Musica: Il necessario riepilogo musicale di metà 2017
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Il necessario riepilogo musicale di metà 2017

A guardare la scena musicale, il 2017 sembrava destinato ad essere un anno spettacolare: alcuni mesi fa avevo dedicato un intero articolo esclusivamente ai grandi ritorni di band che mancavano da un pezzo, pesi massimi tipo Grandaddy o Slowdive, e quei nomi già bastavano per avere nelle orecchie qualsiasi cosa sia l’equivalente dell’acquolina in bocca. […]

A guardare la scena musicale, il 2017 sembrava destinato ad essere un anno spettacolare: alcuni mesi fa avevo dedicato un intero articolo esclusivamente ai grandi ritorni di band che mancavano da un pezzo, pesi massimi tipo Grandaddy o Slowdive, e quei nomi già bastavano per avere nelle orecchie qualsiasi cosa sia l’equivalente dell’acquolina in bocca.

Questo 2017 ci appariva dunque da leccare e da prendere a morsetti come un ghiacciolo buonissimo, ma ora che ci sta colando addosso, che sei mesi su dodici si sono già sciolti ai 30° gradi perenni di questi ultimi giorni di giugno, è giunto il momento di approfondire la questione, considerare un po’ tutte le nuove uscite e tirare qualche somma: è stato davvero all’altezza delle aspettative che ci eravamo fatti?

A giudicare dalle classifiche che tradizionalmente i vari magazine specializzati fanno uscire al giro di boa di metà anno, mica tanto: diciamo pure che dopo aver fatto un giro su Fact, Stereogum, Pitchfork e soliti noti avevo praticamente deciso di prendere l’impianto hi-fi e di portarlo in discarica, chiudendo per sempre con la musica. Poi mi sono ricordato che in realtà di dischi piuttosto belli ne ho ascoltati abbastanza da poter buttare giù una classifica di qualsiasi tipo e comunque di alto livello. Qui allora ho scelto 25 album utilizzando criteri capricciosi e improvvisati: ho ad esempio scartato qualsiasi titolo già citato nell’articolo di cui sopra, ho selezionato 22 lavori presenti su Bandcamp, disponibili in streaming integrale, aggiungendo in coda 3 video, e ho considerato la presenza di una bella copertina come un requisito necessario, anche perché è noto che non esistono dischi belli con copertine brutte.

22. Talaboman – The Night Land

Talaboman è una strana creatura bicefala simile a Moderat; l’unione tra John Talabot e Axel Boman non sortisce però lo stesso effetto prodigioso. The Night Land è un disco decisamente buono, ma non si fa preferire ai lavori dei due producer presi singolarmente.

21. Fazerdaze – Morningside

Una bella sorpresa in musica è spesso un debutto che non ti aspetti: qui le tracce suonano sbarazzine, dirette, in bassa fedeltà e senza orpelli alla maniera di Wavves o DIIV, ma sono pure romantiche e intense abbastanza da poter finire in coda a un episodio di Twin Peaks.

20. Cigarettes After Sex – Cigarettes After Sex

Fatta eccezione per le nuove uscite dei Low e il ritorno dei Mazzy Star nel 2013, credo che questo esordio dei Cigarettes After Sex sia stato l’unico disco slowcore, negli ultimi anni, a godere di un certo hype in vista della sua pubblicazione. In fin dei conti lo meritava.

19. Mac Demarco – This Old Dog

Tutti amano Mac Demarco e non avete ancora capito perché? This Old Dog è una nuova collezione di bozzetti lo-fi rarefatti ed essenziali che costituiscono una perfetta introduzione allo stile del cantautore canadese, forse mai così a fuoco come in questa occasione.

18. Sea Pinks – Watercourse

Una storia che sembra presa dall’oroscopo di Brezsny: anche tu, segno zodiacale qualsiasi, potresti fare come Neil Brogan dei Girls Names, che anni fa ha formato i Sea Pinks a tempo perso e adesso è al sesto disco con una formazione indie pop divenuta ormai di culto.

17. Marika Hackman – I’m Not Your Man

Scoprii Marika Hackman anni fa vedendola suonare Mountain Spines in una galleria e sospendere così il tempo, usando solo chitarra e voce. Ora, all’uscita del suo secondo album, è già una delle cantautrici più brave della sua generazione. Da non perdere la mappa con cui esplorare l’artwork del disco.

