Homo Ludens: Giochi nuovi per vecchi nostalgici
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Giochi nuovi per vecchi nostalgici

Il passato, non è più una novità, da diversi anni sta tenendo in pugno il presente: tra remake e sequel cinematografici, dischi raccolti in cofanetti vari o ristampati in edizioni deluxe, è chiaro ormai come l’industria dell’intrattenimento consideri la nostalgia una miniera d’oro. Se basta fare leva sui ricordi per produrre contenuti di sicuro successo, […]

21 Dic
2017
Homo Ludens

Il passato, non è più una novità, da diversi anni sta tenendo in pugno il presente: tra remake e sequel cinematografici, dischi raccolti in cofanetti vari o ristampati in edizioni deluxe, è chiaro ormai come l’industria dell’intrattenimento consideri la nostalgia una miniera d’oro. Se basta fare leva sui ricordi per produrre contenuti di sicuro successo, perché mai rischiare investendo in qualcosa di nuovo?

Neanche il mondo videoludico è rimasto esente da questa tendenza, come dimostrano i trionfali ritorni di due console Nintendo classiche come NES e SNES, o le rimasterizzazioni delle avventure grafiche di una volta di cui abbiamo già parlato quando ci siamo occupati di Thimbleweed Park; o ancora, il numero sempre maggiore di canali Twitch dedicati al retrogaming, come Kenobisboch. Il cerchio poi si chiude se pensiamo alla recente operazione di Netflix, che ha scelto di accompagnare il lancio della seconda stagione di Stranger Things, serie nostalgica per eccellenza, pubblicando su Apple Store e Google Play un gioco a tema per tablet e smartphone, con grafica rigorosamente in stile 8-bit.

Il segreto sta nel riprendere formule vincenti mai davvero invecchiate, dare loro una nuova veste e tornare a proporle ai giocatori senza troppi stravolgimenti: non solo hanno già dimostrato di funzionare perfettamente, ma ora una patina di ricordi le ammanta e le rende irresistibili anche dal punto di vista sentimentale.

 

 

È quanto hanno fatto ad esempio gli sviluppatori dello studio parigino Lizardcube, che quest’estate hanno pubblicato Wonder Boy: The Dragon’s Trap, nuova versione del gioco uscito nel 1989 per Sega Master System. La storia inizia dove finiva il titolo precedente della serie: Wonder Boy si trova in un castello e, al culmine della sua impresa eroica, è armato fino ai denti e quasi invulnerabile, uccide il boss finale, un drago, e viene però a questo punto colpito da una maledizione, che lo trasforma in lucertola.

Qui comincia la nuova avventura, in cui il nostro eroe dovrà cercare di tornare alla forma umana passando per diverse altre mutazioni, ognuna delle quali gli garantirà nuove abilità, che gli consentiranno maggiori possibilità di esplorazione nel mondo del gioco. La struttura infatti non è lineare: quasi fosse un prototipo di open-world, Wonder Boy: The Dragon’s Trap non è diviso in livelli, e gli ostacoli che impediscono di avanzare nel gioco smettono di diventare tali non appena si acquisisce la capacità di nuotare, di camminare in verticale su alcune pareti, di volare, e così via.

Il game design era dunque piuttosto originale anche all’epoca, e i ragazzi di Lizardcube hanno fatto bene a non apportare alcuna modifica in questo senso: si sono occupati invece di rendere più moderna la grafica con nuovi asset, nuove animazioni e sfondi disegnati a mano, oltre che di realizzare una nuova colonna sonora. In molti apprezzeranno poi la possibilità di passare in qualsiasi momento dalla versione HD a quella a 8-bit, e dalle nuove musiche a quelle originali, e di godersi dunque il gioco con tutte e quattro le possibili combinazioni di grafica e sonoro.

