Tutta questa faccenda inizia in modo ridicolo. Ci sono io e un’insegnante cubana cicciotta. È la mia prima lezione di spagnolo e tutto quello che penso è che di latino-amercano conosco solo tre cose:
– il mohito;
– la pronuncia corretta di Jorge-Luis-Borges;
– la macarena.

«Conosci la Macarena?» mi dice l’insegnante accennando il balletto da dietro il tavolo che ci divide. Più che altro sembra una parata fascista da seduta, ma si lascia guardare. Parte con il primo verso della canzone, pare quasi che voglia invitarmi a cantare per testare il mio livello linguistico, che comunque, le ho già detto, è pari a zero. Quando vede che non la seguo sospira, ci rinuncia. Dice che vabbè, non fa nulla, tanto questa roba non è neanche latino-americana. Allora inizia con la vera lezione. Da quel momento però non riesco a fare a meno di pensare alla macarena. Le forme di saluto sono queste: hola, hasta luego, hasta mañana, e io che penso a dale tu cuerpo alegria Macarena senza soluzione di continuità. Non appena a casa, dunque, non posso fare altro che cimentarmi nella ricerca filologica. In che senso il più latino americano dei balli non è latino americano? Cosa voleva dire l’oracolo?
Nel 1962, a Siviglia, Antonio Romero Monge e Rafael Ruiz Perdigones fondano i Los Del Rios e se la cantano e se la suonano da soli. Probabilmente il loro sogno era quello di fare i musicisti, e all’età di sessanta e passa anni avrebbero potuto tranquillamente ritirarsi soddisfatti nelle loro rispettive villine andaluse se non avessero deciso di intraprendere insieme il viaggio della mezza età in Venezuela, a trent’anni di distanza dalla formazione del gruppo. Nel marzo del 1992 si trovano ospiti a un lounge party nell’umile dimora di Gustavo Cisneros, uno dei più ricchi e potenti uomini d’affari del mondo (a detta del New York Times), uno che ha costruito la sua fortuna soprattutto su canali televisivi, programmi come Miss Venezuela e la produzione in serie di telenovelas ricche di allusioni sessuali. Per l’occasione il padrone di casa aveva preparato per i suoi ospiti una piccola performance di flamenco a opera della ballerina Patricia Cubillàn Herrera ed è in quel momento che avviene il tutto.
Maddalena in spagnolo è un chiaro riferimento a Maria Maddalena, la donna di malaffare convertita da Cristo nei Vangeli e simbolo di sensualità in tutto l’universo cattolico. Tanta fu la sensualità della Herrera nel cimentarsi nel ballo, che il signor Romero Monge non riuscì a trattenersi dal canticchiare tra sé e sé un ritornello. Quello che gli avrebbe per sempre cambiato vita e conto in banca: «Dai gioia al tuo corpo, Maddalena, perché il tuo corpo è fatto per dare gioia e belle cose». Bastò questa formuletta detta a mezza bocca per aprire un vaso di Pandora che per circa un decennio è stato onnipresente condimento di serate in crociera, villaggi turistici, feste, stabilimenti balneari, corride, programmi di danza. Nel 2002 infatti la macarena è stata inserita al n.1 della classifica 100 Greatest One-hit Wonders stilata da VH1 e solamente di recente è stato battuto il record segnato nel 1996 per le sessanta settimane di fila nella classifica delle Hot 100 (a scalzare il duo andaluso è stata Adele nel 2010 con il singolo Rolling in the deep).
Vuole la leggenda che uno dei principali motivi del successo della hit in America Latina fu dovuto alla decisione del Nuovo Partito Progressista di Puerto Rico di assumere la macarena come inno per la campagna a sostegno del candidato Pedro Rossellò. La canzone veniva mandata praticamente ovunque, così da Puerto Rico si è imbarcata su tutte le crociere che facevano tappa in quel luogo, per ritornare poi a Miami o New York. Esistono circa sei versioni ufficiali della macarena, così che tracciare una genesi della canzone è risultata operazione parecchio confusionaria. La prima regstrazione risale al 1993, si può dire ufficialmente dunque che la macarena ha vent’anni, è maggiorenne e finalmente può prendere alla lettera i suggerimenti dei due vecchi signori che, proprio come i vecchi signori spesso fanno, esortano l’esponente della nuova generazione a darsi liberamente sfruttando la bellezza del suo corpo. Quanti, in effetti, presi dal ritmo del ballo, hanno mai pensato al fatto che la macarena avesse un testo tutto suo? Ora, lontani dalla pista, nella solitudine della nostra postazione computer, è arrivato il momento di farlo. È la storia di una ragazza molto bella che ha un fidanzato di nome Vittorino (Macarena tene un novio que se llama, que se llama de apellido Victorino). Quando ha giurato fedeltà a questo giovanotto lo ha fatto in realtà con altri due ragazzi, che avrebbe comunque desiderato tenere per sé. Questa la prima strofa.
Nella seconda strofa si apprende di più sull’interiorità della protagonista: è una ragazza a cui piace la moda, ama andare ai grandi magazzini del Corte Inglès e fare shopping all’ultimo grido; tuttavia conduce una vita insoddisfatta, il suo sogno sarebbe quello di vivere a New York e trovarsi un nuovo fidanzato. La versione dance arriva nel 1996, tradotta in inglese dai Bayside Boys, a questa seguono numerosissimi altri remix a opera di dj meteore e degli stessi Los Del Rios, caduti letteralmente nella maledizione dell’eterno ritorno dell’identico. In sei album all’attivo il duo spagnolo non ha mai smesso di riproporre la macarena, che appare perfino in una discutibile versione natalizia. Come Creep per i Radiohead, come Grazie Roma per Venditti, i due vegliardi re della dance ispanica, avrebbero potuto semplicemente dedicarsi al resto del loro repertorio, ma non lo hanno fatto, preferendo restare indiscussi sovrani della classifica One Hit Wonder per i secoli dei secoli. Del resto, la maledizione del remix eterno è un giusto contrappasso da scontare per chi, come i Los Del Rios, canticchiando la bellezza della signorina Maddalena, ha trafugato a piene mani un motivetto risalente al 1939 dal titolo T’ain’t What You Do (It’s the Way That You Do It) interpretato da una tale Ella Fitzgerald negli anni insospettabili del suo debutto.
Che si chiami Macarena o Maddalena, non importa. La signorina compie vent’anni proprio quest’ estate ed è cosa buona e giusta rendere omaggio a colei che ci ha permesso di evitare imbarazzanti conversazioni alle feste fornendo un semplicissimo ballo come scusa.