16. Cybe – Tropisch Verlangen

Nei primi anni ‘80, dopo aver viaggiato in India, Indonesia, Thailandia, Bali, Java, imparando ad amare la musica del sud-est asiatico, Cybe pubblicò tre cassette presto e ingiustamente dimenticate. Tropisch Verlangen raccoglie adesso dieci clamorosi, esotici, pionieristici brani da quei lavori.

15. Elusive – Fusion Swing

Non è ben chiaro come faccia Elusive a cucire jazz ed elettronica con tale sapienza, e soprattutto a far uscire tanta musica restando sempre su livelli così alti; fatto sta che la sua produzione appare inesauribile: già nel listone 2016, in questi sei mesi oltre a Fusion Swing ha pubblicato anche Cosmic Web.

14. Unknown Me – Subtropics

Il quartetto giapponese Unknown Me, da Tokyo, è capace di unire in scioltezza tropici e minimalismo: qui trovate otto ipnotiche e palpitanti tracce ambient per i vostri migliori sogni lucidi, proposte dalla solita ottima Not Not Fun. Possono fare da colonna sonora a qualsiasi cosa possiate immaginare.

13. nthng – It Never Ends

Techno profonda, scurissima, emotiva. Nove lunghe tracce per catartici e moderni rituali di purificazione. It Never Ends di nthng mi sembra un album già fondamentale nel catalogo dell’etichetta londinese Lobster Theremin. Tenetelo da parte per l’inverno.

12. Peaking Lights – The Fifth State Of Consciousness

Il duo moglie e marito Peaking Lights torna alla propria formula più rodata e fortunata, un rock psichedelico intriso nel dub e nel reggae, e lo fa in versione monstre, con un doppio album che vi terrà allucinati per quasi 80 minuti. Consigliato per le classiche perdite di coscienza estive.

11. Jlin – Black Origami

Nel 2015 il suo debutto con l’album Dark Energy non era davvero potuto passare inosservato; quest’anno Jlin non solo si conferma, ma fa già sostanziali passi avanti, offrendo un lavoro più complesso, più raffinato, più stimolante, più travolgente: Black Origami è vera e propria teoria del ritmo applicata.

10. Gas – Narkopop

Negli anni ‘70 il giovane Wolfgang Voigt, ben prima di fondare la Kompakt, andava a fare esperimenti con gli acidi insieme agli amici nella riserva naturale di Königsforst, alle porte di Colonia; e l’ambient techno dei suoi dischi firmati Gas suona proprio come un rave party in mezzo ai boschi, ascoltato da lontano, filtrato dagli alberi e dall’umidità della notte.

09. Dopplereffekt – Cellular Automata

Sulla musica di due appassionati di fisica come i Dopplereffekt esercita più influenza quanto accade al CERN di Ginevra che nella scena elettronica europea; così nel loro primo album da dieci anni a questa parte i riferimenti sono tutti per matematici come John von Neumann, Benoît Mandelbrot e Stanislaw Ulam. Sempre più i Kraftwerk del nuovo millennio.

08. Luke Vibert Presents UK Garave Vol. 1

Luke Vibert è andato a recuperare sample e beat tipici della musica garage e dei rave party anni ‘90 allo scopo di restituire il suono e lo spirito di un’epoca; operazione nostalgica e dichiarazione d’amore da accostare ai lavori in cui la cultura rave viene storicizzata e raccontata: in Italia, ad esempio, libri come Muro di Casse e Rave New World.

07. Forest Swords – Compassion

La musica di Matthew Barnes è sempre più ambiziosa e allo stesso tempo sempre più accessibile; in un album come Compassion è tanto facile entrare quanto poi perdere il senso dell’orientamento e restare piacevolmente smarriti: claustrofobico eppure etnico e aperto al mondo, senza dubbio tetro ma pure, anzi soprattutto, profondamente empatico.

06. Clap! Clap! – A Thousand Skies

Cristiano Crisci, una volta messo da parte il progetto Digi G’Alessio, ha iniziato a dedicarsi alla conquista del mondo con il nuovo alias Clap! Clap!. Il suo secondo album uscito per Black Acre è anche la sua produzione più riuscita: per approfondire ci sono due belle interviste a cura di Nur Al Habash e di Federico Sardo, rispettivamente su Rockit e su Noisey.

