Musica: Il secondo necessario riepilogo musicale del 2018
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Il secondo necessario riepilogo musicale del 2018

Attenzione: questa non è la classifica dei dischi migliori dell’anno, ma solo della sua seconda metà, vale a dire degli ultimi sei mesi. Per ottenere un listone di tutto il 2018 basterà tuttavia aggiungere ai 45 dischi qui presenti i 45 del primo riepilogo musicale. Scremata dai limiti imposti dal criterio utilizzato — solo album […]

17 Dic
2018
Musica

Attenzione: questa non è la classifica dei dischi migliori dell’anno, ma solo della sua seconda metà, vale a dire degli ultimi sei mesi. Per ottenere un listone di tutto il 2018 basterà tuttavia aggiungere ai 45 dischi qui presenti i 45 del primo riepilogo musicale. Scremata dai limiti imposti dal criterio utilizzato — solo album presenti su Bandcamp, e disponibili in streaming integrale: niente compilation, anche se ne sono uscite almeno sei da non perdere, e niente mix, nonostante sia uscito uno dei migliori che abbia mai ascoltato — e poi, ovviamente, dalle meditate esclusioni e dalle inevitabili dimenticanze, è una selezione con tante ore di ottima musica per ogni palato. Buon ascolto.

 

45. Vessel – Queen of Golden Dogs (Tri-Angle Records)

Al suo terzo album Vessel mescola il classico, l’arcano e il medioevale con l’elettronica, e ne esce fuori un disco molto concettuale; però, nonostante l’ascolto sia stimolante, forse la richiesta di tanto impegno da parte dell’ascoltatore dovrebbe essere compensata meglio.

44. Geotic – Traversa (Ghostly International)

Il producer Will Wiesenfeld, già titolare del progetto Baths, fa uscire il suo secondo album come Geotic: la sua è una mezza via tra l’elettronica shoegaze di Tycho e quella sentimentale e pop di The Postal Service alla quale manca però qualcosa per lasciare il segno.

43. Art Brut – Wham! Bang! Pow! Let’s Rock Out! (Alcopop! Records)

Tra i pochi reduci rimasti del revival new wave di inizio millennio, gli Art Brut giungono al quinto disco con una formazione fortemente rimaneggiata (da segnalare l’ingresso di Charlie Layton, batterista di The Wedding Present), ma il loro art-rock resta un ascolto godibilissimo.

42. Total Giovanni – Euphoria (Remote Control)

Gli australiani Total Giovanni debuttano con questo nome decisamente improbabile e con un album che si muove su coordinate che vanno dal punk-funk di scuola DFA al revival new wave di band come Franz Ferdinand: dal vivo devono essere davvero molto divertenti.

41. Blue Orchids – Righteous Harmony Fist (Tiny Global Productions)

Ha poca importanza e persino poco senso questo sia un disco uscito nel 2018: i Blue Orchids, storica formazione nata a Manchester nel 1978, dopo quarant’anni funzionano ormai come un portale temporale che ci mette in diretta connessione con l’età dell’oro del post-punk.

40. Mitekiss – Crate Six Seven (Hospital Records)

Sono lontani i tempi in cui Roni Size e Photek erano nomi di punta della scena elettronica, e la drum’n’bass influenzava artisti con tutt’altra storia alle spalle come gli Everything But The Girl; nonostante sia ora inspiegabilmente un genere di nicchia, di bei dischi continuano a uscirne.

39. Deantoni Parks – Homo Deus (Leaving Records)

Un intero album dedicato al saggio di Yuval Noah Harari? Non ci facciamo mancare niente. Si tratta oltretutto di un gradevole ascolto a base di campionamenti e batteria con cui intrattenersi aspettando la compiuta realizzazione del mondo immaginato da tecnofuturisti e transumanisti.

38. Sun Glitters – LO-FI LO-VE (Future Archive Recordings)

Ora che si è ormai in gran parte ritirata la grande ondata chillwave di inizio decennio è possibile iniziare a tirare le somme e vedere cosa che ne rimane, cosa sia destinato a durare: sicuramente il suono del producer Victor Ferreira, uno dei nomi che hanno definito il genere.

37. Peel Dream Magazine – Modern Meta Physic (Slumberland)

Peel Dream Magazine, one man band il cui titolare unico è il musicista newyorkese Joe Stevens, debutta sull’etichetta indie-pop per eccellenza Slumberland con un album capace di evocare molte cose belle, tra cui Belle and Sebastian, Stereolab e Broadcast.

