Musica: Duke Montana
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Duke Montana

Noi romani abbiamo tante doti positive. Sappiamo fare tutto, siamo disorganizzati come i napoletani ma ce la tiriamo come dei milanesi.

Noi romani abbiamo tante doti positive. Sappiamo fare tutto, siamo disorganizzati come i napoletani ma ce la tiriamo come dei milanesi. Ma se c’è una cosa che ci contraddistingue, che sappiamo fare meglio degli altri, quello è il Rap. Senza che mi dilunghi ad illustrare tutti gli artisti di enorme calibro che sono nati e hanno scritto di Roma, credetemi sulla parola.

O cercate su Wikipedia.

Ci avviciniamo a “Golden Age” negozio di abbigliamento di possesso di Duke Montana, rapper romano strettissimo collaboratore del TruceKlan. Il Truceklan è un progetto rap romano che calca le scene da quasi 10 anni che per i non addetti ai lavori, e per non dare un giudizio di parte, che sia positivo o negativo, è paragonabile ad una mattonata contro una vetrina.

Figo, ma meno interessante se la vetrina è quella del tuo negozio.

Duke può essere considerato una personalità “di mezzo” nella scena rap romana: background culturale multi variegato, attitudine da periferia malfamata, ed una passione per il soul che gli consente di scrivere e cantare persino ritornelli melodici che si incastrano alla perfezione con il resto.

Passiamo dall’entrata del locale, vediamo subito dei ragazzi che parlano con Duke. Ci parlano come se fosse un punto di riferimento, e probabilmente lo è, data la fama sua e del klan li a Centocelle. Lui non sembra comportarsi in maniera distante, anzi parla un bel po’ con i ragazzi, e mi pare addirittura di scorgere consigli sulla scuola. Una volta usciti i ragazzi, incredulo, mi avvicino a lui, mi presento e comincio a parlarci del più e del meno.

«Adesso non potrei rilasciare interviste, sto scrivendo un libro sulla mia vita collaborando con un autore, ma a un paio di domande rispondo volentieri.»

Poco dopo entra una mamma con un ragazzo di circa 16 anni che vuole cambiare un cappello. Duke li aiuta e poi viene da noi.

Si siede e cominciamo con le domande.

Parlaci della tua adolescenza, dove hai vissuto e  come hai iniziato a interessarti al rap.

In tutta la vita ho vissuto a Roma, Texas, Las Vegas, Los Angeles, Londra, addirittura ad Ostia, anche. Da 10 anni vivo a Centocelle. Ho cominciato ad interessarmi al rap nell’87 negli USA, ascoltavo artisti come N.W.A. e Public Enemy. In Italia ho fatto il primo disco a 15 anni, coi Power MCs e c’era anche Ice One. Poi lui ha prodotto i Colle del Fomento, io invece sono andato negli USA e ho lavorato con altri artisti rap underground. Ho scritto le mie prime canzoni a 13 anni. Non è che sia stato facile far Rap in quegli anni, ho sempre scritto canzoni perché mi piaceva, ma non ho mai pensato che sarei diventato famoso o che avrei fatto il cantante ancora oggi. Durante gli anni ho anche collaborato con Ice-T, Kid Frost e Africa Bambaata.

A proposito di Centocelle il quartiere dove ti sei stabilito adesso, è qui che gestisci il tuo negozio Golden Age. E’ quasi un punto di culto qui, vengono spesso sia ragazzi e adulti, no?

Sì, pensa che sono venuti addirittura dalla Svizzera, apposta per venire al mio negozio. Pensavo di aver battuto il record! Poi un giorno è venuto un tipo dall’Australia, è venuto in bici, parlava solo inglese. Gli ho chiesto “ma sei venuto a visitare Roma, il Colosseo?” e lui “no, sono un italo-australiano e sono venuto qua per te, perché sei il mio idolo”. Io quando non registro, non sono in tour, sto qui al negozio. Vengono bambini, genitori, fans e altra gente che ci segue!

A proposito di genitori, che ne pensi di tutte le critiche fatte verso il fattore “violenza” nella vostra musica? Ti ha mai creato problemi?

