Homo Ludens: Personaggi storici e come inserirli nei videogiochi
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Personaggi storici e come inserirli nei videogiochi

La storia nei videogiochi è sempre in grande scala: che si tratti di seguire quasi per intero il percorso dell’umanità nella serie Civilization, o di concentrarsi su periodi particolari, come il medioevo in Crusader Kings, per non parlare delle ricostruzioni più o meno fedeli di ogni tipo di unità militare aerea, navale o di terra […]

La storia nei videogiochi è sempre in grande scala: che si tratti di seguire quasi per intero il percorso dell’umanità nella serie Civilization, o di concentrarsi su periodi particolari, come il medioevo in Crusader Kings, per non parlare delle ricostruzioni più o meno fedeli di ogni tipo di unità militare aerea, navale o di terra nei giochi di guerra ambientati durante il secondo conflitto mondiale, l’inquadratura è per così dire spesso un campo lunghissimo, quasi mai una mezza figura o un primo piano. Eppure non v’è di certo carenza di singole personalità a cui fare riferimento, tra sovrani, papi, condottieri, mistici, pittori, scrittori, compositori, scienziati, inventori. Mi sono proposto allora di andare alla ricerca di approcci di questo genere, in cui si gioca con la popolarità e le caratteristiche di personaggi storici conosciuti da chiunque o famosi perlomeno nel loro campo, e ho selezionato tre titoli abbastanza recenti, che trovate qui in ordine di crescente coinvolgimento dell’elemento storico nel gameplay.

 

 

Partiamo dunque da personalità passate alla storia in cui ci si imbatte quasi per caso: in una delle migliori avventure uscite negli ultimi tempi, The Darkside Detective, troviamo ad esempio i fantasmi di Poe e Lovecraft che litigano tra loro in una biblioteca infestata. Questo avviene nel secondo dei sei casi su cui devono investigare il detective McQueen, vale a dire il giocatore, e la sua fidata spalla Dooley; due personaggi ben caratterizzati, a cui è difficile non affezionarsi, che danno vita a dialoghi spesso irresistibili, anche perché Dooley, un po’ fifone, un po’ pigro e un po’ sinceramente disinteressato alle indagini, è pure un imperterrito complottista sempre pronto a dubitare dell’autorità, incapace oltretutto di rendersi conto di come, in qualità di poliziotto, l’autorità lui in realtà la rappresenti.

Tutta l’avventura, breve (l’ho finita in meno di due ore) e abbastanza facile (non ho mai avuto bisogno di consultare qualche guida), gode di un livello di scrittura decisamente superiore alla media, e presenta situazioni e npc sempre molto divertenti: due in particolare, il giornalista e il prete surfista, son davvero notevoli. Indovinata è poi la scelta di inserire alcuni semplici puzzle da risolvere, veri e propri minigiochi che diversificano il gameplay rispetto al tradizionale uso degli oggetti sugli scenari. Molto efficace si rivela anche l’idea di presentare separatamente diversi casi, non collegati tra loro, che potrebbero essere altrettanti episodi autoconclusivi di una serie televisiva che segua il modello del mostro-della-settimana. Sono proprio le serie tv, in particolare X-Files e Twin Peaks, come accadeva già in Thimbleweed Park, a rappresentare le maggiori fonti di ispirazione e a venire più volte omaggiate; l’idea stessa del darkside poi non è lontana da quella di upside down vista in Stranger Things.

Una menzione è poi doverosa per la colonna sonora realizzata da Ben Prunty, già autore di quella di FTL: Faster Than Light, che qui davvero riesce a incidere in modo sostanziale sulle atmosfere del gioco. I motivi, debitori dello stile di John Carpenter, restano legati a doppio filo a The Darkside Detective: troppo adatti a questo gioco per immaginarlo accompagnato da musiche diverse, troppo memorabili per ascoltare in seguito queste tracce senza ripensare alle incredibili esperienze di McQueen e Dooley.

 

 

Un espediente piuttosto tradizionale per inserire personaggi storici in una narrazione è quello del viaggio nel passato, che consente inoltre di rappresentare liberamente epoche e ambientazioni differenti senza alcun vincolo di coesione: è quello che accade in un’altra avventura, Kelvin and the Infamous Machine.

