È stato un buon anno per la musica, ma in fin dei conti ogni anno è un buon anno per la musica. Qui ci sono un po’ di dischi che vale la pena recuperare nel caso in cui vi fossero sfuggiti.
Italia
Tra i nomi grossi spiccano ovviamente i Verdena di cui si può parlare a lungo, sta di fatto che il vol.1 di Endkadenz è un buon lavoro e sarebbe stupido escluderlo pur non idolatrando la band bergamasca.
Invece uscito in sordina e senza troppi proclami DiE di Iosonouncane merita tutti gli elogi che ha ricevuto perché è un capolavoro.
Poi ci sono anche un milione di altre cose, tipo:
- No Logic No Death di Furtherset e Meanwhile Tomorrow di Bienoise usciti per la White Forest Records;
- In casa Boring Machine ci sono gli Heroin In Tahiti con Sun And Violence e Everest Magma con Modern / Antique.
- È sempre bello quando esce un nuovo disco di Teho Teardo che ha pubblicato Le Retour à La Raison, e poi Maurizio Abate con Loneliness, Desire And Revenge, Stefano Pilia con Blind Sun New Century Christology e infine il bravissimo Panoram con Background Story.
Rock classico internazionale
Ho capito che questa cosa non fa per me perché mi sto dilungando. Per farla breve:
- I love you, honeybear di Father John Misty è proprio un bel disco e l’ho capito con grande ritardo;
• B’lieve I’m goin down di Kurt Vile;
• Il commovente Carrie & Lowell di Sufjan Stevens;
• Public Service Broadcasting con Race to the space.
Tantissime soliste femminili:
- Julia Holter, Have you in my wilderness;
- Anna von Hausswolf, The Miraculous;
- Jenny Hval, Apocalypse, girl;
- Helena Hauff, Discreet Desires;
- Holly Herndon, Platform;
- Chelsea Wolfe, Abyss;
- Shilpa Ray, Last Year’s Savage;
- Girl Band, Holding Hands With Jamie;
Altri tre dischi:
- Cascade di Basinski;
- Never Were the Way She Was di Colin Stetson con Sarah Neufeld;
- Symbols Follow di Mutamassik;
[E. V.]
I migliori dischi d’esordio del 2015
Ibeyi, Ibeyi (XL Recordings) – Neo R&B, pop sperimentale, sonorità elettroniche, musica tradizionale cubana e preghiere Youruba. È la formula di uno dei dischi più belli e interessanti usciti quest’anno, ad opera delle gemelle franco-cubane Naomi e Lisa-Kaindé Díaz. Poco più che ventenni (e dopo un solo EP, Oya), le due sono riuscite a tradurre gli ingredienti elencati qui sopra in 13 brani, che compongono l’omonimo disco d’esordio. Quello delle Ibeyi è un sound originale e dal carattere forte, contraddistinto da una grande personalità, dalla voglia di sperimentare e da una maturità artistica invidiabile per la loro età. [L. M.]
Jamie xx, In Colour (Young Turks) – Il termine esordiente per Jamie Smith, in arte Jamie xx, non è forse calzante. L’enfant prodige dell’elettronica, infatti, ci aveva abituati a produzioni proprie (senza i compagni Oliver e Romy degli XX) già dal 2011, quando è uscito il suo primo 12” Far Nearer/Beat For.
Da allora Jamie non si è mai fermato e ha iniziato una fitta produzione di remix, mixtape e singoli per l’inglese Young Turks.
Nel 2015, in ogni caso, un esordio lo fa, ed è quello sulla lunga distanza. In Colour è un bel viaggio di 11 tracce lungo la storia della club culture britannica, raccontata con un tocco originale e con molto sentimento, che lo rende uno degli album più emozionanti usciti quest’anno. [L. M.]
Floating Points, Elaenia (Luaka Bop/Pluto) – Anche qui, stesso discorso. Sam Shepherd, il ricercatore in neuroscienze conosciuto nel mondo musicale come Floating Points, non è un novellino della produzione elettronica. Eppure, dal 2009 – anno di esordio assoluto con il 12” J&W Beat – il nostro non aveva mai pubblicato un disco long form.