Spesso vengono anche i genitori dei ragazzi ad accompagnare i figli e la cosa bella è che appoggiano il figlio nel seguire questa musica. Significa che c’è libertà: lasciano ascoltare ai ragazzi quello che vogliono. Pensa che qui accanto c’è un negozio di mobili, il figlio del proprietario è un mio fan, e il padre gli dice “se non studi, e non fai i compiti non ti ci porto al concerto di Duke Montana”. E’ bello che non prendano troppo sul serio queste cose: io quando ascoltavo NWA e Public enemy non uscivo mica di casa con la pistola ad ammazzare la gente. (risate di tutti, si parla anche di GTA e della violenza nei videogames).

Alla fine tenere lontani i figli da quello che c’è intorno non è necessariamente una cosa giusta, no?

Un genitore che nasconde il figlio dalla realtà sbaglia. Perché poi è impreparato alla vita, è importante sapere come va il mondo. Il mio motto è vivi e lascia vivere. Se ti piace quello che fai, se ti fa stare bene con te stesso, va benissimo. Ho saputo che molti ragazzi iniziano la giornata ascoltando la mia musica. Se sentono qualcosa e gli piace, sono solo contento.

Siamo d’accordo! Alla fine i quartieri del casilino (n.d.A. Centocelle è uno di quei quartieri) sono tristemente afflitti da criminalità piccola e grande.

Si, è vero, per questo io scrivo di quello che mi circonda. Per me la musica è uno sfogo. Se non vedo cose belle intorno a me, ne parlo. Se la mia realtà è quella, ne traggo ispirazione. Una canzone d’amore da parte mia sarebbe falsa, anche se ne ascolto diverse di canzoni del genere.  I testi mi passano per il cervello e mi ispiro a chi mi sta intorno, al periodo che sto passando, al posto in cui vivo e poi li scrivo. Non mi studio le canzoni a tavolino perché siano dei successi commerciali, non scrivo canzoni perché siano radio-friendly, anche perché spesso la tua idea viene rivoltata per fare soldi e a quel punto si perde l’idea originaria. Ma non per questo sono totalmente contro le major. Né tantomeno ho qualcosa contro quelli che stanno sotto major, come Fabri Fibra, ma preferisco rimanere indipendente perché solo così riesco ad essere me stesso.

Dicci del Klan, come è cominciato tutto?

All’inizio i luoghi in cui ci ritrovavamo erano piazza Lodi, Circolo degli Artisti etc. Ci vedevamo fuori dal pub Teddy, era ed è un ritrovo di rappers. I primi tempi, nell’anno 2000, facevamo freestyle con Metal Carter, Cole, Noyz a fine serata, e anche dopo la chiusura . Poi è uscito spontaneamente un rapporto d’amicizia, abbiamo fatto tante canzoni insieme, ci siamo appoggiati allo studio di registrazione del Quadraro Basement, abbiamo fatto e faremo tanti progetti insieme.

E cosa ti hanno trasmesso? Molti di loro come Metal Carter sono appassionati di Metal e Hardcore, tu hai altre influenze?

Mi piace anche il soul. Ci sono molte canzoni d’amore tra quelle che ascolto. Mi piace anche il progressive rock e l’hard rock, mi piacciono i Metallica ad esempio. Come Metal Carter sono cresciuto con i film horror come Texas Chainsaw Massacre (Non aprite quella Porta NDA). Ma il rap è sempre stato il mio genere, mi ha dato tanto. Soprattutto il rap underground East Coast e West Coast della fine degli anni 80. Adesso i miei punti di riferimento sono Mobb Deep, il Wu Tang Clan, Kool G Rap, N.W.A. e Public Enemy.

Tu hai un figlio che si chiama Luca, e ha 16 anni se non sbaglio.

Si, mio figlio è un beatmaker molto attivo; è bravissimo, ha retto 3 show al TruceFest. Al momento è in 3 progetti: un disco con i migliori rapper underground americani in uscita prossimamente, poi farà da beat maker per BBC (Black Bandana Click) (un nuovo progetto in cui ci siamo io, Noyz e Metal Carter) il cd si chiama Klan Related. Ma la cosa che per me è più importante è che produrrà da beatmaker anche il mio nuovo disco che uscirà nel 2011.

Hai detto delle cose interessanti prima ai ragazzi che sono entrati per la foto. “Quale consiglio daresti a tuo figlio per vivere una buona vita?

Gli direi di non arrendersi di fronte ai problemi. Credi in quello che fai e persevera nel raggiungere i tuoi obiettivi. Non ti far buttare giù dalla gente che ti vuole solo bloccare. Se non fai niente a nessuno, perché gli altri ti devono impedire di raggiungere un sogno? Se non fai del male agli altri, continua a fare quello che ti piace e basta!

