Musica: “Heron King Blues” è un quadro astratto che rappresenta un sogno: intervista con Tim Rutili dei Califone
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“Heron King Blues” è un quadro astratto che rappresenta un sogno: intervista con Tim Rutili dei Califone

Il 2017 è stato un anno davvero ricco di belle ristampe. Non sono tornati nei negozi di dischi solo classici come Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band dei Beatles, con una ricchissima edizione speciale in occasione dei suoi 50 anni, o come The Queen Is Dead degli Smiths, per festeggiare con un anno di ritardo […]

Il 2017 è stato un anno davvero ricco di belle ristampe. Non sono tornati nei negozi di dischi solo classici come Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band dei Beatles, con una ricchissima edizione speciale in occasione dei suoi 50 anni, o come The Queen Is Dead degli Smiths, per festeggiare con un anno di ritardo il suo terzo decennale. Sono stati celebrati molti altri anniversari più recenti: i 25 anni di Automatic for the People dei R.E.M., i 20 anni Ok Computer dei Radiohead, Urban Hymns dei Verve e New Forms di Roni Size, i 15 anni del debutto dei Metro Area. Altre ristampe ancora sono arrivate slegate da qualsiasi ricorrenza, come le nuove edizioni deluxe di Quicksand / Cradlesnakes e di Heron King Blues dei Califone. Alla fine ho ascoltato paradossalmente molto più spesso questi album negli ultimi mesi che nel periodo in cui vennero pubblicati per la prima volta. Ho fatto due chiacchiere con Tim Rutili dei Califone proprio a proposito di questa operazione di recupero della loro incredibile discografia, a partire dalla ristampa più recente, quella di Heron King Blues, originariamente uscito per Thrill Jockey nel 2004 e riproposto attraverso la loro nuova etichetta, Dead Oceans, lo scorso 8 dicembre.

 

 

Iniziamo dal sogno: Heron King Blues è stato ispirato dal sogno ricorrente di un uomo uccello. Com’era quel sogno, e in che modo può essere collegato all’album?

Facevo spesso quel sogno allora. Anche più volte nella stessa settimana. Aveva iniziato a darmi l’impressione di visitare un posto reale. C’era dell’acqua. Un fiume o un ruscello, foglie alte e nebbia fitta. C’era un enorme, terribile uccello, alto quanto un albero, che strillava. Avevo sensazioni di claustrofobia e di panico, e talvolta mi sentivo come se fossi invisibile.

Più mi avvicinavo all’uccello più mi accorgevo che era un essere umano sui trampoli travestito da uccello. Era terrificante, poi iniziò a essere in un certo senso divertente. Dovevo ogni volta svegliarmi per allontanarmene.

Le immagini e l’atmosfera del sogno mi sono rimaste dentro e si sono fatte strada nella musica sulla quale stavamo lavorando. Ci sono figure di uccelli nei testi e una dimensione onirica sicuramente può essere ritrovata nella densità e nella sfocatura della musica. Abbiamo evitato di fare analisi o di inserire significati nella musica. Heron King Blues è un quadro astratto che rappresenta quel sogno.

La title track è un’improvvisazione che dura quasi un quarto d’ora. Quanta importanza ha l’improvvisazione nel vostro processo creativo? Il vostro lavoro sulle radici del blues e del country, dissolte in una nebulosa di rumori e crepitii, sembra qualcosa di ragionato e ricercato a tavolino.

L’improvvisazione e l’astrazione a volte suonano più vere di una canzone strutturata. Si tratta tuttora di una parte rilevante del mio processo di scrittura, e di registrazione, e finisce sempre con il condizionare le perfomance dal vivo.

Per Heron King Blues, abbiamo suonato qualsiasi cosa ci sentissimo di fare e abbiamo trovato alcune idee che sembravano quelle giuste. Quindi ci siamo seduti con Krassner e abbiamo editato e scolpito quei pezzi improvvisati per ottenere delle canzoni. Queste canzoni hanno richiesto altre canzoni. Ricordo che siamo partiti con l’idea che volevamo fare un disco che suonasse come Mirror Man di Captain Beefheart. Abbiamo provato a usare l’istinto e le sensazioni più che il pensiero. L’intero disco è stato completato molto più velocemente di quasi tutti gli altri album dei Califone. L’ultima volta che l’ho ascoltato ho desiderato di tornare indietro nel tempo e lavorare un po’ di più sulle tracce vocali. A parte questo, lo amo esattamente così com’è.