Elaenia è stato composto nell’arco di cinque anni ed è uscito il 6 novembre per la Luaka Bop/Pluto e presenta una gamma sonora allargata rispetto alle produzioni a cui aveva abituato il suo seguito. La manipolazione elettronica accoglie influenze jazz e momenti ambient per un risultato uniforme e maturo. [L. M.]
Tre pezzi per ritrovarsi a ballare senza saperlo
Forro in The Dark, Forro Zinho (Forro Zinho – Forro In The Dark Plays Zorn) – Chi conosce anche solo di nome John Zorn sa bene cosa aspettarsi dalla sua musica. Il sassofonista americano ha attraversato nel corso della sua vita le sperimentazioni più estreme legate al jazz e andando anche oltre, fino al punk e al noise. Non si tratta di ascolti semplici ovviamente, ma di maratone che si muovono tra il rumorismo e l’astrazione. Che sorpresa è stata allora sentire i Forro in The Dark, collettivo di espatriati brasiliani con base a New York, eseguire alcuni pezzi di Zorn e interpretarli alla luce delle loro influenze sudamericane e processarli appunto attraverso la danza brasiliana del “forrò”. In un disco irresistibile, la title-track si erge a manifesto di un suono caldo ed avvolgente e mette in luce le abilità di un gruppo che tenta di indagare la musica del proprio paese con arguzia ed intelligenza. [M. M.]
Tobias Lilja, Medicine Sings – [Medicine Sings Triptych] L’artista svedese Tobias Lilja torna sul luogo del delitto e prosegue ancora il suo progetto di ricerca cantautorale che cerca di amalgamare sperimentazioni vocali, ambient e techno astratta in un vortice oscuro e senza fondo. I riferimenti più immediati per la voce sono un David Sylvian ancor più espressionista, un compagno di banco di Scott Walker e una parentela con il buon James Stewart degli Xiu Xiu, mentre le musiche di questo ultimo disco scavano un abisso ancora più oscuro rispetto alle algide basi di Kid A. “Medicine Sings” è un viaggio tra le macerie della città distrutta, è il lamento del postmoderno ma è anche un ritmo irresistibile costruito da bassi new wave ed una voce che si fa anch’essa ritmo. Ballare sulle macerie. [M. M.]
Panda Bear, Mr. Noah [Panda Bear Meets The Grim Reaper] – Qui forse qualcosa c’era da aspettarselo, ma in fondo forse non così tanto. La base ritmica è come al solito sommersa sotto strati di zuccherose tastiere e sono proprio gli arpeggi a dare il tempo allegro/andante a Mr. Noah. E poi c’è la grande protagonista , la voce di Panda Bear che con i suoi vocalizzi spezzati contribuisce enormemente al groove del pezzo. Risiede qui, in questi 5 minuti scarsi l’essenza lennoxiana: da una macchia di riverbero allucinatorio si sviluppa un sottofondo sfocato e rumoroso su cui rimbalza la sua voce, creando l’ennesimo perfetto quadretto acido tra le cui pieghe farsi cullare le ginocchia. [M. M.]
3 sperimentazioni made in Italy
Squadra Omega, Altri Occhi ci guardano [Macina Dischi] –Un monolite, un viaggio iniziatico per chi ancora non li avesse sentiti, un lungo tunnel in cui scorrono schegge kraute, avamposti free jazz, arie ambient rarefatte e pulsioni avant-rock. La grande Squadra Omega fa quadrare il cerchio e crea un imperdibile saggio di psichedelia occulta oltre ad avvertire la consapevolezza di aver realizzato un tassello monumentale della loro opera e del genere in Italia. [M. M.]
Luca Sigurtà, Warm Glow [Monotype] – L’elettronica di Luca Sigurtà si nutre di dub, nastri analogici e spettri digitali. Questo suo ultimo lavoro riesce ad unire il rumorismo emotivo della sua produzione con calmi ritmi e delicati voli sintetici, creando un’originale intreccio trip-noise-hop. Un afflato melancolico scaturisce dall’ascolto e le potenzialità della sua musica si incarnano definitivamente nei granulosi riverberi, nella ricerca del galleggiamento nello spazio sfilacciandosi in profondissime ritmiche dub. [M. M.]
