Homo Ludens: Dalla parte della polizia
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Dalla parte della polizia

Il mondo dell’intrattenimento non manca di offrire occasioni per identificarsi con le forze dell’ordine: basta accendere la televisione a qualsiasi ora del giorno o della notte per imbattersi in detective, commissari, carabinieri, poliziotti e agenti speciali protagonisti di quel film o di quella serie tv. Sono di gran lunga la categoria più rappresentata. In ambito […]

Il mondo dell’intrattenimento non manca di offrire occasioni per identificarsi con le forze dell’ordine: basta accendere la televisione a qualsiasi ora del giorno o della notte per imbattersi in detective, commissari, carabinieri, poliziotti e agenti speciali protagonisti di quel film o di quella serie tv. Sono di gran lunga la categoria più rappresentata. In ambito videoludico, invece, tutto il contrario: nei videogiochi i poliziotti sono quasi sempre al massimo degli antagonisti. 

Quando giochiamo, in effetti, parte del divertimento sta nel fare cose che nella vita reale non faremo (o non faremmo) mai, e se alcune volte si tratta di esperienze rare e improbabili come allenare una squadra in Premier League o costruire una città da zero, o di esperienze impossibili come riunire il Giappone feudale e diventare lo Shogun, molte altre volte si tratta di esperienze criminali; e in questi ultimi casi le forze dell’ordine sono semplicemente l’ostacolo più naturale da inserire nel gioco come elemento di sfida per il giocatore che deve raggiungere un determinato obiettivo, sia esso superare ogni limite di velocità in Need for Speed, completare una rapina in Payday, o commettere un omicidio in Grand Theft Auto. 

Eppure se c’è una cosa che Georges Simenon, Arthur Conan Doyle e Rai Fiction ci hanno insegnato, è che l’attività investigativa è un fenomenale meccanismo generatore di storie; e per fortuna negli ultimi mesi sono usciti un paio di videogiochi davvero interessanti che vanno ad esplorare questo territorio troppo trascurato, facendoci giocare, per una volta, dalla parte della polizia.

This Is The Police è allo stesso tempo un gioco d’avventura e un gestionale. Sviluppato da Weappy Studio, piccola software house bielorussa, ci fa vestire i panni di Jack Boyd, capo della polizia della città di Freeburg. Dato che il pensionamento è alle porte, negli ultimi sei mesi di servizio il suo principale pensiero, vale a dire l’obiettivo del giocatore, sarà quello di mettere da parte una ricca buonuscita personale da mezzo milione di dollari.

 

 

Nel frattempo dovrà gestire la propria squadra di poliziotti e di detective, risolvere casi raccogliendo prove e conducendo interrogatori, rispondere alle chiamate di emergenza che provengono da ogni parte della città, scegliere quali agenti mandare sul posto, e quando fornire rinforzi, o quando chiudere un occhio per fare un piacere a qualcuno, cercando di non compromettere del tutto i propri rapporti con il potere politico e con la mafia. Lo scenario, si vede subito, è ricco di zone d’ombra e rimanda più a The Wire che a Il Maresciallo Rocca.

La storia procede di giorno in giorno e viene narrata con uno stile da graphic novel che visivamente ben si lega al design dell’interfaccia di gioco. Il tocco di classe? C’è anche la possibilità di collezionare dischi, e di usarli come colonna sonora della propria giornata in ufficio; il tutto grazie ad un catalogo che permette di scegliere quali album acquistare e persino quali future uscite prenotare.

Una volta completata la storia diventa disponibile una modalità sandbox, senza alcun limite di tempo, con nuovi crimini e infiniti casi per i detective; la sfida è restare a capo della polizia il più a lungo possibile, con un livello di difficoltà in costante crescita. La longevità del gioco aumenta così in maniera considerevole. 

Beat Cop, sviluppato dallo studio indipendente polacco Pixel Crow, pesca invece a piene mani dall’immaginario anni ‘80 di Miami Vice, e ci mette nei panni di un poliziotto di quartiere, figura mitologica berlusconiana ma realtà molto comune oltreoceano, nel nostro caso un ex detective accusato di aver fatto sparire dei diamanti dalla casa di un senatore e perciò sbattuto, nella migliore tradizione punitiva, non a dirigere il traffico ma quasi: a pattugliare i marciapiedi di New York.

 

 

Anche in questo caso la storia procede di giorno in giorno: il nostro compito principale sarà spesso solamente quello di fare un certo numero di multe, ma dovremo anche pensare a come riscattare la nostra reputazione (oppure no), e in ogni caso godremo di una notevole libertà, e quindi ad esempio potremo fare multe legittime, fare multe a caso, cancellare multe in cambio di mazzette, o anche passare il tempo a chiacchierare con i negozianti e non fare alcuna multa, subendone le conseguenze.

 

 

La gestione del tempo a disposizione qui è al centro del game design, come gli sviluppatori hanno spiegato a Kotaku qualche tempo fa; la strada trabocca di vita in pixel art, incontriamo persone, succedono cose, e non sarà mai possibile seguire ogni pista, intervenire in ciascun evento, arrestare qualsiasi criminale e verificare tutte le attività sospette, e questo garantisce un certo margine di rigiocabilità. Bisognerà sempre fare delle scelte e perdersi qualcosa, proprio come nella vita vera.

 

This Is The Police e Beat Cop sono disponibili per piattaforme Windows, Mac e Linux, e sono stati provati sulla più recente versione LTS di Ubuntu.

 

Gilles Nicoli
Gilles Nicoli
È nato a Roma sette giorni prima che Julio Cortazar morisse a Parigi. Consiglia musica su Movimenta e ha organizzato concerti e festival. Ama il cinema, la buona letteratura e la frutta.
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