36. The Ophelias – Almost (Joyful Noise Recordings)

Negli ultimi tempi molto del miglior indie-rock è stato al femminile, basti pensare a Snail Mail quest’anno o Waxahatchee nel 2017; il quartetto The Ophelias veste con il pop dieci canzoni nerissime, avvalendosi del sapiente e intelligente lavoro di produzione di Yoni Wolf (Why?).

35. Helena Hauff – Qualm (Ninja Tune)

Si dice che sia il terzo il disco più difficile, ma quando si ha alle spalle, come Helena Hauff, un debutto stellare quale Discreet Desires, anche il secondo può essere rischioso. Qualm è un buonissimo disco in ambito electro e techno, però non ha le scintille del suo predecessore.

34. Steve Hauschildt – Dissolvi (Ghostly International)

Ex componente del trio Emeralds, Steve Hauschildt ha intrapreso una carriera solista che ha forse avuto il suo apice con i due ultimi dischi su Kranky, Where All Is Fled e Strands; questo suo nuovo lavoro si lascia apprezzare pur senza regalare le stesse atmosfere contemplative.

33. Mansur Brown – Shiroi (Black Focus Records)

In questa classifica ci saranno, come d’obbligo, diversi nomi della scena jazz londinese: il giovane chitarrista Mansur Brown, già nella formazione di Yussef Kamaal, con Shiroi esordisce da headliner in un trio completato da Thundercat al basso e Robert Glasper alle tastiere.

32. Dorian Concept – The Nature Of Imitation (Brainfeeder)

Dorian Concept, dopo aver raccolto consensi ovunque nel 2014 con il debutto Joined Ends, sbarca su Brainfeeder con undici brani vivaci e spiazzanti, in ogni momento capaci di prendere una nuova direzione o un nuovo sviluppo, o almeno di dare l’impressione di poterlo fare.

31. Wild Nothing – Indigo (Captured Tracks)

La maturazione nel tempo di Wild Nothing è passata soprattutto per una scrittura sempre più retrò di Jack Tatum, tendenza quanto mai evidente in Indigo: restano cari i punti di riferimento che hanno fatto la fortuna di questo progetto, un mix di jangle-, balearic- e synth-pop.

30. Matthew Dear – Bunny (Ghostly International)

“Why Bunny? Fundamentally, I love the way the word looks and sounds. I love the way it rolls off the mind and onto the tongue. It’s a funny thing too. Bunnies are cute. Bunnies are weird. They’re soft. They’re sexy. They’re lucky. They wildly procreate”. Parola di Matthew Dear.

29. Julia Holter – Aviary (Domino)

Negli ultimi anni in pochi sono riusciti, come Julia Holter, a proporre sonorità tanto originali e personali; gli oltre 90 ambiziosi minuti di Aviary, in cui ogni brano appare come un universo autonomo, sono eccessivi e spesso pesanti, ma esercitano un fascino eccezionale.

28. Djrum – Portrait With Firewood (R&S Records)

Il nuovo album di Felix Manuel a.k.a. Djrum prende il nome da un’opera di Marina Abramovich; scritto a partire da improvvisazioni al pianoforte, una volta rivestito da una robusta produzione elettronica diventa uno dei più interessanti dischi dubstep ascoltati negli ultimi anni.

27. M Geddes Gengras – Light Pipe (ROOM 40)

Probabilmente un album ambient lungo due ore e mezza è un buon esempio di musica che non consiglierei a chiunque; Light Pipe però, essendo un po’ la summa del lavoro di uno dei migliori progetti degli ultimi anni intorno a queste sonorità, merita di essere almeno provato.

26. Phil France – Circle (Gondwana Records)

Circle di Phil France è un disco la cui somma vale molto più delle singole parti; appare cioè costruito per essere ascoltato solo nella sua interezza, e per funzionare ancora meglio con ascolti ripetuti, come suggeriscono titolo e coincidenza tra prima e ultima traccia.

25. Still Corners – Slow Air (Wrecking Light Records)

Creatures of an Hour (2011), Strange Pleasures (2013), Dead Blue (2016) e adesso Slow Air: per chi non avesse ancora avuto il piacere, ecco una nuova occasione per incontrare quella che è una delle migliori (e la più sottovalutata) band dream-pop del decennio corrente.