Giovanni Di Domenico & Jim O’Rourke, Arco (Die Schachtel) – «La struttura compositiva è molto semplice: l’uso di una cellula (il DNA del brano) di quattro note ripetute che vanno a formare il tessuto melodico/armonico che piano piano si fossilizza (ghiaccia?) in accordi sospesi, levitanti, in cui il tempo che passa diventa estensione armonica stessa, e in cui le corde degli archi e la splendida (ricchissima) paletta sonora dell’elettronica si fondono sino all’essenza stessa della Forma». Di Domenico sul concept del disco. Nulla da aggiungere, la necessità di ascoltare dovrebbe essere già nata. [M. M.]
3 dischi che hai sottovalutato perchè non credi nel hype e vuoi fare l’alternativo
Calcutta, Mainstream (Bomba Dischi) – Sì lo sappiamo. Sì, l’ennesima classifica dove viene citato questo ragazzo di Latina che in molti credono di Roma che però canta del Frosinone in serie A. Metti il disco nell’impianto stereo, in riproduzione sull’ipod oppure direttamente dal computer eppure dopo poco tiri fuori l’accendino, inizi a cantarlo verso tua mamma e pensi alla ragazza/o che non ti ha mai cacato di striscio solamente perchè c’è un forte disagio e viene ripresa la canzone pop d’autore di qualche anno fa. In fondo ci si innamora dei dettagli e Mainstream per quanto decantato e apprezzato da pubblica e poi da critica è il disco Italiano che tutti ascoltano ma nessuno ha il coraggio di ammettere, che tutti cantano ma nessuno ha il coraggio di registrarsi e che in fondo, ma nemmeno così in fondo, tutti cantiamo a squarciagola. [T. F. C.]
Godblesscomputers, Plush and Safe (La Tempesta/Fresh Yo!) – Il miglior produttore di musica elettronica in Italia, poi c’è tutto il resto. Lorenzo Nada meglio conosciuto come Godblesscomputers, dopo aver fatto gavetta nell’universo hip hop passando per il mondo Berlinese torna con il secondo album, quello della consacrazione. Se esistono produttori in grado di esaltare le proprie qualità davanti al computer, suonando strumenti e facendo pubblico in quanto musicisti buona parte del merito è suo. Riconoscibile, semplice e pieno di poesia. Una grande conferma, un punto di riferimento e forse, l’unico che potrà ampliare i propri confini oltre questa penisola. [T. F. C.]
Any Other, Silently. Quietly. Going Away (Bello Records) – Niente da fare. L’indie-rock è nato di nuovo. Sbarazzina come la migliore Natalie Imbruglia, impeccabile come la band di periferia Inglese, Any Other è una ragazza con un gruppo di persone che la segue e dal vivo funziona. E il disco funziona e l’indie rock ha ripreso vita dopo aver sentito questo disco. E in fondo è tutto hype, ma sfido qualcuno di voi, amante del genere a non battere il piede sotto la scrivania mentre siede seduti nelle peggiori giornate uggiose. Forza, coraggio. [T. F. C.]
Alcuni dischi che non conosci ma dovresti perchè spaccano
Willie Peyote, Educazione Sabauda – Ricordati che il rap in Italia è ciclico, che spesso fa cacare e qualcuno che ti riesce a entrare nella testa non esiste più. Poi c’è Willie Peyote, cantastorie Nichilista dalla grande onesta intellettuale che sul finire dell’annata sfodera il disco rap dell’anno, senza alcun ombra di dubbio. [T. F. C.]
Tobias Jess Jr, Goon – È delicato. Metodico, dolce ma soprattutto delicato. Non attendi altro che la notte prima di partire, per ricordare che in realtà non è la partenza il punto principale del viaggio ma il ritorno. E con lui funziona sempre così: si parte e poi si arriva, si resta in terra ma si vuole volare alto, alto. Vi siete mai innamorati? Ecco, non fate i cinici che tanto questa sarà la colonna sonora. [T. F. C.]
Youth Lagoon, Savage Hills Ballroom – La poetica di Trevor Powers aggiunge un altro, indimenticabile tassello, alla sua vita di artista: 10 tracce e saluti all’aspetto Lo-Fi.
Non si è snaturato ha continuato il suo percorso e tra qualche tempo rivaluteremo questo disco, l’ennesima pietra miliare preziosa fornita al pubblico troppo spesso sbadato. [T. F. C.]
A cura di Edoardo Vitale, Laura Marongiu, Matteo Moca e Teo Filippo Cremonini.