L’antefatto è molto semplice: il solito scienziato pazzo costruisce una macchina del tempo, ma quando la presenta alla comunità scientifica viene preso in giro e ridicolizzato perché la sua invenzione somiglia decisamente ad una cabina per la doccia. Per vendicarsi, lo scienziato inizia a viaggiare nel tempo e nel suo delirio megalomane impedisce a Ludwig van Beethoven, Isaac Newton e Leonardo da Vinci di esprimere il proprio genio, sostituendosi a loro e attribuendosi ogni merito. Peccato che tutto ciò stia finendo col distruggere la fibra stessa del tempo: Kelvin, l’imbranato assistente dello scienziato, dovrà rimettere a posto le cose, aiutando questi grandi personaggi a tornare padroni delle loro opere e del loro ruolo nella storia e, contestualmente, salvando il mondo.

Le premesse sono quindi quelle demenziali tipiche di tanti titoli anni ‘90 ormai classici: in particolare, non si può fare a meno di pensare, parlando di avventure e di viaggi nel tempo, a Day of the Tentacle e all’incontro con i padri fondatori degli Stati Uniti d’America. Qui i personaggi storici sono ancora più centrali nella narrazione, anche se è impossibile parlare del modo in cui vengono caratterizzati senza rovinare un bel po’ di sorprese a chi ancora non ci avesse giocato. Per farvi capire la gravità delle situazioni che vi troverete ad affrontare, vi dico solamente che incontrerete un Isaac Newton per nulla incuriosito dalla gravità e invece super concentrato sulla stesura di una fan fiction.

 

 

Naturalmente, il massimo grado di inserimento possibile per un personaggio storico in un videogioco è il ruolo giocabile del protagonista: The Curious Expedition, un titolo rivolto a tutti coloro che amano l’epoca delle grandi esplorazioni geografiche, permette di impersonare diversi esimi naturalisti e antropologi, come Charles Darwin, Richard Burton, Frederick Selous, Mary Kingsley, Isabella Bird e — attenzione — Johan Huizinga, l’autore di Homo Ludens, il saggio da cui la rubrica che state leggendo prende il nome (cinque alto agli sviluppatori). Se la vostra parte preferita di L’arte di collezionare mosche è quella dedicata alla vita di René Malaise, se avete consumato le pagine di Alla conquista di Lhasa, questo sarà per voi il gioco definitivo.

Lo scopo è dunque organizzare una spedizione, scegliere i compagni di viaggio e l’equipaggiamento ottimali e partire all’avventura verso le ancora inesplorate terre del Sudamerica, dell’Africa o dell’Artico, sperando di riuscire a riportare a casa — in Inghilterra — sia la pelle che un ricco bottino di preziosi ed esotici manufatti da donare al British Museum in cambio di gloria imperitura; il giocatore è in competizione con altri illustri esploratori: la condizione di vittoria è tornare in patria con più materiale di quanto ne abbiano raccolto i concorrenti.

La scelta tra vari personaggi è ovviamente funzionale al gameplay: ognuno ha determinate qualità che garantiscono relativi vantaggi e svantaggi da comparare e da tenere bene a mente, dato che, per quanto si sia ben preparata la propria spedizione, ad aspettarvi negli infiniti mondi generati dal gioco, a frapporsi tra voi e la conclusione di ogni esplorazione (che avviene una volta raggiunta la piramide dorata sempre collocata da qualche parte sulla mappa), ci saranno inevitabilmente l’imprevisto e la fatalità: bisognerà vedersela con una fauna feroce, sarà necessario scendere a patti con le popolazioni native, contrattare baratti e ottenere ospitalità nei villaggi o nelle missioni; si scopriranno antiche rovine da depredare senza ritegno, protette però dalle arcane, incontrollabili e vendicative forze che vi risiedono fin dalla notte dei tempi; soprattutto, ci sarà da tenere in forma il proprio gruppo, che necessita di cibo e di riposo, con il temibile indice della sanità mentale sempre pronto a crollare sotto i vostri occhi e a causare misteriose sparizioni, cleptomania, alcolismo, cannibalismo e altre situazioni spiacevoli, soprattutto se vi trovate nelle più remote regioni di un continente sconosciuto.

 

The Darkside Detective, Kelvin and the Infamous Machine e The Curious Expedition sono disponibili per piattaforme Windows, Mac e Linux, e sono stati provati sulla più recente versione LTS di Ubuntu.

Gilles Nicoli
Gilles Nicoli
È nato a Roma sette giorni prima che Julio Cortazar morisse a Parigi. Consiglia musica su Movimenta e ha organizzato concerti e festival. Ama il cinema, la buona letteratura e la frutta.
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