Musica: Le sonorità démodé di Jimi Tenor
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Le sonorità démodé di Jimi Tenor

Sapete quanti chilometri separano la Finlandia meridionale dall’Africa occidentale?  Quasi ottomila. Di mezzo ci sono due mari, quello Baltico e il Mediterraneo. Secondo Google Maps sono circa centotto ore di macchina, quasi cinque giorni. In poche parole un bel po’ di strada, sarebbe meglio incontrarsi a metà. È quello che devono aver pensato Jimi Tenor, […]

7 Feb
2019
Musica

Sapete quanti chilometri separano la Finlandia meridionale dall’Africa occidentale?  Quasi ottomila. Di mezzo ci sono due mari, quello Baltico e il Mediterraneo. Secondo Google Maps sono circa centotto ore di macchina, quasi cinque giorni. In poche parole un bel po’ di strada, sarebbe meglio incontrarsi a metà. È quello che devono aver pensato Jimi Tenor, icona musicale della “generazione cocktail” finlandese degli anni ‘90 (con incursioni anche nel catalogo Warp e un paio di brani entrati in classifica), e il batterista e percussionista ghanese Ekow Alabi Savage (collaboratore tra gli altri di Ziggy Marley, Vitamin X e Fela Kuti): i due hanno infatti registrato a Berlino l’ultimo disco di Tenor, Order Of Nothingness (pubblicato l’estate passata) — grazie alla Philophon Records di Max Weissenfeldt.

 

 

Max Weissenfeldt è un musicista e produttore, tra i principali responsabili del revival della musica soul e funk alla fine degli anni novanta. Proprio in quel periodo infatti i fratelli Weissenfeldt si trovano a New York voluti dalla Desco Records, una delle prime etichette, seguita a stretto giro dalla Daptone, che riesumò e allo stesso tempo ri-forgiò quel caratteristico suono crudo ed organico, poi dominante negli anni a venire anche in ambiti più pop. Basti pensare che l’onda lunga arriverà fino a Mark Ronson ed Amy Winehouse, che su Back to Black si serviranno profusamente dei Dap-Kings, gruppo di Sharon Jones — artista cardine proprio delle due etichette sopra citate. Max negli anni ha suonato o lavorato in studio con Lana Del Rey, Embryo ed Heliocentrics, ma è al suo ritorno da New York che l’idea che lo aveva accompagnato per lungo tempo di fondare una propria etichetta si concretizza. Nel 2014 escono i primi 7’’ marchiati Philophon (nome nato dall’unione di due suffissi greci, traducibile come “amante del suono”).

Nell’etichetta, Weissenfeldt riesce a far convergere il suo amore per il funk, la psichedelica e il jazz contemporanei con l’altra sua grande passione: suoni e ritmi che vadano oltre la tradizione americana ed europea. Già dal 2010 infatti il musicista tedesco compie diversi viaggi in Africa che si rispecchiano nelle prime uscite dell’etichetta, ad esempio quella del virtuoso Guy One, del quale abbiamo già parlato qui.

Lo scorso dicembre è stata pubblicata la prima compilation della Philophon che va a raccogliere la storia del progetto fino ad ora:

 

 

 

Nella compilation è ovviamente presente lo stesso Jimi Tenor, pseudonimo di Lassi Lehto. Come detto non parliamo di un debuttante, ma di un musicista con oltre vent’anni di musica alle spalle che ha attraversato correnti e paesi mantenendosi sempre il più possibile indipendente dalle mode del momento — alla ricerca di sonorità a cavallo tra i generi e fieramente “fuori moda”. Order of Nothingness è un po’ il compendio della sua carriera, recuperando e valorizzando alcune tra le sue migliori intuizioni e prove. Un arco di tempo in cui è stato capace di spaziare tra i generi pur mantenendo sempre una personale visione di ricerca e sperimentazione. Si va dagli esordi Techno-Future (Sähkömies, 1994), all’Elettronica dalle sfumature Pop (Intervision, 1997 Organism, 1999), all’ossessione per il Soul (Out of nowhere, 2000), a quella per il Jazz di Sun Ra (Heliopause, 2000), fino all’esplorazione di un più futuristico Jazz-Funk combinato all’Afrobeat in compagnia di Tony Allen (Inspiration Information Vol. 4, 2009). Ha pubblicato album su Warp, Kitty-Yo, Sähkö, Recordings, Ubiquity, Kindred Spirits, Strut ed ora, appunto, su Philophon Records.

La cosa interessante in quest’ultimo lavoro, è che vive con due anime ritmiche che si incontrano e dialogano grazie al suono e alla visione d’insieme di Tenor. Batterie e percussioni sono infatti affidate a Savage su cinque tracce (Mysteria; Naomi Min Suo Bo; Quantum Connection; My Mind Will travel; Order of Nothingness) e allo stesso Weissendeldt nelle restanti tre (Tropical Eel; Chupa Chups; Max Out) portando coerentemente avanti l’idea alla base dell’etichetta, quella di un incontro tra la tradizione e  l’anarchia ritmica africana e la solidità degli arrangiamenti, la compattezza del suono di matrice americana ed europea. Tenor sembra divertirsi nell’europeizzare Savage e nell’africanizzare Weissenfeldt, insomma nel mischiare le carte in tavola osservando dove le stesse possano condurre la materia musicale, materia di cui si occupa quasi interamente, stendendo i tappeti sonori e impreziosendola con gli interventi solistici del flauto traverso o del sassofono tenore — lo strumento da cui prende proprio il suo nome d’arte. Come filo conduttore troviamo suoni di synth, tastiere e arrangiamenti che spaziano attraverso tre decadi, come minimo: ’70, ’80 e ’90. La commistione del tutto unita all’attenzione ritmica crea un irresistibile senso di divertimento e spensieratezza che è percepibile lungo  tutto l’album, e raggiunge il suo picco quasi mistico nella lunghissima My Mind Will Travel, vera e propria jam psichedelica d’altri tempi. Ma c’è anche l’acid jazz di Max Out o il funk di Tropical Eel e Quantum Connection.

È difficile scegliere un solo genere per parlare di questo disco ma usando la fantasia e lasciandosi andare a paragoni (forse fin troppo) ingombranti lo si potrebbe descrivere un po’ come il tipo di funk che uscirebbe fuori se a suonarlo fosse la Sun Ra Arkestra che interpreta il repertorio dei Funkadelic con alla batteria Tony Allen e ai cori un gruppo di hippies bianchi.

Sarà interessante vedere la resa dal vivo di questo amalgama così strano. Fortunatamente non dovremo aspettare molto, dal momento che Jimi Tenor sarà in Italia a Febbraio per tre date del suo tour con praticamente la stessa formazione del disco: il 7 al Biko di Milano, l’8 a PERUGIA al Rework Club ed infine a Roma, il 9 Febbraio al Monk. Ha inoltre pubblicato un nuovo singolo, Vocalize My Luv e annunciato il prossimo disco, sempre su Philophon Records, pronto da rilasciare nei prossimi mesi.

 

Giulio Pecci
Giulio Pecci
Classe ‘96, studia Lettere e Musica a La Sapienza di Roma. Scrive di musica e cultura, organizza concerti Jazz e cerca di trovare il tempo di suonare la chitarra. Alla costante ricerca del decimo a calcetto.
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