Hai citato Michael Krassner, il producer di Heron King Blues. Lui ha descritto l’ambiente in cui hanno avuto luogo le registrazioni, che comprendeva poster di Dave Kingman e Farah Faucet, raccolte multiple di enciclopedie obsolete, nunchaku, incenso, candele voodoo, acqua santa, un pesce parlante di quelli da appendere al muro, saponi di latte di capra, pile e pile di vecchie cassette e VHS, tavole da ouija, tarocchi, un moschetto della guerra civile, calici, zoccoli di capra, bacchette, un libro di sesso tantrico, statue babilonesi, campane di bronzo, microonde, padelle, vaselina, una scatola etichettata “uranio, non toccare”, e altra roba del genere. Perdonami, ma che cosa diavolo stava succedendo? Mi capirai se ora voglio saperne di più.

Ho sempre collezionato spazzatura. Lo studio era il centro del nostro mondo allora, così c’erano un sacco di strani oggetti disseminati in giro. Credo che anche quella confusione sia finita in qualche modo nella musica. Sto meglio ora. Se non altro un po’ meno confuso.

 

 

Nel 2016 è uscita l’edizione deluxe di Roomsound. Nel 2017 sia quella di Quicksand / Cradlesnakes che quella di Heron King Blues. Come mai state tornando sui vostri vecchi dischi proprio adesso? Quest’anno, lasciami indovinare, sarà il turno di Roots & Crowns?

Sembrava il momento giusto di espandere e ripubblicare i vecchi dischi. Pochi anni fa abbiamo fatto una cosa simile per il catalogo dei Red Red Meat. Ritornare sulla vecchia musica mi aiuta ad avere una nuova prospettiva sul punto al quale siamo arrivati e su cosa vorrei fare in futuro. Spero che le ristampe permetteranno a più persone di scoprire i vecchi dischi di Red Red Meat e Califone. Non abbiamo in programma di tornare su Roots & Crowns. Mi piacerebbe fare qualche nuovo disco prima di tornare di nuovo a scavare nel passato.

Come avete scelto quali tracce aggiungere alle scalette originali in queste nuove edizioni?

C’era un bel po’ di materiale. Specialmente per Quicksand / Cradlesnakes e Heron King Blues. Ho scelto i brani che mostrano l’approccio mentale che avevamo all’epoca. Alcuni dei pezzi poi sono stati scelti perché fotografano i processi di scrittura e registrazione che hanno portato alla realizzazione del disco.

Il 2017 è stato l’anno delle ristampe di molti dischi che non mi sembravano poi così vecchi, perciò forse sono io che lo sto diventando. Le ristampe sono i sogni ricorrenti della musica (oltre che gli incubi di molti gestori di etichette discografiche)? Che rapporto hai con le ristampe in generale?

Puoi pensare alle ristampe come a sogni ricorrenti. A me piacciono. Non sono sempre convinto dalla scelta delle tracce extra ma la maggior parte delle volte è un buon modo per approfondire un album che a suo tempo è stato molto importante, o magari per scoprire della musica alla quale inizialmente non avevi prestato troppa attenzione.

 

 

Ti dico quali sono sono i miei tre album preferiti dei Califone: Roomsound, perché ricordo quanto mi avesse colpito, non avevo mai sentito niente di simile prima; Heron King Blues, perché 2 Sister Drunk Each Other e la title track sono i miei 20 minuti di Califone preferiti in assoluto; e infine All My Friend Are Funeral Singers, è stato un album che mi ha tenuto compagnia in un momento molto triste della mia vita. Quali sono i tuoi dischi preferiti dei Califone, e come mai?

Stitches è probabilmente il mio preferito. In larga parte perché amo ancora cantare quelle canzoni e i testi di quel disco li sento ancora miei. Dopodiché, Roomsound sarà sempre il più speciale perché mi sembra rappresentare l’essenza di quello che ancora oggi facciamo con i Califone. Le canzoni e l’atmosfera ancora suonano vere, e il processo di registrazione ci ha dato una reale sensazione di scoperta.

Comunque, ho giusto completato un disco di canzoni in collaborazione con il mio amico Craig Ross, intitolato 10 Seconds to Collapse. Uscirà a maggio 2018. Non è un disco dei Califone, ma potrebbe essere il mio preferito.

Quali album hai ascoltato di più ultimamente?

Ho ascoltato vecchi dischi ambient di Brian Eno ultimamente. Questa mattina (11 gennaio, n.d.r.), uno di Harold Budd: La Bella Vista.

C’è qualche possibilità di vedere i Califone di nuovo in Italia quest’anno?

Non abbiamo in programma di andare in tour ora. Abbiamo da completare alcuni altri progetti. Quando ci sarà un nuovo album dei Califone ci piacerebbe tornare in Italia!

Gilles Nicoli
Gilles Nicoli
È nato a Roma sette giorni prima che Julio Cortazar morisse a Parigi. Consiglia musica su Movimenta e ha organizzato concerti e festival. Ama il cinema, la buona letteratura e la frutta.
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