 

 

Si sono spinti ancora più indietro nel tempo gli sviluppatori di Fabraz realizzando Slime-San: si tratta di un titolo che sarebbe stato bene anche in un vecchio cabinato da sala giochi, nel quale si controlla una creatura gelatinosa e la si deve aiutare a uscire indenne da un centinaio di livelli pieni di qualsiasi genere di calamità; essere uno slime ovviamente comporta la capacità di appiccicarsi a qualsiasi cosa e quindi di spostarsi rapidamente anche in verticale, e la velocità conta molto, perché ogni quadro deve essere completato entro un limite di tempo.

Il gameplay è frenetico, la risposta ai comandi perfetta come esige ogni titolo di questo tipo, la colonna sonora chiptune è l’accompagnamento ideale, e si torna insomma proprio ai concetti base e alle origini della storia dei videogiochi, quando l’unica cosa che contava era il divertimento. Tra un livello e l’altro è possibile girovagare in una città per fare acquisti e modificare l’aspetto estetico del proprio slime, oppure per cimentarsi con vari mini-giochi.

La tavolozza dei colori utilizzata è inoltre ridotta al minimo, e questi mondi di solo bianco, blu, verde e viola ricorderanno di certo ai meno giovani i titoli con cui si giocava ai tempi in cui le schede grafiche utilizzavano lo standard CGA, mentre per le nuove generazioni invece immagino valga soprattutto il fascino che è tornato ad avere lo slime e tutto ciò che è gelatinoso.

 

 

Lo studio indipendente Pocketwatch Games, già responsabile del fortunato Monaco, si rivolge invece agli appassionati di un genere ormai quasi caduto nel dimenticatoio come quello degli RTS, gli strategici in tempo reale, con il suo nuovo titolo, Tooth And Tail. Lo si sarebbe potuto collegare a Fantastic Mr. Fox di Wes Anderson, se solo quest’ultimo fosse stato un film di guerra, perché qui a fronteggiarsi ci sono scoiattoli, gufi, volpi, camaleonti, falchi, puzzole e via dicendo.

Il giocatore non controlla direttamente le proprie unità, ma impersona un condottiero che ha diversi compiti: costruire fattorie per avere sempre una buona scorta di cibo, spendere questo cibo per creare le tane dalle quali verranno fuori le proprie armate, e guidare queste ultime sul campo di battaglia, dove il nemico può essere sconfitto sia distruggendo tutte le sue fattorie sia prendendolo per fame, impedendogli cioè di costruirne di nuove. Le fattorie infatti dopo alcuni minuti smettono di produrre cibo, e si è presto costretti a muoversi lontano dalla propria base iniziale: questo fa sì che le partite a Tooth and Tail siano sempre piuttosto rapide, e le sfide online, che sono il cuore del gioco, spesso infatti si concludono in meno di dieci minuti.

Sono finiti dunque i tempi in cui bisognava portare viveri e bevande vicino al PC prima di iniziare una sessione di Starcraft, Age of Empires o Command & Conquer. Ma sarebbe un errore pensare che sia un gioco semplice. La generazione casuale delle mappe e il fatto che in multiplayer si debba comporre il proprio set di unità scegliendone sei tra le sedici disponibili rendono le partite di Tooth and Tail sempre diverse e imprevedibili, dove vince di solito chi è più capace di interpretare le situazioni, di adattarsi alla strategia dell’avversario e di prendere le decisioni giuste nel minor tempo possibile. La sua straordinaria profondità gli è già valsa una candidatura a miglior gioco strategico dell’anno, al fianco di produzioni che hanno alle spalle investimenti milionari.

 

Wonder Boy: Dragon’s Trap, Slime-San e Tooth and Tail sono disponibili su PC per sistemi Windows, Mac e Linux, e sono stati provati su Manjaro. Tutti e tre i giochi hanno inoltre alcune versioni console, per cui se siete in possesso di PlayStation 4, Xbox One o Nintendo Switch date un’occhiata ai rispettivi siti.

Gilles Nicoli
Gilles Nicoli
È nato a Roma sette giorni prima che Julio Cortazar morisse a Parigi. Consiglia musica su Movimenta e ha organizzato concerti e festival. Ama il cinema, la buona letteratura e la frutta.
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