24. The Field – Infinite Moment (Kompakt)

Giunge al suo sesto disco Axel Willner con la techno trascendente del progetto The Field: sei tracce, cinque sopra i dieci minuti, che decollano lentamente attraverso loop e ripetizioni. La migliore interpretazione di questa formula è ancora il suo esordio, ma resta qualcosa di unico.

23. Laurence Pike – Distant Early Warning (The Leaf Label)

Laurence Pike, già membro dei Triosk, dei PVT e dei Szun Waves che troveremo più avanti, ha registrato in un solo giorno queste sei improvvisazioni per batteria e campionatore; quasi una versione minimalista della collaborazione tra Kieran Hebden (Four Tet) e Steve Reid.

22. Automatisme – Transit (Constellation)

Il producer William Jourdain torna su Constellation dopo l’esordio Momentform Accumulations di due anni fa. Field recordings catturate in scenari urbani e naturali del Canada si mescolano ai sintetizzatori modulari in un lavoro di assoluto livello tra ambient glitch e dub.

21. Wanderwelle – Gathering Of The Ancient Spirits (Silent Season)

È abbastanza paradossale la regolarità per la quale ti puoi sempre aspettare l’album che non ti aspetti: mi era del tutto sconosciuto il duo olandese Wanderwelle, che tira fuori qui un incredibile omaggio ambient dub agli ultimi anni di vita di Gauguin nella Polinesia Francese.

20. Objekt – Cocoon Rush (PAN)

A quattro anni di distanza dall’esordio Objekt torna a scolpire suoni usando una palette molto meno artificiale e astratta, mettendo così allo scoperto nuove possibilità per il suo percorso, e restando tuttavia fedele alle atmosfere perturbanti della propria estetica postumana.

19. Supersilent – 14 (Smalltown Supersound)

Indecifrabile, oscura, irrazionale e fedele a se stessa, la formazione norvegese prosegue la propria discografia numerata con un nuovo album di dark ambient avant jazz che ancora una volta sembra attingere a un mondo sonoro a parte, accessibile solo a Supersilent.

18. Francis Harris – Trivial Occupations (Scissors and Thread)

Francis Harris è il fondatore dell’etichetta Scissors and Thread, che è naturalmente quella per cui esce questo suo nuovo lavoro: dieci brani per un’ora di ambient house jazz di inarrivabile eleganza, perfetti compagni e migliori amici dei mesi freddi e delle giornate di pioggia.

17. Rejoicer – Energy Dreams (Stones Throw)

Il progetto Rejoicer di Yuvi Havkin, da Tel-Aviv, debutta su Stones Throw con undici tracce tra breakbeat, funk e spiritual jazz: Energy Dreams nella vostra collezione di dischi può trovare il suo posto naturale, sia per sonorità che per ordine alfabetico, tra Flying Lotus e Thundercat.

16. Bjørn Torske – Byen (Smalltown Supersound)

Era dal 2010 che non pubblicava un disco, anche se giusto lo scorso anno era uscito Square One in collaborazione con Prins Thomas; Byen è un irresistibile viaggio nella house e nella disco che sono ormai il marchio di fabbrica di Bjørn Torske e di tanta elettronica scandinava.

15. Forma – Semblance (Kranky)

Nel 2016 questa band aveva sorpreso tutti con l’album Physicalist e la sua kosmische musik che ricordava Cluster e Harmonia; sono di nuovo i sintetizzatori a essere al centro del nuovo album Semblance, forse un po’ meno ispirato del precedente ma comunque grandioso.

14. Gia Margaret – There’s Always Glimmer (Orindal Records)

Quello di Gia Margaret ha tutto per appartenere alla categoria dei dischi che danno il via a una brillante carriera, con dodici brani di un folk che sa essere classico (come Shelley Short) o più sperimentale (come Grouper) con la stessa efficacia. Su The 405 c’è una bella intervista.

13. Maribou State – Kingdoms In Colour (Counter Records)

Ho un debole per i Maribou State, soprattutto grazie a questo loro secondo disco, che segna un passo avanti rispetto al già promettente debutto; rappresentano un po’ il progetto di pop elettronico contemporaneo ideale, con grande cura per le melodie e tanta ricerca sui suoni.

12. Forest Drive West – Apparitions (Livity Sound)

Un nome da tenere d’occhio con attenzione in futuro è quello del progetto techno Forest Drive West, che esordisce con questo disco dopo una serie di ottimi EP; al producer londinese, che nella vita di tutti i giorni fa l’insegnante di informatica, ha dedicato un profilo Resident Advisor.

