiochi su Ludica. Ama il cinema, la buona letteratura e la frutta.
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