Sul finire dei suoi primi dieci anni, qui compiamo una piccola rivoluzione, abbandonando il nostro formato classico – quello del magazine culturale a cadenza vagamente quotidiana – per presentare ogni mese un solo saggio e un solo racconto. Da queste pagine 24 autori ogni anno proporranno il loro filtro sul reale, manipolando inevitabilmente la personalità di Dude mag: ed è una cosa che ci rende enormemente curiosi.
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Cinema, Tv e teatro
22 Febbraio 2014

#CircoloDisagio l’immancabile speciale su Sanremo, road to the final

Creare un gruppo d’ascolto per Sanremo. Se ci soffermassimo a pensarci, forse non ci crederemmo neppure noi. Non si tratta di snobismo nei confronti della musica leggera italiana, non è questo il punto. Vivere una settimana di vita parallela, in cui i giorni del calendario hanno assunto nomi inconsueti in base al palinsesto. Disdire impegni e appuntamenti lasciando i nostri (ormai ex) amici increduli. Per cena rigorosamente pasta asciutta, per stare leggeri. 
Circolo Disagio è una squadra, in cui ciascuno ha i suoi ruoli e il Festival di Sanremo è il nostro Mondiale, lo stiamo vivendo così. È come se fossimo in ritiro da giorni, isolati dal mondo reale. In testa solo la partita, fino alle fine. Ci siamo avvicendati al festival con l’ingenuità degli outsider, nessuno di noi sapeva bene a cosa si stesse andando in contro. Poi si sta a contatto 24 ore su 24, il gruppo si affiata sempre più, nascono amicizie, si fanno scherzi da spogliatoio, si scarica la tensione come si può e soprattutto ci si carica a vicenda in vista della partita. Quando intorno alle 21 sentiamo la musica dell’Eurovisione, il mondo attorno scompare, il brusio della folla sparisce e scendiamo in campo certi del fatto che il tuo compagno di squadra sarà pronto a tuittare per te, quando ti scapperà da pisciare. E cazzo, tu sarai pronto a fare lo stesso quando un altro andrà a fumare perché non riesce a sopportare le imitazioni di Fazio. Tutti lì, pronti a esultare a ogni retweet, pacche sulle spalle ogni stellina incassata, incoraggiamenti al tweet mandato con il refuso. Nei momenti di difficoltà, dare palla al fuoriclasse che nei minuti di recupero si inventa l’hashtag da fuori area e risolve la partita. Non lo avremmo mai detto, ma siamo arrivati in finale. E siamo pronti, carichi più che mai per portare a casa la vittoria. Il cielo è disagiato sopra Sanremo.
A tutti quelli che sono stati con noi fino a questa vigilia. Fate parte della squadra, fratelli. Vi siete meritati la divisa ufficiale, la possibilità di scaricare il poster e la tessera ufficiale*.
 