11. Moses Boyd – Displaced Diaspora (Exodus Records)

Questo bel concept album sulla diaspora Moses Boyd, producer e batterista jazz ormai tra i nomi più in vista del nuovo suono di Londra, lo aveva pronto fin dal 2015; esce solamente ora, a mitigare o forse ad alimentare l’impazienza per l’arrivo del prossimo disco, previsto nel 2019.

10. AMOR – Sinking Into A Miracle (Night School)

Dopo essersi annunciato e introdotto lo scorso anno con un paio di singoli dal consistente minutaggio, arriva l’esordio per il quartetto AMOR, da Glasgow: cinque tracce avant-disco che dimostrano il potenziale per essere il punto di partenza di una discografia sublime.

09. Szun Waves – New Hymn To Freedom (The Leaf Label)

Mettere insieme il nuovo jazz londinese e l’elettronica psichedelica di Luke Abbott (che fa parte di questo trio, con Jack Wyllie e Laurence Pike) o di James Holden non poteva che portare a un album memorabile. Una bella intervista da leggere si trova su Drowned in Sound.

08. Pill – Soft Hell (Mexican Summer)

Intendiamoci: un album con in copertina un cane che suona il pianoforte mentre dà le spalle a un’esplosione nucleare sarebbe finito in questa classifica in ogni caso. Qui però abbiamo un discone punk con un sassofono à la Morphine e toni cupissimi da no wave anni ‘80.

07. Ross From Friends – Family Portrait (Brainfeeder)

Curiosamente intestato al personaggio della famosa serie televisiva, il progetto Ross From Friends del producer Felix Clary Weatherall debutta su Brainfeeder con un album frutto di ben due anni di lavoro, che è per distacco il miglior disco house (ma non solo) del 2018.

06. Sam Wilkes – Wilkes (Leaving Records)

Dopo il gran bel disco con Sam Gendel, arriva anche l’atteso esordio solista per il bassista Sam Wilkes che, con un’impalpabile miscela di elettronica, pop, folk e psichedelia, si avventura in territori del jazz in cui è complicato orientarsi ma che già non vedo l’ora continui a esplorare.

05. Low – Double Negative (Sub Pop)

I Low riprendono la svolta elettronica del precedente Ones And Sixes, e lo fanno stavolta in modo davvero coraggioso e radicale, tanto da risultare a larghi tratti quasi irriconoscibili. Ma non facevano una coppia di album così buoni dai tempi di Things We Lost In The Fire e Trust.

04. Pram – Across The Meridian (Domino)

A distanza di ben 11 anni dal loro precedente lavoro The Moving Frontier, tornano i Pram con un nuovo disco. Tra musiche da colonna sonora, ipnotiche melodie elettroniche e suggestioni oniriche da catalogo Ghost Box, questo è un album delicato e raffinato come pochi.

03. The Necks – Body (Northern Spy Records)

Il trio di culto australiano ci ha ormai abituati ad album tra jazz e post-rock composti da una sola lunghissima traccia, e Body non fa eccezione. Nonostante sia lontanissimo dall’essere uno dei loro dischi migliori, è senza difficoltà sul podio: basti a capire chi sono i The Necks.

02. Beak> – >>> (Temporary Residence)

Beak>, la nuova band di Geoff Barrow dei Portishead, dopo aver dato alle stampe la raccolta di rarità L.A PLayback tira fuori anche un terzo album, sviluppando un suono che si fa sempre più complesso e sfaccettato, per un progetto iniziato con un esordio scritto in appena 12 giorni.

01. Auntie Flo – Radio Highlife (Brownsound Recordings)

Nulla nei precedenti e pur bellissimi dischi di Auntie Flo poteva lasciar presagire un album straordinario e profondo come Radio Highlife, ricco di influenze e di sonorità diverse unite in un vario, colorato, unico flusso che abbraccia il mondo intero; da leggere l’intervista su Hyponik.

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00. Four Tet – Live at Funkhaus Berlin, 10th May 2018

A partire dalla fine di agosto Four Tet si è messo improvvisamente a pubblicare a ritmo sostenuto una serie di registrazioni live di suoi concerti: qui metto la mia preferita, che è anche l’unica esibizione datata 2018, ma attenzione anche ai live set del 2004, 2010 e 2013.

Gilles Nicoli
Gilles Nicoli
È nato a Roma sette giorni prima che Julio Cortazar morisse a Parigi. Consiglia musica su Movimenta e ha organizzato concerti e festival. Ama il cinema, la buona letteratura e la frutta.
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