E se un giorno arrivasse a casa che ne so, completamente tatuato?

Se non si fa del male non ho nessun problema! Certo mi piacerebbe almeno parlarne con lui, per capire cosa ne pensa prima.

Tra le vostre collaborazioni e i vostri amici spicca Necro (rapper US piuttosto famoso). C’è un rapporto di stima reciproca?

Si, lo sento spesso, mi scrive e mi fa spesso complimenti per le canzoni! A me piace quello che fa lui, e a lui piace quello che faccio io. Spesso vede i nostri video e mi chiama e mi dice “grande! Ho visto che hai messo la mia maglietta”. E’ una gran persona, abbiamo anche suonato insieme al Villaggio Globale.

Che ne pensi del successo che sta avendo il Klan? I vostri concerti sono sempre strapieni, e non è raro vedere in giro vostre magliette, non necessariamente a b-boy comunque.

Youtube ha aiutato molto, Mtv non fa passare niente ormai. Diciamo che il nostro successo sta nel passaparola, il nostro nome gira per le strade, uno lo consiglia a un altro e così via. Non mi aspettavo assolutamente un successo così, in ogni caso.

A proposito di video, Corpus Christi è uno dei clip più visualizzati tra quelli del Klan, un video di un pezzo con Gel e Metal Carter.

Corpus Christi è uscito 6 anni fa. Era un bel combo: io, Metal Carter e Gel. Il fatto che riprendesse Amore Tossico e che fosse di una qualità cosi’ poco elaborata lo fece piacere subito, lo rese più “street”. Nessuno l’aveva mai fatto così street un video, ed anche la mia strofa è molto aggressiva: se ci vedete sulla metro col Whiskey è perchè abbiamo girato con i ragazzi che conoscevamo, nei posti in cui viviamo tutti i giorni, come la metropolitana.

Un’ altro video che ha spopolato recentemente è quello di Diss Track, che se non sbaglio è rivolto a qualcuno in particolare (se non l’avete mai visto cercate di recuperare presto!).

Si, è visualizzatissimo ed è principalmente una risposta ironica a delle dichiarazioni di Frankie Hi Nrg. Chi ci vede deve sapere che non è che perché nei video siamo incazzati, allora siamo incazzati sempre. Quel video ha anche scene volgari o pesanti, ma in chiara chiave ironica (come la scena dell’inculata dietro l’albero e il finale). Frankie Hi NRG, prima che apparisse su Italia Rap Attack, la prima compilation di rap italiano, mi disse che veniva ai miei show e mi fotografava. Le foto poi le attaccava nella sua stanza! Poi ha fatto quella intervista, in cui ha detto che quello che facciamo non è rap, perché il rap vero è tutt’altro. Dice che parliamo solo di puttane, pistole e pitbull. Ma questa è la realtà: le puttane ci sono, le pistole e i cani pure. Io parlo della vita, della mia vita. Comunque lui mi ha attaccato, e io ho risposto, niente di più. Abbiamo sdrammatizzato un po’ la cosa, mica se lo incontro gli salto addosso!

E Mucchio Selvaggio? Che rapporto c’è con Matteo Swaitz?

Matteo ci ha sempre dato una mano con i videoclip. Poi un giorno ci ha detto “io vi ho fatto i video, ora siete voi a dover fare un favore a me”! Io ho accettato ma gli ho detto “basta che non ci sto in mezzo come pornoattore!” Dovevamo fare questo film, e abbiamo deciso di farne una commedia, una trama ironica, una cosa leggera e divertente. Ci siamo divertiti molto nel farlo.

Come ti vedi tra 15-20 anni?

La cosa più bella sarebbe continuare a fare dischi. Fare rap, con mio figlio che mi produce. Sarebbe bellissimo.

 

Finite le domande, come dei veri fan ci facciamo una foto con lui, all’interno del suo negozio.

Abbiamo scoperto un Duke Montana che non ci aspettavamo, con il quale non è stato affatto difficile relazionarsi.

Forse perchè è vero, le cose di cui parla le vediamo anche noi tutti i giorni.

Forse perchè è impossibile non notare l’affetto con il quale parla del figlio.

O forse perchè ci ha offerto due caffè.

Il ragazzone incazzato che vedete sui video vi fa pensare che non sia così? Dateci retta, andate a passare un pomeriggio da Golden Age.

Foto di Arianna Visani

Matteo Corradini
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