Musica: Di dischi e di momenti estivi
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Di dischi e di momenti estivi

In questi giorni in televisione passa un nuovo spot Audi che mi sta facendo impazzire: uno dei punti forti della vettura pubblicizzata sarebbe, testualmente, la presenza di «esclusivi equipaggiamenti business». Ora, è vero che in questi tempi pazzi e disgraziati di ultracapitalismo non si vende più nulla senza promettere godimenti sfrenati e scalate sociali perlomeno […]

In questi giorni in televisione passa un nuovo spot Audi che mi sta facendo impazzire: uno dei punti forti della vettura pubblicizzata sarebbe, testualmente, la presenza di «esclusivi equipaggiamenti business». Ora, è vero che in questi tempi pazzi e disgraziati di ultracapitalismo non si vende più nulla senza promettere godimenti sfrenati e scalate sociali perlomeno di facciata, e già qualche tempo fa la réclame di un’altra azienda automobilistica, la Lancia, affermava che «il lusso è un diritto», ma tutto ciò non ci permette di eludere la domanda: cosa diavolo sarebbe un equipaggiamento business? Mi sembra chiaro che ci troviamo di fronte alla classica locuzione priva di qualsiasi significato eppure capace di rendere alla perfezione l’idea che ha da comunicare. Espressioni del genere sono molto comuni ma spesso l’uso e l’abitudine le fanno passare inosservate. Prendiamo il caso dei dischi estivi, o anche dei famigerati tormentoni estivi: cosa li rende tali, cosa li lega a una determinata stagione, cosa li differenzia da tutti gli altri, considerato che possono appartenere a qualsiasi genere musicale?

Essere estivo secondo me è un quid, una qualità che c’è oppure è assente, tutto qui. Il mio disco estivo per eccellenza non è nemmeno uscito in estate, ma a gennaio: ogni anno ascolto un numero esagerato di volte Moon Safari degli Air tra giugno e settembre, e questa cosa è abbastanza inspiegabile, per quanto qualche vago indizio lo si possa trovare nel video di All I Need; in ogni caso spero proprio che il prossimo anno, in occasione del suo ventennale, questo capolavoro si guadagni la ristampa business oppure deluxe che merita, com’è successo negli ultimi mesi a Ok Computer, Urban Hymns e, senza anniversari o ricorrenze, Beaucoup Fish. Tornando invece al presente: quali album hanno racchiuso nel 2017 lo spirito dell’estate? Per sceglierli ho ristretto il mio campo d’indagine ai dischi usciti negli stessi mesi che erano chiamati a rappresentare; l’ho fatto perché il quid di cui sopra mi pare essere alla fine proprio una questione di rappresentazione, e nello specifico rappresentazione di precise circostanze, di momenti topici estivi, ormai inscritti nella nostra memoria. Avrà allora poca importanza il modo in cui ci sono finiti: appena vissuti, recuperati da esperienze passate, visti nei film, nelle serie tv, sognati nel sonno o a occhi aperti in una grande città ormai deserta e con temperature da deserto, se i suoni richiamano quei momenti, allora il disco è estivo.

Scena numero uno. Mattina. Caldo, sole, molte energie. Colazione in cortile, in terrazza, in un locale con sedie e tavolini in vimini sotto gli ombrelloni. Colore del succo di frutta: arancione. Colore prevalente degli intonaci: bianco. La musica viene da una radio o, a sorpresa, da un’autoradio, perché uno stacco ci porta su un’automobile, meglio se decappottabile, ancora meglio se con equipaggiamenti business. Qui ci vuole del pop; e la situazione pop, in generale, non è delle migliori, basta ascoltare gli ultimi dischi di Arcade Fire e Grizzly Bear per capirlo, anche se in realtà quest’anno c’è da essere soddisfatti con i vari Pond, Froth e Hot Flash Heat Wave, già consigliati nel riepilogo di metà anno. In ogni caso ora abbiamo bisogno di un disco bello centrato su questa estate: lo hanno fatto i Coast Modern, che ci ispirano richiamando il mare già con il loro nome, che è anche quello dell’album, e mettendo due palmette in copertina. L’album offre tutto il necessario: diciotto brani vivaci, a volte spiazzanti, ma senza esagerare, anzi a tratti blandi e liquefatti come richiede la stagione, e poi melodie belle tonde e ragionevoli, però con soluzioni inaspettate e oblique sempre in agguato dietro l’angolo.

 

 

Scena numero due. Pomeriggio. Caldo, sole, tragicamente già stremati. Siesta, sonnellino, pennica. Sedia sdraio o ancora meglio triclinio, equipaggiamenti business che potrebbero mancare persino in una Audi, ma di certo non in terrazza. Vista mare, meglio su un golfo, ambiente raccolto e relax per eccellenza. Vista porto anche va bene. Ronzio di insetti e di motoscafi. Qui siamo con ogni evidenza in una situazione che richiede Argentina, Brasile, sudamerica. Andiamo a vedere cosa fanno da quelle parti allora, ma attenzione, perché tra le stranezze e i misteri dell’emisfero australe c’è il fatto che in questi mesi lì è pieno inverno, e luglio è il mese più freddo dell’anno. Comunque sia, a Buenos Aires scopriamo l’etichetta Fértil Discos, che ha curato e pubblicato i due volumi, la divisione è in notte e giorno, della compilation Electronica Organica: suoni e ritmi dell’america latina, come chacarera, chamarrita e cumbia, ci si presentano qui rivisitati in chiave appunto elettronica, e la selezione è estremamente godibile e omogenea.

 

 

 

Scena numero tre. Notte. Fresco, stelle, di nuovo molte energie. Feste e festival, piazze cittadine, monofamiliari con giardino, percorsi lastricati in mezzo all’erba, lampioni accesi, cocktail sulla spiaggia. Qui sembra necessaria musica disco, house, dance, confezionata con gusto, che sia un concentrato di vibrazioni positive. Insomma, saremmo nel campo di Eskimo Recordings, delle sue compilation colorate, del debutto dello scorso anno dei Satin Jackets. Questo stile lo troviamo stavolta in un altro esordio, quello di Moon Boots con First Landing. Che sia l’opera giusta prodotta da un giusto e destinata ai giusti ce lo dice subito l’illustrazione in copertina: è una piscina quella, equipaggiamento business delle migliori ville e case vacanza raggiungibili in Audi, ed è una piscina con colori al neon, una piscina che è anche un club, e sta sotto un cielo stellato. Anni di analisi e di ricerca mi hanno insegnato che non esiste disco con una copertina del genere che non sia anche in possesso di tutti i crismi necessari a farne un oggetto di culto immediato.

 

 

Manca una scena ambientata di sera. Questa mancanza è voluta e inevitabile, credo, dal momento che l’estate è l’unica stagione che finisce ogni giorno, e precisamente quando si avvicina la sera; succede che il mare si agita, gli ombrelloni sono chiusi, i bagnanti rimasti pochissimi, il cielo inizia a tingersi di giallo e arriva un sentimento di malinconia incredibile. Non c’è alcuna colonna sonora possibile per queste poche e mal comprensibili ore. Poi per fortuna arriva la notte, e comincia un altro giorno, e così via finché l’estate non finisce davvero. Ciao estate.

Gilles Nicoli
Gilles Nicoli
È nato a Roma sette giorni prima che Julio Cortazar morisse a Parigi. Consiglia musica su Movimenta e ha organizzato concerti e festival. Ama il cinema, la buona letteratura e la frutta.
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