05. B Boys – Dada

Una copertina che ricorda vagamente quella di 154 dei Wire e quel genere di suono secco, nervoso e angolare che ci ha già fatto amare band come Ikara Colt, A Frames e Double Dagger: il primo album dei B Boys, intitolato Dada (più una combinazione di sillabe che un riferimento artistico, dicono), ha tutte le carte in regola per essere il disco post-punk dell’anno.

04. Hot Flash Heat Wave – Soaked

Gli Hot Flash Heat Wave sono in quattro, vengono da San Francisco e sanno essere divertenti ma anche delicati e malinconici; nei dodici brani di Soaked giocano con il dream pop, il surf e la new wave, trasmettendo un savoir-vivre tipicamente californiano. Provate ad ascoltare questo disco tutti i giorni e a vedere se vi stanca o vi annoia: scoprirete che è inconsumabile.

03. Hector Plimmer – Sunshine

Non avevo mai sentito parlare di Hector Plimmer prima di imbattermi in questo album: scoperto dall’etichetta Albert’s Favourites grazie ad una performance nel leggendario negozio di dischi Sounds of The Universe, con Sunshine il producer inglese ha tirato fuori un disco elegante e sorprendente, capace di unire soul, jazz, house e trip-hop.

02. Kelly Lee Owens – Kelly Lee Owens

Uno di quei debutti che lasciano a bocca aperta: Kelly Lee Owens trascina l’ascoltatore in una dimensione onirica e spettrale, con la consapevolezza e la naturalezza di chi sa tenersi in equilibrio tra pop e dancefloor senza alcuna difficoltà. Dopo In Colour di Jamie xx nel 2015 e Broken Knowz di Jay Daniel nel 2016, anche il 2017 ha il suo esordio stellare.

01. Pond – The Weather

In passato hanno suonato nei Pond tre membri dei Tame Impala, tra cui lo stesso Kevin Parker, che ora li produce. Dunque i due gruppi avevano già in comune qualcosa in più che l’essere entrambi psichedelici e australiani; ai Pond mancava giusto un disco capolavoro incredibilmente ispirato. Eccolo qui. E Zen Automaton è più un miracolo che una canzone.

 

Extra

 

 

Outside (Briefly) è il terzo disco dei Froth, che insieme ai No Joy sono la migliore cosa accaduta allo shoegaze negli ultimi quindici o vent’anni; non sono estranei al loro stile nemmeno alcuni passaggi krautrock o certe divagazioni chitarristiche a la Yo La Tengo. Peccato che mentre loro continuano a fare dischi eccezionali e praticamente perfetti, il mondo in sostanza li ignori. Non si può andare avanti così. Lo scopo di questo riepilogo musicale potrebbe anche solamente essere quello di far ascoltare tutto dei Froth a te che stai leggendo. Dico davvero. Sul serio.

 

 

Il bassista Stephen Bruner, meglio conosciuto come Thundercat, è uno dei nomi di punta di Brainfeeder, e tra una collaborazione e l’altra è finito in molti dei migliori album degli ultimi anni (The Epic di Kamasi Washington, Early Riser di Taylor Mcferrin, Velvet Portrait di Terrace Martin, Cosmogramma di Flying Lotus). In Drunk c’è addirittura una traccia che parla di quanto è bello essere un gatto, con tanto di coro «meow, meow, meow».

 

 

L’azulejo, ci insegna Wikipedia, è un tipico ornamento dell’architettura portoghese e spagnola consistente in una piastrella di ceramica smaltata e decorata. Lisbona, nuova città adottiva di Panda Bear degli Animal Collective, ha stregato anche il nostro Populous, che ha passato in Portogallo la scorsa estate e una volta tornato in Italia ha riversato suoni, ricordi e sensazioni del suo viaggio nel nuovo album Azulejos, degno successore del precedente, bellissimo, Night Safari.

Gilles Nicoli
Gilles Nicoli
È nato a Roma sette giorni prima che Julio Cortazar morisse a Parigi. Consiglia musica su Movimenta e ha organizzato concerti e festival. Ama il cinema, la buona letteratura e la frutta.
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