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21 Febbraio 2014

#CIRCOLODISAGIO: L’IMMANCABILE SPECIALE SU SANREMO. SERATA 3

Ci sono momenti della vita nei quali tutto si ferma. Alle Kessler è capitato, con il cuore e tutti gli organi interni, ma loro non se ne sono accorte e hanno continuato per la propria strada, trasportate solo dalle loro gambe, come quando si taglia la coda a una lucertola. Per chi li riconosce però questi momenti restano una data, un indicatore temporale oltre il quale sarà ancora possibile essere felici, sorpresi, esaltati. Ma non così. Non così. Possiamo ripeterlo? Non così. Non come quando ieri sera verso la fine della terza puntata di Sanremo, a soli tre cantanti dalla fine, arriva Arisa. Togliamo il muto dal televisore, perché ormai Noemi ha già cantato il suo pezzo dub, e Arisa pronuncia in neretto queste parole: Risolverò magari poco o niente ma ci sarò.
Adesso, se è vero, come abbiamo già ammesso, che il Festivàl della musica italiana è in realtà la versione #musical #broodway #sociology de L’Italia in Miniatura, immediatamente nella nostra testa suona un campanello d’allarme: per un’Italia renziana, Arisa vincitrice di Sanremo. Quello che succede è storia del #CircoloDisagio. “TUITTALO SUBITO!” dice qualcuno, “Tagga la Gialappa’s” dice qualcun altro. E poco prima di mezzanotte, ecco che la Gialappa’s decide di sostenere il disagio con un ritwitt.
Fuori la vita continua a scorrere.
1. I biglietti per il concerto a Londra di Renzo Arbore, grandissimo eroe della terza serata di gala, si ostinano a non scendere oltre i 54 pound.
2. Frankie Hi NRG prosegue la sua farsa della bicicletta presentandosi in Volvo a pochi isolati dall’Ariston sperando di ingannare tutti.
3. Gli autori della Litizzetto continuano a scrivere monologhi che hanno sugli spettatori un pericoloso effetto scabbia/gonorrea, a seconda di quanto le radiazioni siano contrastate da quelle di Radio Maria.
-Continuiamo a domandarci, ogni volta che si presenta sul palco: chi diavolo è Raphael Gualazzi e perché le Pussy Riot hanno scelto proprio lui per calcare il palco di Sanremo?
Più ci esaltiamo per la faccenda Arisa-PD (meglio comunque Arisa che Baricco, lo abbiamo detto anche a Renzi, che oggi certamente si è ritagliato un attimo per pensarci su), più ci rendiamo conto che l’inevitabile sta accadendo: ci stiamo trasformando in Francesco Sàrcina, che antepone le instagrammate alla vita reale.

Crediamo forse anche noi che l’attività social del Circolo Disagio stia rubando spazio a quella faccenda comunemente nota come Vita Vera? Quelle cose tipo partite a calcetto del mercoledì, flirtate in discoteca, tribune politiche al centro anziani di Bellinzago Novarese?

Sì, lo ammettiamo. C’è un po’ di Sàrcina in ognuno di noi. Ma siamo anche consapevoli di non essere gli unici utopisti, se da qualche parte, nascosto dalle sbraitate di Loredana Bertè che si crede troppo opinion leader degli insulti, giace il sussurro di Biagio Antonacci, che a fine serata, come se mai Sanremo fosse esistito, augura a tutti la buona notte:

#CircoloDisagio è comunque ancora impegnato nella ricerca del proprio Delfino del Disagio. Se Arisa sarà la Reginetta del ballo nazionale, chi sarà la sorellastra a cui non entra la scarpetta perché sono rimasti solo numeri di stock? Pensiamo, per esempio, alla terribile performance di Cristiano De Andrè o di Rosalino Cellammare, che per arrotondare ieri sera ha perfino dovuto indossare i panni dell’ospite straniero Damien Rice, venuto meno all’ultimo secondo. Purtroppo non ci sarà Arbore a salvarci dalle difficoltà di questa quarta serata di Festivàl, ma siamo sempre più asociali, disagiati e pronti a sparare sentenze inopportune su tematiche che Fazio non avrebbe neanche voluto sfiorare nei suoi peggiori incubi. Dobbiamo dire ancora una volta le cose come stanno?
1. La cellulite fa schifo.
2. Franca Valeri non faceva ridere ma faceva pena.
3. Il gay non aveva stile e stava lì solo perché portato avanti da qual grande massone di Elthon John.
4. Giusy Ferreri, per Dio, non sei Amy Winehouse.
 
E infine:
– Le tette grandi ci piacciono anche se sono rifatte. Siamo a favore della diversità, i diversamente abili, i mutilati di guerra. Ma non esageriamo con le cazzate adesso. Youporn dice sempre la verità. Dobbiamo venire a controllare la vostra cronologia?
In ogni caso, cari membri di Circolo Disagio, partecipate pure senza timore del domani. Finchè esisterà Antonella Ruggiero, non saremo noi l’anello mancante tra l’italiano medio e il caso umano.
Baci assai, VVUKDB.
 
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20 Febbraio 2014

#CircoloDisagio: l’immancabile speciale su Sanremo. Serata 2

Hai voglia a dare pugni al televisore quando a un certo punto tutto è diventato bianco e nero nonostante fossimo sintonizzati su Rai 1 HD. Ora, non vogliamo assolutamente fare la parte dei giovani che si lamentano del fatto che Sanremo sia pieno di vecchi. Credeteci, se c’è una cosa che detestiamo più dei vecchi, quelli sono i giovani. Segnaliamo solo questo dato, poiché forse bisognerebbe farci un pensierino: la somma degli anni dei tre ospiti di punta fa 313 (come la targa della macchina di Paperino ci viene da dire, senza un motivo preciso.). Probabilmente il calo dell’auditel che ogni anno si registra durante il Festival è direttamente proporzionale al numero di decessi serata dopo serata.
Ma andiamo ad analizzare meglio il contesto storico in cui sono nati questi arzilli special guest. Perché è importante ricordare l’allunaggio, l’autostrada del sole, la firma del Trattato di Maastricht. Ma qui si va molto oltre a ritroso. Quando la nostra pazienza ancora doveva essere programmata.
Claudio Baglioni, 1951 Nello stesso anno va in onda la prima edizione del Festival di Sanremo. “In onda” è l’espressione sbagliata, visto che non c’era la tv e si poteva ascoltare solo in radio. Gemelle Kessler, 1936 Il mondo sta cercando di uscire dalla crisi economica. Ma no, che avete capito? Stiamo parlando della Grande Depressione del ‘29. Per farvi capire: a quei tempi la Penicillina andava ancora alle scuole elementari.
Franca Valeri, 1920 Ok. I reduci di della Prima Guerra Mondiale ritardatari, che avevano perso il cavallo, stavano rientrando a casa dai propri cari. Le donne non potevano votare e con un naso particolarmente sensibile avreste potuto sentire nell’aria ancora un po’ di puzza di bruciato dei roghi di streghe del medioevo.
La televisione è lo strumento più conservativo che abbiamo per trasmettere notizie o intrattenimento. È un po’ come lo squalo: un animale che non conosce darwinismo. I giornali hanno cambiato grafica, sono diventati magazine online, hanno le comunità virtuali e tutto il resto, ma la tivvù resta di base identica a se stessa per quanti cambiamenti abbia cercato di apportarsi. Uno squalo in dentiera, ecco cosa è diventata, e Sanremo è il kukident usato troppe volte e che non attacca più. Neanche la compassione delle nuove generazioni. 
I filoni della seconda serata di gala sanremese sono stati sostanzialmente due. Uno, quello dei Supergiovani, lo abbiamo già fatto presente. Il secondo è quello che andiamo a definire come Primo Maggio, interpretato da un Giuliano Palma in splendida forma, il giovane orsetto-jazz Zibba e Riccardo Sinigallia. Una decisione saggia presa forse per accalappiare le nuove generazioni di alternativi, insieme alla scelta di affidare la pettinatura di Noemi a un parrucchiere andato troppo sotto alle feste Goa/Villaggio Globale. Perché i giovani che hanno in mente gli autori di Sanremo, quelli che dovrebbero cambiare l’acqua ai fiori e arieggiare lo stanzone –oltre ad avere circa quarant’anni a testa e almeno un figlio a carico- sono tutti sognatori utopisti che girano col Manifesto del Partito sul cuore al posto della Bibbia per paura di essere sparati dai fascisti. La tassa gay-friendly viene pagata con Rufus Wainwright, chiamato non per sensibilizzare il pubblico reazionario democristiano che segue Sanremo, bensì per sfatare una volta per tutte il luogo comune che vuole che i gay si vestano bene.
Sanremo 2014 riesce perfettamente a essere lo specchio dell’Italia. Si parla di Bellezza a oltranza e non la si riesce a rappresentare senza ricorrere a luoghi comuni, si punta sui giovani solo per poi premere il grilletto, si lavora solo con la propria cricca, si marchettano solo gli amici. Ieri sera Zuckerberg ha comprato per sedici miliardi di dollari WhatsApp e nessuno ci ha fatto caso. Il gesto più moderno è stato quello di Francesco Sàrcina, quando durante l’esibizione ha scattato una foto su Instagram dal suo iPhone. E secondo noi è venuta pure mossa. Con sommo rammarico, alla fine della puntata ci siamo riascoltati per intero la discografia dei Gazosa, perché tutt’oggi restano loro i veri giovani: spensierati, un po’ acerbi e soprattutto al di sotto dei trent’anni.
Ah, un’altra cosa: Fazio, la cellulite fa schifo. Qualsiasi cosa scrivano i tuoi autori politicamente corretti, sai benissimo di aver mentito.
 
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